Metamorphosi communications


La divulgazione di contenuti ha subito negli ultimi vent’anni una trasformazione che oggi sembra epica


Metamorphosi communications

di  Margherita Pogliani

Shariamo, embeddiamo, googliamo, twittiamo, whatsuppiamo. Azioni e termini d’uso comune, oggi. Impensabili anche solo vent’anni fa. E lo dichiaro consapevole di essere una persona fortunata, perché ho potuto vivere l’evoluzione digitale dietro e davanti gli schermi: all’inizio degli anni novanta già frequentavo angusti scantinati nel cuore di Milano per recensire i primi 100 siti che potessero interessare il pubblico Italiano.

Nell’oscuro e farraginoso Internet si contavano poche migliaia di pagine, quasi tutte in lingua inglese. L’Italia è stata, infatti, il quarto Paese europeo a credere in questa tecnologia: 31 anni fa il Cnuce del CNR di Pisa si collegò con gli Stati Uniti ad Arpanet che l’anno successivo divenne Internet.

Pionieri del digitale
Il primo spazio online della storia fu occupato il 6 agosto 1991 dal centro di ricerca svizzero CERN e solo 17 giorni dopo, il 23 agosto, un utente ne visionò per la prima volta i contenuti. Eppure bisogna attendere fino al 1995 per attestare, con la nascita del «World Wide Web», di essere un “internauta”. Eravamo pionieri del digitale, i grandi motori di ricerca dovevano essere ancora inventati e tutto ruotava intorno alla posta elettronica.
Negli ultimi vent’anni è cambiato letteralmente il mondo.

Soprattutto nel modo di comunicare: le e-mail hanno preso il posto di lettere e cartoline, i cellulari hanno surclassato discussioni di persona divulgando pensieri in tempo reale. Tutto è diventato immediato e condivisibile, con innegabili vantaggi ma anche una dispersione di valori essenziali e contenuti profondi. Oggi vincono le emozioni veloci, toccanti, diffuse su molteplici piattaforme.

L’impensabile
Eppure i social e i blog fino a vent’anni fa semplicemente “non erano”: esattamente nel 1997 Dave Wiver sviluppò un software che permise la pubblicazione del primo proto-blog. 
Il 27 settembre 1998 emerse il concetto di curation, con la nascita di Google (la società viene invece fondata il giorno 4 settembre) da parte di Larry Page e Sergey Brin, convinti che le pagine citate con un maggior numero di link fossero le più importanti e meritevoli.

L’Italia digitale tra il 1996 e il 1998 fu guidata da Arianna, il primo motore di ricerca italiano e da Virgilio, directory di news e servizi, insieme ai primi due grandi siti di e-commerce, Mall.it e Cybermercato. 
I timori del «Millennium Bug» fecero solo esplodere la bolla di Internet. In quegli anni dominavano la scena i portali che ben presto si frammentarono anche loro in siti sempre più verticali. “Ombrella” venivano, invece, chiamati i primi esperimenti di piattaforme editoriali da cui diffondere parte dei contenuti delle testate cartacee, tenuti a freno dal timore di cannibalizzazioni feroci.

Da LinkedIn all’universo Apple
Anche in quel contesto l’interesse del lettore definì nuovi paradigmi, con magazine pensati online per un pubblico sempre più vasto e allargato (si pensi alla sfida vinta da Vogue.it). Nel 2003 veniva lanciato Linkedin che solo dieci anni dopo contava 200 milioni di utenti. Nel 2004 nacque Facebook come “servizio di rete sociale” che presupponeva l’inserimento dei dati personali “per favorire una maggiore autenticità e consentire l’accesso ai vari contenuti in base all’età”. I due anni successivi videro la luce di Flickr, Twitter e l’esplosione dell’universo Apple con il primo iPhone del 2007, mentre solo nel 2010 fu sviluppato Instagram. Sembra incredibile che meno di dieci anni fa ancora non fossimo tanto condizionati dal magico tocco dell’immediatezza. 
La vera innovazione oggi è semplificare, per condividere i valori essenziali.

 

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