L’economia dell'(in)dipendenza: premi, prezzi e possibilità


La crescita di lavoro indipendente, temporaneo o alternativo rende urgente la questione di come sopperire al welfare


L’economia dell'(in)dipendenza: premi, prezzi e possibilità

Si dice che il primo film della storia sia L’uscita dalle officine Lumière (La Sortie de l’usine Lu- mière), diretto e prodotto dai fratelli Auguste e Louis Lumière. La pellicola mostra al mondo le sembianze della seconda rivoluzione industriale: una fila compatta di lavoratori e lavoratrici che marcia verso l’uscita della fabbrica al suono della campana di fine turno. 
Era il 1895. Oggi, più di un secolo dopo, i fratelli Lumière avrebbero girato un film molto diverso: il silenzioso log in e log out a orari imprecisi di lavoratori che collaborano allo stesso progetto senza essersi mai incontrati.

Nessuna campana e nessuna soglia a marcare la fine del turno, ma un jazz di notifiche che continua a suonare fintanto che un click o lo scivolare di un dito sullo schermo accettano l’offerta. Benvenuti nell’economia dell’indipendenza in cui la connettività del mondo globalizzato offre all’individuo ampie possibilità di lavoro, ma in occupazioni meno definite e durature. Oggi il lavoro è sempre meno rappresentato da un contratto che descrive comprensivamente ruoli, responsabilità e condizioni standard in cambio di salario e benefici regolari. La cosiddetta gig economy rappresenta la transizione verso un mondo del lavoro organizzato in progetti, compiti e funzioni svolti da diversi attori indipendenti e vincolati in maniera temporanea.

Il futuro del lavoro è una gig?
Il lavoro gig decostruisce occupazioni in mansioni offrendo ingaggi tramite piattaforme digitali (crowdsourcing) o trasferendoli direttamente a fornitori esterni (outsourcing). Il livello di complessità e la dimensione dei progetti possono essere microscopici al punto da durare minuti o secondi – come il completamento di trascrizioni o l’inserimento di informazioni in database che richiedono poca o nessuna formazione. Se di più lunga durata e più alta complessità, i progetti generalmente richiedono un più alto livello di specializzazione – come lo sviluppo di siti web o lavoro grafico.
 Secondo l’indice del lavoro online, sviluppato dall’Oxford Internet Institute, il lavoro gig facilitato da piattaforme digitali che connettono domanda e offerta è cresciuto del 26% tra il luglio 2016 e il 2017.

Le competenze più richieste sono quelle di sviluppatori e programmatori – mentre quelle più routinarie sono in stallo o declino, indice probabilmente di automatizzazione. Nell’Unione europea, i lavoratori temporanei e indipendenti sono circa 44 milioni; erano 33 milioni 10 anni fa. Negli Stati Uniti, studi mostrano che dei 10 milioni di lavori creati tra il 2005 e il 2015, più del 90% sono “alternativi”. In altre parole, la più ampia e veloce crescita nel mercato del lavoro oggi deriva non da impieghi tradizionali con contratti a 8 ore ma da occupazioni indipendenti generate da necessità specifiche o stagionali. Che il futuro del lavoro sia gig?

Più flessibilità, maggiori responsabilità
La crescita di lavoro indipendente, temporaneo o alternativo riflette in parte le aspirazioni di una generazione di lavoratori che privilegia autonomia e varietà professionali: oggi, in Europa, solo due lavoratori su cinque rimangono con lo stesso datore di lavoro per 10 o più anni. Gli impieghi temporanei offrono nuove possibilità di soddisfare desideri – come un acquisto che non sarebbe stato possibile senza un introito in più. In parte dell’Asia e in Africa sub-sahariana la gig economy è molto più di un lavoro complementare: per sette famiglie su 10 il lavoro su richiesta è diventato una fonte centrale del reddito familiare. Poi c’è chi del freelancing ne fa una carriera, diventando curatore di un portafoglio di progetti.

Il premio del lavoro gig è sicuramente la flessibilità e l’indipendenza da schemi prefissi; il prezzo è che più responsabilità ricade sulle spalle dell’individuo. Di per sé, questo potrebbe non essere un problema se non fosse che gli attuali sistemi di sussidio sono largamente legati all’impiego tradizionale, al contratto di otto ore: assicurazione, copertura sanitaria, contributi pensionistici sono un carico personale, non un obbligo della piattaforma. Di conseguenza, il rischio è che la maggiore crescita di lavoro sia sostenuta da lavoratori che non beneficiano dei contributi che versano.

La questione di come sopperire al welfare dei lavoratori indipendenti è resa ancor più urgente dal momento che il facile accesso alla gig economy fa sì che la domanda sia marcatamente superiore all’offerta di lavoro, costringendo molti lavoratori a competere a ribasso (riducendo le loro tariffe) e a ignorare il riposo per rispettare scadenze, completare progetti e guadagnarne di nuovi. Così il confine tra vita professionale e privata tende a svanire, specialmente quando il valore di mercato dell’individuo dipende largamente dalla reputazione che si ottiene attraverso l’accumulo di rating positivi dei clienti – un incentivo al servizio professionale, ma una garanzia poco stabile e molto soggettiva.

Nuove geografie del lavoro, nuove gerarchie del lavoro
Nella gig economy e nell’economia digitale, i tradizionali confini del lavoro vengono superati con un semplice click: l’India è il paese con la più ampia quota di mercato nell’offshoring – l’assegnazione di parti della produzione a lavoratori in altri luoghi – da tutto il mondo, soprattutto nell’ambito di sviluppo tecnologico e programmazione. L’interazione fisica tra lavoratore e cliente non è più una necessità, ma un’opzione.
 Tuttavia, resistono rigidità e fattori discriminanti nell’accesso al mercato del lavoro: lingua e fuso orario, ma più significativamente la prossimità al datore di lavoro aumenta le possibilità di impiego. In altre parole, sembra che le culture aziendali stentino a tenere il ritmo delle trasformazioni economiche.

Una delle domande fondamentali – e spesso trascurate – dell’avvento della gig economy è come le piattaforme cambieranno le strutture delle aziende più tradizionali che ne fanno uso, il modo in cui strutturano e gestiscono il lavoro. Come superare la resistenza interna di impiegati di carriera e come gestire questi team misti di lavoratori temporanei e permanenti? E come evitare che la gestione di personale misto aumenti la complessità di gestione per il manager invece di ridurla? Come gestire i rischi di informazione che comporta l’impiego di lavoratori temporanei in questioni confidenziali? 
Queste domande non hanno risposta facile. Pratiche di outsourcing o crowdsourcing possono introdurre dinamismo nelle aziende, donando nuovo talento e competenze e incentivando una riorganizzazione dei modelli di business. 
Allo stesso tempo, le piattaforme cominciano a mostrare una tendenza a standardizzare il lavoro specializzato per omologarlo a culture aziendali preesistenti, possibilmente vanificando o diminuendo il valore dei servizi su misura.

C’è invece da sviluppare un nuovo curriculum di competenze per i manager dell’economia dell’indipendenza? 
L’indipendenza è sempre più il tratto distintivo dell’economia digitale e non solo – per lo meno, del mercato del lavoro che è in maggiore crescita. Ma i lavoratori indipendenti sono ancora dipendenti da strutture legislative o logiche organizzative appartenenti ad un’era del lavoro ormai passata. 
Crescere le opportunità senza crescere le disparità per individui che scelgono di lavorare in maniera flessibile e autonoma richiede di ripensare i sistemi di welfare a misura di freelancer. Alcuni Paesi come la Francia stanno sperimentando sistemi di credito legati all’individuo, non al contratto – e quindi trasferibili nei cambi di carriera e indipendentemente dal tipo di contratto – ma sono l’eccezione, non la regola. Dall’altra parte, bisogna chiedersi quali siano le responsabilità delle aziende e chi dovrebbe assumerle – le piattaforme di intermediazione nel caso di crowdsourcing o i recipienti di servizi nel caso di outsourcing? 
Nella gig economy, è il lavoratore ad essere sempre più protagonista di possibilità apparentemente infinite. Ma il premio dell’indipendenza non è privo di prezzi più o meno espliciti.

L'autore

Leonardo Quattrucci

Quattrucci Consigliere politico del Direttore generale dello European Political Strategy Centre, il think tank della Commissione europea che riporta direttamente al Presidente. Nominato da Forbes magazine nella classifica inaugurale dei 30 Under 30 europei in politica, è anche un Junior Fellow all'Aspen Institute Italia e un Global Shaper del World Economic Forum. Nel 2016 ha ricevuto il Premio Italia Giovane nella categoria "Istituzioni". Leonardo si è laureato in Public Policy presso l'università di Oxford e in Relazioni Internazionali presso la John Cabot University.