Una narrativa comune sui megatrends del lavoro


Donne, automazione, conoscenza e organizzazioni. I megatrends che costruiscono una nuova narrativa del lavoro.


Una narrativa comune sui megatrends del lavoro

(Image: Quartz)

Siamo abituati a pensare che i progressi tecnologici eliminano lavori e mansioni che richedono solo basse qualifiche professionali, come ad esempio i casellanti che riscuotevano i pedaggi autostradali: da un po’ di anni usiamo la nostra carta di credito. Nuove forme di tecnologia e automazione stanno però sostituendo non solo lavoratori nelle catene di montaggio, oppure lavori a bassa scolarizzazione, ma anche professioni piu qualificate, come analisti finanziari, avvocati o esperti fiscali. Nel 2000, Goldman Sachs impiegava più di 600 traders. Nel 2017 sono rimasti in 2 – avete letto bene, due – perché tutte le attività di trading vengono gestite da programmi di trading molto sofisticati [1]. Lo stesso trend accade in tutte le tradizionali Investment Banks a Wall Street. Le dichiarazione di redditi? Non servono piu i commmercialisti vecchio stile, vengono compilate autonomamente, riducendo quindi temi, costi e possibilità di errore. Quali sono quindi i “megatrends” del mercato del lavoro? Come costruiamo una narrativa comune?

Nelle economie avanzate la maggioranza dei lavori creati non consistono in «posti fissi», ma in consulenti-free lance o indipendenti. Questo significa che queste persone non hanno «protezione sociale» (safety nets) come ad esempio coperture assicurative e mediche, pensioni, ferie pagate. Negli Stati Uniti il 94% dei lavori creati tra il 2005 ed il 2015 sono proprio in questa categoria, lavoratori senza alcuna protezione. Le politiche di Trump stanno poi smantellando forme di protezione rimaste per pagare la riforma fiscale e aumentare le spese militari. Questo significa, da una parte una crescente vulnerabilita dei lavoratori, e dall`altra una crescente irrilevanza dei sindacati.

Sulle aspettative di vita, buone notizie. Crescono di circa 2 anni, ogni 10 anni che passano. In Giappone, Italia, Germania l’aspettativa di vita delle donne è piu vicina ai 90 anni che agli ottanta, mentre per gli uomini ha superato gli ottanta. Pensiamo però a due conseguenze. La prima. Possiamo ragionevolmente aspettaci di godere una bella pensione per circa 20 anni della nostra vita? Proprio in questi giorni i giornali hanno riportato che in Italia ci sono piu di 700 mila persone che godono di una pensione dal 1982; in altri termini, sono in pensione da almeno 35 anni e nella maggior parte dei casi, sono in pensione da un lasso temporale piu lungo rispetto agli anni lavorati. Seconda considerazione. Abbiamo sempre pensato alla nostra vita divisa in 3 parti. Studio fino ai 22-24 anni, lavoro per circa 35-40 anni, e poi in pensione dai 60-62 in su. Dobbiamo rivedere questo «mindset» e pensare che abbiamo di fronte una vita di apprendimento continuo. Ho scritto che per «battere» machine learning dobbiamo diventate NOI stessi delle learning machine. Non scherzavo, sapendo che in media le nostre conoscenze e competenze diventano obsolete in 4-6 anni. Se non impariamo saremo esclusi dal mercato del lavoro senza che sistemi sociali possano proteggerci in alcun modo.

La tecnologia crea piu lavori di quelli che distrugge, ma i cambiamenti sono dolorosi. Un recente studio di McKinsey evidenzia che il 56% del lavori creati sono nelle nuove occupazioni. Lo vedo quotidianamente nel mio lavoro come Chief Human Resources Officer al World Economic Forum. Se guardate la nostra webpage vedrete la tipologia di professionisti che stiamo cercando: esperti di Intelligenza Artificiale, Internet of Things, specialisti in Cyber Security, specialisti in Governance per Internet, Social Media, Start up, Machine Learning, Robotics, 3D Printing, Autonomous Vehicles, Blockchain. Stipendi? Alti, dai 200-250 mila dollari in su, mentre ad esempio una segretaria di altra direzione prende meno di un terzo. Gli stipendi quindi salgono a dismisura per le nuove professioni e scendono lentamente per quelle tradizionali.

Donne. Sono il 52% dalla popolazione ma sono ancora sottopagate e impiegate per ruoli non all’altezza delle loro competenze e capacità. Sono convinto però che il futuro appartenga a loro. Perché? Perché sono in possesso di quelle caratatteristiche umane che risultano premianti nei lavori della Quarta Rivoluzione Industriale. Saranno premiate proprio le qualità che le donne posseggono, come la capacità di collaborare – invece di competere – l’empatia, la creatività, l’ascolto e l’apprendimento.

Organizzazioni: non possiamo più utilizzare e costruire organizzazioni «meccaniche» figlie della prima rivoluzione industriale, dove il lavoratore viene considerato semplicemente come un «pezzo di ricambio», né pensare che modelli burocratici propri del settore pubblico possano ancora funzionare. Dobbiamo ridisegnare le organizzazioni e considerare come le persone debbano essere «enpowered», non controllate, o farle vivere nell’incubo costante di perdere il posto di lavoro, la dignità di vivere. Non possiamo pagare neo-laureati 500 euro al mese o pensare che possano lavorare gratuitamente. La scienza e la psicologia hanno fornito centinaia di studi e di analisi sul fatto che i knowledge workers siano motivati da un scopo profondo, dall’autonomia, dalla capacità di migliorarsi e da un senso di fairness e trasparenza. Fino a quando continueremo a gestire le persone adoperando il bastone e la carota non funzionerà, fino a quando il CEO – in genere un uomo – guadagna in media 360 volte il lavoratore medio della propria azienda, avremo lavoratori scontenti e quindi non motivati.

La nuova realtà della Quarta Rivoluzione Industriale ci impone quindi un nuovo modo di pensare e di agire: non possiamo risolvere nuovi problemi adoperando vecchie medotologie o mindset superati ed inadeguati.

Per intraprendere questo viaggio abbiamo bisogno di una bussola morale e di un radar che ci faccia evitare pericoli e scoprire le opportunità di un futuro che solo noi possiamo costruire: da persone libere e per il bene di tutti, non solo dell’1% che si è “preso” il 90% delle ricchezze prodotte negli ultimi 20 anni. No Justice, no Peace, scriveva il Premio Nobel Bob Dylan.  Aveva ragione.

[1] Shaping the 4th industrial revolution by Klaus Schwab, page 61.

L'autore

Paolo Gallo

Paolo Gallo


« Precedente