Liberare il talento femminile conviene


Alessia Mosca: bisogna puntare sul gender mainstreaming e liberare il talento femminile


Liberare il talento femminile conviene

 

Dalle politiche di genere al gender mainstreaming: questo è il vero cambiamento a cui dovremmo aspirare e che dovremmo chiedere, in questi giorni in cui le donne hanno puntati addosso riflettori che raramente le considerano nelle restanti settimane dell’anno.

Non perché le politiche di genere non servano, soprattutto in Italia servono eccome: è servita la legge Golfo-Mosca sulle quote di genere nei cda – e i risultati lo dimostrano –, è servita la legge sulle dimissioni in bianco, continua a servire la legge sul congedo di maternità obbligatorio, per citare solo alcuni esempi. Tuttavia, se si ha l’ambizione di ottenere dei risultati profondi e duraturi, si deve abbracciare l’idea che ogni politica pubblica ha un impatto diverso su uomini e donne, non foss’altro che uomini e donne, nel contesto in cui si intende intervenire, non godono delle stesse opportunità. Ignorare questa disuguaglianza comporta il grosso rischio di aumentarla, anche inconsapevolmente.

Nelle istituzioni dell’Unione Europea si ragiona su questi temi, e sui diversi strumenti, oramai da diversi anni: ogni commissione parlamentare ha dei deputati responsabili per il gender mainstreaming e, ancora con troppa lentezza, finalmente si sta iniziando a implementare questa impostazione nel concreto della legislazione.

Nel mio ultimo libro, “Tutto un altro mondo. Globalizzazione e innovazione tecnologica: la strada europea”, entro nel concreto di quelli che possono sembrare concetti astratti, raccontando il lavoro svolto nell’ambito della politica commerciale. I modi in cui un accordo commerciale o una politica commerciale possono avere un impatto negativo sulle donne sono molteplici. Ad esempio, è noto che gli accordi commerciale portino benefici ad alcuni settori produttivi (quelli che aumenteranno le proprie esportazioni) e ne penalizzino altri (quelli soggetti a una maggiore competizione a causa dell’aumento delle importazioni); ipotizziamo che le donne siano in proporzione maggiormente occupate nel settore che subirà un contraccolpo più forte: senza un’adeguata analisi della distribuzione dell’occupazione, con dati disaggregati per genere, si rischia di deprimere ulteriormente l’occupazione femminile – già bassa nella stragrande maggioranza dei Paesi europei, anche se con intensità differenti – che, invece, si potrebbe salvaguardare con specifici correttivi o politiche di riqualificazione professionale.

Questo stesso approccio dovrebbe essere adottato in tutte le politiche pubbliche, come anche nell’analisi del bilancio delle amministrazioni (il cosiddetto “gender budgeting”). Sarà molto importante che venga applicato, per tempo, al grande tema della rivoluzione digitale e delle professioni del futuro: una grande occasione per includere un numero maggiore di donne nel mercato del lavoro e recuperare quei quasi 20 punti percentuali che ci separano dagli obiettivi europei.

Tutto questo dimostra che occuparsi di eliminare gli ostacoli per le donne non è solo un fatto di “giustizia”: non farlo equivale a tenere schiacciato un freno sulla crescita economica potenziale del nostro Paese. Non lo dicono solo le istituzioni e le organizzazioni internazionali ma anche le grandi società di consulenza multinazionale: liberare il talento femminile conviene, non solo alle donne, ma a tutti noi.

L'autore

Alessia Mosca

Alessia Mosca Alessia Mosca è deputata al Parlamento Europeo dal 2014. È coordinatrice del Gruppo S&D nella Commissione Commercio internazionale e vice presidente della Delegazione per le relazioni con la Penisola arabica. Al PE si occupa principalmente di tematiche connesse alla globalizzazione e, in modo particolare, segue e ha seguito diversi accordi e negoziati commerciali condotti dall'Unione Europea. Dal 2018 è Invited Professor presso l'Università Sciences-Po di Parigi, dove tiene un corso di EU Trade Policy. Prima di arrivare a Bruxelles, è stata deputata al Parlamento italiano, dal 2008 al 2013, dapprima membro della commissione Lavoro poi capogruppo nella commissione Politiche Europee. Da anni dedica molto del suo impegno alle tematiche di genere, delle pari opportunità, coronata dalla entrata in vigore della legge, frutto di una sua proposta, n. 120/2011, conosciuta appunto come legge “Golfo-Mosca”, volta a introdurre quote di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate e partecipate. L'8 marzo è uscito il suo ultimo libro, "Tutto un altro mondo" (Edizioni San Paolo) che, nel trattare il tema della globalizzazione, approfondisce anche il binomio donne-commercio internazionale.