L’evoluzione del (costo del) lavoro


In equilibrio tra l’aumento del costo del lavoro, che Pechino cerca di tenere sotto controllo, e la pace sociale


L’evoluzione del (costo del) lavoro

Visitando il quartier generale del gigante telefonico cinese Huawei si respira aria di futuro. Intelligenza artificiale è la parola chiave e nel sito produttivo tutto è all’avanguardia. Poi ci si volta e appeso a una parete c’è un grande cartellone con le fotografie dei dipendenti e una loro breve descrizione.

La foto più grande, in alto e al centro, è quella dell’impiegato del mese. Ha tante stelle e si è distinto per bravura, impegno, sorrisi. Una parentesi umana in un paese sempre più proiettato sul fare profitto ad ogni costo.

Com’è cambiato il costo del lavoro
La prima ragione di cambiamento del rapporto domanda/offerta di lavoro in Cina negli ultimi vent’anni è quella di migliorare l’economia del paese certo, ma soprattutto quella delle persone. Anche se, di primo acchito, non sembra l’obiettivo sia stato raggiunto. Forse nelle grandi città, tra i colletti bianchi più ambiziosi. Ma c’è da chiedersi se sia felicità impiegare una media di due ore per raggiungere il posto di lavoro e nel tragitto non staccare gli occhi dal telefonino.

Eppure, tra i manager, gli impiegati e gli operai specializzati (soprattutto nel settore tech), il costo del lavoro è cambiato eccome, salendo vertiginosamente negli ultimi vent’anni. Solo recentemente i salari stanno salendo con moderazione. Del resto sono già cresciuti moltissimo, a due cifre ogni anno, fino al 2016. Non è un caso che molte aziende italiane si trasferiscano nel sud-est asiatico, in primis in Malesia, alla ricerca di un costo del lavoro più competitivo.

In Cina oggi tutte le metropoli hanno stabilito uno stipendio minimo, l’ultima a farlo Shanghai, dove gli operai dovranno percepire almeno 2300 yuan al mese (333 dollari americani, +5% rispetto all’anno scorso). 
Il costo del lavoro oggi aumenta più gradualmente perché le autorità stanno cercando di trovare un equilibrio tra datore di lavoro e impiegato. Gli stessi cinesi infatti si lamentano degli aumenti degli ultimi anni e l’obiettivo del Governo, si sa, è quello di mantenere la stabilità sociale, non certo l’evoluzione “all’occidentale” del mercato del lavoro.

La competizione
Xin Changxing, vice ministro del lavoro, ha inoltre sottolineato come la Cina debba restare competitiva con i vicini asiatici, dove molte multinazionali hanno spostato la propria produzione. Come dire: piano con gli aumenti. Metropoli meno note delle province del Guangxi, Heilongjiang, Hunan e Liaoning si sono adeguate, con salari minimi di… udite udite… 145 $ al mese (più elevato di India, con 137 $, e Vietnam, 107$). 
Shanghai, i cui minimi superano quelli più competitivi di Thailandia e Malesia, ha una storia a sé.

Weiwei Gu, partner di GLO Shanghai, lo spiega a Bloomberg. «Il governo della città ha deciso di migliorare l’intera industria, non solo gli stipendi. E per migliorare la qualità della produzione manifatturiera, un modo è quello di aumentare il salario». La strategia è semplice e nota a chi frequenta la Cina. Rendere le persone più felici, dato l’aumento del costo della vita in metropoli come Shanghai. È importante sapere poi, caro lettore, che al di là dei salari, Pechino impone un sistema di assicurazione tutto sulle spalle dei datori di lavoro che devono pagare somme ingenti che coprano benefici quali le visite mediche, le pensioni, l’alloggio la maternità. Sulla diversity molto è da fare.

Sono gli stessi genitori spesso a dire alle figlie di lasciar stare matematica, fisica e coding. La società di recruiting Boss Zhipin, sottolinea anche un divario sui salari, con le donne pagate il 30% in meno. 
In questa fase di apertura economica cinese, non mancano però le opportunità per i talenti italiani che vogliano andare in Cina. Shanghai, che anticipa molte delle riforme del paese, ha messo in piedi una serie di iniziative che facilitano l’ingresso dei lavoratori stranieri nel paese: dalla creazione di un sistema di registrazione online per richiedere un permesso di lavoro alle facilitazioni nell’ottenimento dei permessi di residenza.

L'autore

Mariangela Pira

Mariangela Pira Giornalista professionista, responsabile del Desk China di Class Editori. Scrive per Milano Finanza e da Class Cnbc cura le finestre sulle borse per Skytg24. Per il Ministero degli Affari Esteri ha curato Esteri News, notiziario della diplomazia italiana, progetto per cui ha viaggiato in Afghanistan, Iraq, Libano, Israele, Palestina e negli altri paesi dove è presente la Cooperazione italiana. Ha iniziato la sua carriera all’Ansa di New York. Ha scritto per Hoepli La nuova rivoluzione cinese.