Innovazione tecnologica? Meglio puntare sull’uomo


Secondo Enel e Dallara le persone dominano la tecnologia con skills specialistiche ed intelligenza emotiva


Innovazione tecnologica? Meglio puntare sull’uomo

L’uomo è misura di tutte le innovazioni tecnologiche. Ormai le migliori tecnologie sul mercato sono alla portata di tutti, basta avere i soldi per acquistarle, ma la vera differenza la fanno e la faranno ancora le persone. «Partiamo da un presupposto: la tecnologia va dominata. Bisogna stare molto molto attenti quando si fanno discorsi sull’evoluzione tecnologica, perché l’intelligenza rimane umana».

La riflessione di Guido Stratta (nella foto in evidenza), Responsabile HR Development, Senior Executives and Holding HR Business Partner, è netta e decisa. «La robotica deve essere inserita nelle attività di base, nelle aree di logistica. All’intelligenza artificiale serve avere un’intelligenza umana che la guidi. È poco sensato parlare di innovazione pura, bisogna reintrodurre l’uomo. Ecco perché sono sicuro che l’impatto della tecnologia sarà dominato da socialità e cervello umano».

Filippo Di Gregorio, HR Director di Dallara

Integrare le tecnologie
È d’accordo con Stratta anche Filippo Di Gregorio, HR Director di Dallara. «Fino ad oggi Dallara è stata un’azienda meccanica. L’integrazione tra i sistemi informatici, elettronici e meccanici in futuro sarà sempre più una condizione strategica, seppure non penso diventeremo specialisti in elettronica e in informatica. Ma avremo bisogno di persone con competenze allargate per permetterci di capire come integrare tutte queste tecnologie. Abbiamo sistemi di realtà aumentata, stampanti 3D, sistemi di simulazione, ma non è solo questa l’innovazione.

Il problema dell’Industry 4.0 non è un problema tecnologico, le tecnologie sono una commodity. Il discorso è: cosa faccio fare a questi macchinari automatizzati ed interconnessi? Se faccio le stesse cose che ho fatto finora perdo solo posti di lavoro. Ma se uso queste tecnologie, che grazie alle capacità delle nostre persone verranno utilizzate per realizzare prodotti e servizi nuovi, allora siamo di fronte ad una grande opportunità di creare posti di lavoro e non di perderli. Le persone rimangono sempre al centro».

I talenti richiesti
Lo si capisce anche dal profilo dei talenti che vengono cercati in fase di selezione. «L’azienda non deve programmare, ma deve prendere persone pronte a riprogrammarsi» spiega Stratta. «Non scegliamo in base a una singola competenza specialistica, quelle puoi comprarle sul mercato in ogni momento. Quello che cerchiamo è gente che sappia coordinare gli specialisti. Poi a seconda delle mode del momento posso reperire le skills che mi servono, ma preferisco avere persone che coordinano anche collaboratori esterni. Bisogna lavorare in modo open: metto insieme gli specialisti di Facebook, Google e delle società di consulenza per farli lavorare su progetti miei.

Negli ultimi
20 anni
è cambiato tutto

Prima volevamo il candidato che rispondeva in modo corretto alle domande, ora vogliamo quello che ci fa le domande giuste per risalire alla risposta che vogliamo. Prima era un portatore di know-how dotato di un curriculum assolutamente ineccepibile, si guardavano i titoli, le esperienze trasversali come anche il militare, tutti aspetti in un
certo senso predittivi sulla personalità. C’era uno screening molto formale dei titoli.
 Oggi è tutto basato su come interagisci con gli altri. Noi sottoponiamo dei gaming ai candidati e capita di scoprire che magari uno che parla quattro lingue, laureato a Stanford, perde con un filosofo laureato alla Sapienza di Roma perché ha meno capacità di leadership, di trascinare e contaminare gli altri».

Le competenze orizzontali
Anche l’approccio di Dallara si basa su un mix di competenze specialistiche e trasversali, racconta Di Gregorio. «Se consideriamo gli ultimi 10 anni, c’è stato un cambiamento epocale in seguito alla globalizzazione, all’evoluzione dei mercati, alla crisi finanziaria, e abbiamo visto una sempre maggiore ricerca di figure specializzate. Le imprese che hanno resistito in questi 10 anni, probabilmente sono più forti di prima. Oggi l’accelerazione data dalle tecnologie meccaniche, elettroniche, informatiche e dall’industria 4.0 porta a ricercare conoscenze orizzontali.

Oltre agli specialisti con conoscenze tecniche approfondite, servono anche persone con competenze allargate, perché questo mondo così veloce richiede di rinnovare continuamente l’impostazione del lavoro. Servono anche persone dotate di intelligenza emotiva, capaci di lavorare in team, di gestire processi complessi e in grado di adattarsi a contesti in mutevole evoluzione. Sono tutte competenze soft legate alle attitudini delle persone, che difficilmente si apprendono con lo studio, ma che devono venire sviluppate per poter essere applicate nel lavoro quotidiano».

L'autore

Stefano Glenzer Giornalista professionista, laureato in filosofia a Pavia e a Pisa, è specializzato in tematiche economico-finanziarie e in Corporate Communications


« Precedente