Buona storia a tutte


Serena Scarpello intervista Rosanna D’Antona su talento e cultura dell’inclusione


Buona storia a tutte

 

«Guardatevi tutti attorno, perché abbiamo tutti storie da raccontare e progetti che vorremmo veder sostenuti» con queste parole Frances McDormand ha vinto l’Oscar per il miglior discorso, oltre a quello per miglior attrice protagonista.

E di storie ce ne sono tante in effetti da raccontare, così tante che Francesca Cavallo e Elena Favilli hanno appena pubblicato una seconda versione delle loro “Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli” (edizione Mondadori) in cui raccolgono 100 storie di donne che per coraggio, talento e passione si sono distinte nel mondo.

Un libro che educa all’inclusione e alla forza di farsi avanti nonostante le difficoltà e che vuole farlo raccontando le storie di chi ce l’ha fatta. Non ci sono proposte, non ci sono “quote rosa” o “Inclusion Rider” (la clausola che Frances McDormand ha citato nel suo discorso e che a suo parere andrebbe fatta inserire nei contratti dei film hollywoodiani), ma solo frasi motivazionali e illustrazioni a effetto.

“Piuttosto che all’aggiunta di una clausola in più, che rischia di diventare un ulteriore piece of paper, sono molto più favorevole alla creazione di percorsi per la cultura dell’inclusione”. Così Rosanna D’Antona, Presidente di Havas PR Milan, il gruppo di comunicazione internazionale partecipato dal V Gruppo mondiale di comunicazione, Havas Worldwide.

“Sarei molto più favorevole alla creazione di un mindset per la valorizzazione del talento a prescindere dal genere. Le quote rosa erano un obbligo di legge e hanno smosso la coscienza, certo e grazie ad esse le aziende si sono poste la questione e hanno iniziato un processo di inclusione delle donne nei Cda. Ma questo non basta. Per esempio, sarebbe stato bello se Frances McDormand avesse chiesto a tutte la attrici che si sono alzate in piedi: chi di voi ha un figlio maschio? Impegnatevi a fare con lui un percorso di educazione all’inclusione dell’altro sesso e di tutte le diversità”.

(Marta Signori © 2017 Timbuktu Labs, Inc.)

Chiedo a Rosanna se crede che in politica, in Italia, questa cultura sia stata avviata per davvero, visti i risultati delle ultime elezioni che hanno visto protagonisti assoluti gli uomini.

“Secondo me di figure femminili di spicco in queste elezioni ce ne sono state: penso a Emma Bonino, Laura Boldrini, Elena Boschi, Giorgia Meloni, per citare le più famose. Siamo in un’era dove per fortuna in Italia e nei Paesi occidentali ci sono già le opportunità, in fondo sono passati 40 anni dal ’68, quando poche donne andavano all’università mentre oggi sono più del 50%.

Adesso credo che le donne abbiano il coltello dalla parte del manico: le opportunità ci sono, che le sfruttino per la valorizzazione di se stesse.  Nel caso specifico delle elezioni non è che le donne non hanno avuto accesso alla politica, ma forse non ci sono state donne che abbiano voluto intraprendere quel percorso.”

Un discorso valido per tutti i settori del mondo del lavoro e il fatto che la strada può essere tracciata e percorsa lo dimostrano le storie di Bebe Vio, Gae Aulenti, Samantha Cristoforetti, Sophia Loren e delle stesse autrici Francesca Cavallo e Elena Favilli che non si sono fermate di fronte alle difficoltà iniziali e che sono arrivate a pubblicare il libro più finanziato nella storia del crowdfunding.

Uno studio di Pwc mette in luce come nel breve periodo saranno i posti di lavoro delle donne a subire di più l’impatto dell’innovazione tecnologica, ma nel lungo periodo quando robot, droni e guida autonoma prenderanno il sopravvento, saranno gli uomini a doversi reinventare una nuova occupazione.

(Giulia Tomai © 2017 Timbuktu Labs Inc.)

“Certo, perché le donne nel frattempo saranno entrate anche in quei settori scientifici e altamente digitali dove oggi sono presenti ancora in numero inferiore rispetto agli uomini. Ho fatto parte anni fa di una Commissione della Comunità Europea nata per facilitare l’accesso delle donne nelle facoltà scientifiche: era emerso soprattutto il fatto che la difficoltà stava nel fare una scelta giusta e ponderata sulla propria formazione scolastica, nel momento stesso della scelta della facoltà.”

Chiedo a Rosanna quali sono le leve sulle quali le giovani donne che entrano nel meraviglioso mondo della comunicazione dovrebbero puntare: “Studio, Attenzione, Analisi, Creatività, Curiosità, Impegno. Specie in un mondo come il nostro in cui gli strumenti e le modalità sono in continua evoluzione”.

Infine, le domando quale “Storia di bambina ribelle” aggiungerebbe dal canto suo: “Per restare nel mondo del patrimonio creativo direi Lina Wertmuller, che negli anni in cui i registi erano per lo più uomini è riuscita ad arrivare a Hollywood con grande coraggio e motivazione, rompendo ogni schema”.

L'autore

Serena Scarpello

Serena Scarpello Esperta di Media e di Digital Pr, Direttrice Responsabile del magazine di cultura del lavoro LINC per il Gruppo Manpower. È stata conduttrice televisiva per il canale finanziario di SKY Class CNBC. Si è laureata presso l’Università LUISS Guido Carli in Relazioni Internazionali e specializzata in Comunicazione Economica, Politica e Istituzionale. Ha studiato a Madrid e a Bruxelles, e lavorato per la Farnesina. Giornalista pubblicista e docente di brand journalism e storytelling, nel tempo libero organizza presentazioni letterarie. Autrice del libro d'inchiesta "Comunicare meno, Comunicare meglio", Edizione Guerini.