Emigro perché (quasi sempre) lo voglio!



Basta una connessione e si può trovare lavoro stando seduti davanti
 a una tastiera


Emigro perché (quasi sempre) lo voglio!

Pagine e pagine illustrano quanto un mondo sempre più globalizzato (e a portata di click) aiuti, al contrario della credenza comune, ad abbassare la disoccupazione in termini generali, complice la possibilità di trovare lavoro, spesso efficacemente, anche al di fuori dai propri confini nazionali.

E i cittadini dell’Unione Europea lo sperimentano concretamente ormai da tempo: nel cercare un impiego o cambiarlo, possono guardare a tutto il continente senza (quasi) che ci siano differenze di opportunità o trattamento.

La mobilità e le sue opportunità
Essere “migranti professionali” è oggi una condizione totalmente diversa dall’epoca dei grandi flussi del dopoguerra, ma anche rispetto a soli 10 anni fa, basti considerare la velocità e l’efficacia con cui si possono reperire le informazioni, scandagliare le offerte di lavoro o espletare le necessità burocratiche entro i confini dell’Unione. Tutte opportunità dovute alla mobilità delle persone che è forse la dimostrazione più evidente del successo degli sforzi verso la completa unità tra gli Stati.

A parte l’aspetto pratico del poter partire abbastanza agevolmente, le cose sono cambiate rispetto al passato anche nei profili di chi va all’estero e alle modalità di ricerca applicate. Per quasi tutti ormai il primo passo è mettersi davanti a un computer connesso alla rete: dai portali di ricerca lavoro ai social media (non solo lo specialistico LinkedIn, ma anche Facebook, o Twitter, tramite cui spesso – autonomamente, magari in modo bizzarro, o servendosi di selezionatori professionali – persino le aziende cercano i loro candidati) le possibilità di accedere alle offerte o di conoscere la società a cui si è interessati sono tantissime.

Dove trasferirsi
Si sprecano poi le pagine online dedicate a dove è meglio trasferirsi, a come districarsi tra le proposte, a quali i profili più ricercati; e quelle che raccontano passo passo le vie tracciate dai quanti hanno fatto il “salto” prima e lo condividono, per spirito di scambio o proprio basandoci su dei modelli di business. Insomma, se si parte, si è decisamente più preparati sul cosa aspettarsi oltre confine. La stessa Unione europea offre un canale specifico di ricerca e offerta lavoro che è in realtà molto di più: il portale EURES, oltre ad accogliere singoli cv, elenca le posizioni aperte, ma anche diffonde consigli pratici, normative, informazioni tra le più disparate che rendono il percorso più agevole a quanti per necessità o desiderio vogliono uscire dai confini del proprio Paese.

Le statistiche lì raccolte disegnano il quadro, seppure certamente limitato, delle caratteristiche di chi in Europa cerca una via alternativa a quella di un impiego nazionale: si trovano profili soprattutto di italiani (66.895 al 7 novembre), spagnoli —55.899 – e francesi – 16.884 -, e si tratta prima di tutto di laureati di secondo livello. Fa specie realizzare quanto siano spesso i più preparati a volersene andare (alle prime tre posizioni impiegati nel settore commerciale, ingegneri e informatici) lasciando dietro sé una serie di vuoti importanti, ma di contro arricchendo, per tenere una prospettiva più ampia dei confini dei singoli Stati, un modello europeo più aperto, si spera, e, almeno in futuro, anche ancora più equo.

L'autore

Maria Paola Mosca

Maria Paola Mosca Appassionata di arte contemporanea, è giornalista freelance e si occupa di comunicazione, creatività e grafica. Vive in una città a sud di Rotterdam, su un'isola del delta del Reno @emmepi