In Ted we trust


Oggi più che mai bisogna credere fortemente 
in realtà dedicate alla disseminazione di contenuti di valore


In Ted we trust

Il world wide web ha apportato innegabili benefici alle reti della conoscenza, consentendo una velocità di trasmissione dei contenuti incredibilmente maggiore rispetto al passato, un’ampiezza di condivisione prima impensabile, e così un’accresciuta possibilità di ottimizzare tempi e risorse nella ricerca scientifica come nell’innovazione in tutti i campi del fare, contribuendo a ridurre le repliche e gli “sprechi”.

Tuttavia, nell’era social che ci ha abituati a – ma non necessariamente resi coscienti di – fake news, fake profiles, inattendibilità diffusa delle fonti e caos comunicativo dilagante, è necessario più che mai mettere la conoscenza al riparo dalle inevitabili derive di una comunicazione enormemente massificata.

Il primo, imprescindibile rimedio è l’educazione alla gestione delle risorse (e non) presenti in rete, un’educazione al riconoscimento dei luoghi virtuali di valore “certificato”. Internet può, attraverso questi luoghi, rafforzare le reti della conoscenza che, paradossalmente, può contribuire anche a frammentare e confondere.

L’apertura che il web consente non è cioè un bene in sé – basti pensare al fenomeno dell’invasione culturale che può fortemente enfatizzare, rendendo globali contenuti che difficilmente possono essere recepiti in taluni contesti, creando spaesamento e contrasto; è invece un’incredibile opportunità da sfruttare a vantaggio dei processi di apprendimento, emancipazione dell’individuo, e innovazione sociale.

Nata dalla volontà del Curator Chris Anderson (nella foto in evidenza) di aprire gli orizzonti di TED Conference prima a temi estranei a quelli originari (Technology, Entertainment, Design) poi al grande pubblico, TED Talks offre online molti di quegli interventi in grado di raccontare il mondo, i cambiamenti sociali, le sfide globali, l’innovazione di settore, i progressi della tecnologia, della medicina, della scienza…per ispirare professionisti e persone “comuni” anche dall’altra parte del globo.

Un principio cardine della ricerca, quello della disseminazione, che raggiunge l’estremo della viralità, grazie ad un format vincente: brevità, valore (culturale, professionale) e carisma degli speaker, elemento video che conferisce pregnanza a un contenuto inevitabilmente sintetizzato, aprendo alla curiosità e all’approfondimento dello spettatore. 
Come Anderson stesso spiega in uno dei suoi talk, il web video mette in moto la cosiddetta crowd-accelerated-innovation, nella quale un gruppo che condivide interessi è in grado di gettare “luce” sugli innovatori, rendendo i loro contenuti virali, ed effettivamente appresi dallo spettatore che ha l’intenzione di imparare e mettere in pratica.

Il video rappresenta quella porzione non-verbale della conoscenza che è fatta di azione, e che ha un effetto moltiplicatore della conoscenza stessa: Anderson fa l’esempio dei video dimostrativi dei bikers; ma anche quello di JOVE, una piattaforma di condivisione di ricerca biomedica nata con l’intento di permettere ad altri ricercatori di replicare il processo di laboratorio, per acquisire più dati, e migliorare le performance.

Similmente, i TED Talks sono video incentrati su un’azione di public speaking, in cui la parte non verbale della conoscenza è data dalla gestualità, dallo sguardo, elementi che impattano fortemente sia sulla comprensione che sull’ispirazione dello spettatore. 
Nella vision di Anderson la rete, intesa come crowd, è in grado da sola di riconoscere il valore dando vita a quell’ecosistema dell’innovazione in cui interagiscono innovatori, commentatori, divulgatori e anche critici.

Quello che io aggiungo a postilla di un discorso che ha ampiamente dimostrato la sua validità, è che il web da solo produce crowd-acceleration che implica sì innovazione, laddove i contenuti sono positivi, ma può condurre al suo contrario se non lo sono; e l’innovazione stessa, a volte si impone all’attenzione, altre ha bisogno di una ribalta per farsi notare nel mare magnum della comunicazione web. Proprio per queste ragioni, in Ted We Trust. In Ted e nelle realtà che come Ted sono e saranno in grado di diffondere viralmente contenuti di elevato valore sociale, professionale e scientifico, per la crescita critica ed economica della società della conoscenza.

L'autore

Daniela Sideri

Daniela Sideri Laureata in Scienze Politiche a Roma, dottorato in Studi Culturali a Siena completato negli Stati Uniti presso la CUNY, già visiting scholar a Cambridge è ora assegnista di ricerca in sociologia presso l'Università G. D'Annunzio


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