E se l’innovazione fosse la causa delle disuguaglianze?


I Paesi che investono in ricerca e pubblicano nuovi brevetti sono sempre di più, ma crescono le differenze di reddito


E se l’innovazione fosse la causa delle disuguaglianze?

Quando qualcuno utilizza l’espressione “innovazione” solitamente la utilizza per sottolineare un cambiamento positivo. Che si riferisca a un prodotto o a un processo, la parola infatti evoca un’idea di migliore qualità della vita, di maggiore efficienza e benessere. Eppure, non è detto che sia così.

Ha mettere il dubbio è l’analisi del Global Competitiveness Report 2017-2018, ultima edizione dello studio, firmato World Economic Forum. In questo rapporto, viene misurato il Global Competitiveness Index, un indice che mette insieme tutti quei fattori che veicolano crescita a lungo termine e prosperità. Lo scopo è aiutare i politici a identificare quali sono le sfide che la nostra società dovrà affrontare. E di vera propria sfida si parla quando, secondo il rapporto, si affronta il tema di uguaglianza-innovazione: “Sempre più paesi sono capaci di innovazione ma devono fare di più per diffondere i benefici prodotti”.

I Paesi che investono in tecnologia
Nell’ultimo decennio molti mercati emergenti hanno fatto numerosi passi avanti sul fronte tecnologico. L’indice del World Economic Forum attribuisce un valore specifico a questo aspetto, mettendo insieme diversi parametri, come la capacità di innovazione, la qualità della ricerca scientifica e gli investimenti privati in R&D. Secondo questo indice, ci sono economie emergenti che hanno avuto una grossa impennata fino al 2013, come il Brasile (Leggi l’articolo di LINC) e la Turchia, mentre ci sono altri paesi, come Cina, India e Indonesia che continuano ancora oggi a crescere.

Uno studio recente sulle aree geografiche ha misurato quali sono le aree geografiche che generano più brevetti: l’area di Shenzen–Hong Kong si è classificata seconda, tra Tokyo-Yokohama e San Jose–San Francisco. Pechino, invece, è al settimo posto. In entrambi i distretti, si tratta di invenzioni legate al campo delle tecnologie digitali.

I limiti dei benefici
Anche se si tratta di aspetti di cui è difficile misurare l’impatto economico diretto, il requisito ovvio perché i benefici di queste scoperte si diffondano in tutta la società, è che le capacità (o la possibilità) da parte delle persone e delle aziende di utilizzarle. Il Global Competitiveness Index include anche un valore che chiama “prontezza tecnologica”: comprende voci come la disponibilità sul mercato delle ultime tecnologie, quanto vengono utilizzate dalle imprese, quanti individui utilizzano Internet e sono abbonati a servizi di rete fissa o mobile.

Alcuni grandi mercati emergenti forti dal punto di vista dell’innovazione, registrano risultati piuttosto bassi sotto questo parametro. È il caso appunto di Cina, India e Indonesia. Il punto è semplice: i benefici di queste innovazioni non si diffondono.

L'autore

Denis Rizzoli Copywriter e giornalista. Si occupa di Corporate storytelling e di Data journalism, s'interessa di tecnologia e di economia. Ha collaborato con Wired Italia, Lettera 43 e La Repubblica - Bologna @dnsrzz