Il lavoro a confronto nei programmi elettorali


Disoccupazione, salario minimo, reddito di cittadinanza. Il lavoro a confronto nei programmi elettorali.


Il lavoro a confronto nei programmi elettorali

 

In tutte le rilevazioni dell’opinione pubblica degli ultimi anni emerge sempre, con chiarezza e costanza, un tema che viene ritenuto prioritario per i cittadini italiani: il lavoro. Un tema particolarmente sentito visti anche i numeri: secondo la fotografia scattata da ISTAT, nel nostro Paese il tasso di disoccupazione si attesta al 10,8% mentre quella giovanile, vale a dire quella che interessa chi ha tra 15 e 24 anni, tocca il 32,2%. Una realtà che, vista attraverso la lente europea, pone l’Italia prima di Cipro, Spagna e Grecia, nella classifica degli Stati Membri con la più alta percentuale di senza lavoro (dati Eurostat). Stessa cosa per la disoccupazione giovanile, che raggiunge nell’Europa a 28 i picchi massimi ancora in Grecia, Spagna e, appunto, Italia.

È evidente, dunque, che il tema del lavoro costituisce un elemento chiave nella comunicazione elettorale dei partiti, a cui viene dedicato ampio spazio nel dibattito pubblico, nelle comunicazioni politiche e, ovviamente, nelle proposte elettorali. È utile, quindi, vedere come viene trattato nei programmi delle principali forze in corsa per le elezioni politiche del prossimo 4 marzo.

Partito democratico

“Il lavoro sarà la nostra ossessione: la qualità del lavoro, oltre che la sua quantità”. Così Matteo Renzi afferma nelle quarantatré pagine del programma elettorale del suo partito. Il Segretario del Pd lancia la sfida di un salario minimo universale e promette la riduzione del costo del lavoro per il tempo indeterminato a tutele crescenti di un punto all’anno, in modo che, al termine della legislatura, il costo dei contributi scenda dal 33% al 29%. Occhi puntati anche al lavoro autonomo: il Pd propone di eliminare la doppia tassazione sui contributi, aumentare le tutele di welfare allargato e ridurre i tempi della giustizia con l’estensione del rito del lavoro. E poi, ancora, di estendere la misura degli 80 euro alle partite Iva.

Coalizione di centro – destra (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia)

La coalizione di centro – destra, rappresentata da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia – si presenta alle elezioni 2018 con un programma condiviso, sebbene poi ciascun partito presenti le proprie specificità con una piattaforma politica dettagliata. L’obiettivo comune è la piena occupazione giovanile attraverso stage, lavoro e formazione. E ancora, la tutela del lavoro delle giovani madri, l’azzeramento progressivo del precariato, gli incentivi all’inserimento dei disabili nel mercato del lavoro. Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, promette inoltre di azzerare per i primi sei anni tasse e contributi per chi assume giovani a tempo indeterminato, mentre la Lega di Matteo Salvini punta ad introdurre un’unica aliquota al 15% sul reddito per le persone e per le aziende.

Movimento 5 Stelle

Il programma del Movimento, costruito con il coinvolgimento in Rete dei cittadini, nella sezione dedicata all’occupazione sceglie come slogan “un lavoro di qualità, una pensione con dignità” e pone al centro “diritti, merito e competenze”. La proposta bandiera di Luigi Di Maio è l’introduzione di un reddito di cittadinanza, al quale si affiancano le idee più votate online: i cittadini sostengono il diritto di eleggere le proprie rappresentanze sindacali e di essere eletti, con una competizione equa e aperta tra tutte le sigle dei lavoratori. Chiedono lo stop dei privilegi ai sindacalisti, la riduzione dell’orario di lavoro sotto le 40 ore settimanali e un maggior coinvolgimento nell’elaborazione delle strategie, nell’organizzazione produttiva e nei processi decisionali delle imprese.

Liberi e Uguali

Il partito-movimento guidato da Pietro Grasso, nel suo programma pone l’accento sulla qualità dell’occupazione, più che sulla quantità, invocando un vero e proprio “Green New Deal”, un piano straordinario di investimenti che rimetta in piedi il Paese. Dalla messa in sicurezza del territorio, allo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, il piano fa da volano per generare una crescita economica, e quindi una occupazione, molto più elevata rispetto agli sgravi fiscali o ai trasferimenti monetari. Centrale anche lo sblocco del turnover nella Pubblica Amministrazione, con conseguenti assunzioni di giovani e l’introduzione di nuove competenze.

In sintesi, i partiti propongono piattaforme programmatiche anche molto diverse fra loro ma con varie aree di sovrapposizione: una utile base comune per alleanze post elettorali nel caso, non improbabile, in cui nessuna delle coalizioni in corsa riesca ad ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento.

L'autore

Francesca Buttara

Francesca Buttara Si occupa di comunicazione e advocacy nella direzione relazioni esterne di una grande azienda. Collabora con importanti realtà associative e istituzionali su progetti strategici di comunicazione e public affairs. È autrice di pubblicazioni accademiche e giornalistiche su temi di policy nei settori dell’innovazione e delle infrastrutture.