La grande migrazione tecnologica


I candidati, con l’aiuto di nuove piattaforme ed app, hanno trovato un campo libero. Non senza rischi


La grande migrazione tecnologica

di Antonio Belloni

In vent’anni gran parte della domanda e dell’offerta di lavoro è finita sul web ed è sempre più ampio il ruolo delle tecnologie nei servizi di ricerca, selezione e formazione. Ieri il mercato del lavoro professionale era tutto nel mondo “reale”. La domanda di lavoro usciva dall’azienda partendo dagli elenchi telefonici e via posta finiva in mano ad un’agenzia privata.

L’offerta, sotto forma di curriculum vitae, usciva dalla posta cartacea o elettronica e finiva nello stesso luogo: là dove c’erano i professionisti c’era il mercato del lavoro. Lo scambio avveniva lì. In un contesto che ci ha messo anni per crescere e professionalizzarsi, grazie a scuole di formazione specializzate e scaffali interi di letteratura di management.

La migrazione sul web
Un giorno, con una migrazione epocale, una grandissima fetta di questo mercato ha deciso di spostarsi in massa sul web. I candidati, con l’aiuto di nuove piattaforme ed app, vi hanno trovato un campo libero ed incontrollato in cui poter raggiungere senza ostacoli i propri interlocutori. Con un click portano cv ed esperienze sotto gli occhi delle loro aziende preferite: è diventato naturale, invece che rivolgersi a qualche cacciatore di teste, rendersi disponibili sul “mercato di Internet”.

Oggi infatti, quanti cv ci sono sul web? Basti pensare che già “solo” sulla piattaforma LinkedIn, come ha spiegato di recente il suo Head of Italy Marcello Albergoni, ci sono i profili professionali di 530 milioni di membri a livello mondiale, di cui 10 milioni italiani. Il web è quindi popolato da così tanti curricula che anche per i capi del personale, è diventato altrettanto naturale – prima di fare una ricerca mirata e magari affidata ad un’agenzia – darci un’occhiata veloce e spavalda, sperando talvolta di fare anche il colpaccio e trovare da soli la persona giusta.

L’utilizzo dei social e le piattaforme
Ma le aziende possono aprire la ricerca di un professionista sul web anche con metodi più precisi, anche tramite i social network, e allargare il bacino in cui pescano di solito. E questa pesca a strascico raccoglie dei numeri così elevati che, per renderla più efficace si ricorre magari all’intelligenza artificiale e all’analisi dei dati: oggi è impossibile fare una scrematura, anche la prima e più grossolana, senza l’aiuto della “macchina”.

Ad assistere aziende e candidati, a “fare mercato” in questo nuovo mondo aperto non ci sono più gli intermediari di prima. Ora nel mezzo ci può essere proprio il più comune LinkedIn, ma anche una qualsiasi piattaforma online, come la neonata Fuzu, che promette di far incontrare domanda ed offerta di lavoro in Kenya, e offrire aiuto nella costruzione di piani di carriera, corsi online, e integrare test attitudinali alle profilazioni dei candidati.

I rischi per i candidati e le aziende
Questi nuovi intermediari sembrano aver aperto al mondo la possibilità concreta di trovare sul web tutto ciò che si voglia: da qualche parte ci dovrà pur essere il posto ideale e il candidato ideale. Ed è dietro questa illusione che si nascondono rischi comuni a entrambi, candidati ed aziende, da cui guardarsi le spalle. 
Proprio nel mercato africano, per esempio, una grossissima parte dell’offerta di lavoro proviene dalla generazione millennials, la più abituata a consegnare al web le proprie esperienze di vita e lavoro. Così abituata, da pensare che se non hai un profilo, un sito, un link a cui ricondurre ciò che fai, nessuno crederà che esisti.

Ma la reputazione consegnata loro da una pagina Facebook o un canale YouTube, benché forieri di migliaia di like e condivisioni, non potrà mai sostituire quella professionalmente certificata da un’azienda che si occupa di lavoro. 
La stessa illusione di aggirare i professionisti sta dietro all’idea che il web-la macchina-il sistema-la piattaforma o meglio l’algoritmo, siano i più efficienti selezionatori di un profilo, anche tramite quell’immensa mole di dati che oggi è possibile raccogliere. Per questo, il passo che seguirà questa migrazione tecnologica, porterà sicuramente a un’efficace integrazione tra i servizi web e quelli ancora nascosti tra scaffali e scrivanie.

L'autore

La redazione di LINC