Le Agenzie in Italia, modello in Europa


Queste realtà sono diventare attori polifunzionali ormai fondamentali per il mercato del lavoro


Le Agenzie in Italia, modello in Europa

di Agostino Di Maio

L’ingresso delle Agenzie per il Lavoro nel nostro ordinamento giuridico è stato tardivo e da più parti osteggiato. Questi elementi iniziali di criticità, tuttavia, nel tempo hanno contributo a determinare una condizione complessiva che rende il settore italiano un modello sul piano internazionale.

I requisiti stringenti richiesti per ottenere e poi per mantenere l’iscrizione in un apposito albo del Ministero del lavoro, la necessità stessa dell’iscrizione per poter operare, la previsione ab origine della parità di trattamento retributivo tra lavoratori in somministrazione e occupati alle dirette dipendenze dell’azienda utilizzatrice, un modello di welfare aggiuntivo e tutto finanziato con risorse private, attraverso l’ente bilaterale Ebitemp, sono solo alcuni degli aspetti più qualificanti del modello italiano di Agenzia per il Lavoro.

La formazione
Centrale in questo confronto è poi il sistema formativo: attivabile in tempi strettissimi, strettamente collegato al lavoro, con precisi obblighi di placement. Sono questi gli elementi fondamentali che fanno della formazione dei lavoratori in somministrazione in Italia una leva competitiva formidabile per le Agenzie sul mercato, un valore aggiunto per il sistema Paese e un sistema studiato in altri Paesi europei come eccellenza di settore.

Se dopo venti anni e una legislazione che non sempre si è evoluta in maniera lineare e coerente, si può registrare un progressivo riconoscimento della somministrazione come la migliore forma di flessibilità e delle Agenzie per il Lavoro come attori polifunzionali fondamentali per il mercato molto si deve alla formazione e alla capacità di offrire servizi di qualità in un’ottica integrata. E questi elementi saranno sempre più rilevanti nel futuro.

Le prospettive future
Le sfide attuali e prospettiche che riguardano i mercati e in particolare il mercato del lavoro, infatti, implicano un ruolo sempre più strategico proprio nella capacità di ragionare in un’ottica integrata e nella formazione. 
Si pensi alle politiche attive: solo un sistema di servizi ben organizzato dall’orientamento alla formazione, al reale ingresso e reingresso nel mondo del lavoro possono tradurre le misure, avviate con qualche stento anche sul piano nazionale, in un punto focale di una svolta epocale.

Come pretende di essere quella che passa dalla passività degli ammortizzatori sociali alla proattività prevista, per esempio, dall’assegno di ricollocazione. 
Più in generale nelle imprese come nella quotidianità di ciascuno automazione e digitalizzazione stanno determinando innovazioni straordinarie, con una velocità mai sperimentata prima. 
I bambini che oggi sono all’asilo lavoreranno domani grazie a competenze che finora non sono ancora state sperimentate. E chi oggi svolge una determinata mansione (chiunque) ha urgenza di aggiornare o in altri casi di riconvertire le proprie competenze per riposizionarsi sul mercato.

I rischi
Tutto è in rapidissimo divenire. Vi sono sicuramente delle criticità da affrontare, è inevitabile quando intervengono rivoluzioni come quella attuale. Accade, per esempio, con il rischio che i big data siano utilizzati da qualcuno con modalità discriminanti, oppure con la condizione in divenire praticata dalle grandi piattaforme nei confronti di chi presta una attività (si pensi a Uber).

Ma ci sono tante nuove opportunità che tendono a migliorare le condizioni complessive per persone, imprese, comunità. 
Opportunità che si possono cogliere solo puntando sul futuro con una forma mentis contemporanea, aperta, che coniughi in maniera nuova garanzie e tutele per i singoli, per le persone, con esigenze aziendali, economiche. Senza cedere alla tentazione di utilizzare paradigmi vecchi per fenomeni mai sperimentati finora.

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