La rivoluzione delle competenze? Per le aziende parte dalle persone


Internet of things, big data e intelligenza artificiale stanno rivoluzionando aziende e modelli produttivi


La rivoluzione delle competenze? Per le aziende parte dalle persone

 

Internet of things, big data, intelligenza artificiale, realtà virtuali e aumentate stanno rivoluzionando i modelli produttivi, ridisegnando le organizzazioni e richiedendo nuove tipologie di leadership e diverse competenze. Lo rivela il Rapporto “Skills Revolution 2.0” di ManpowerGroup presentato nell’ambito del World Economic Forum e discusso nel corso di “Human Solutions for the Skills Revolution”, dibattito organizzato con LUISS Business School presso la sede romana di Villa Blanc.

Il Rapporto “Skills Revolution 2.0”

Secondo l’analisi realizzata da ManpowerGroup, condotta su 20mila datori di lavoro in 42 Paesi nel mondo, le aziende non intendono sostituire i loro dipendenti con i robot. Il 92% degli intervistati prevede infatti di mantenere invariati o aumentare gli organici nonostante una forte spinta verso l’automazione. Il report ci dice anche che l’elemento chiave della trasformazione digitale è rappresentato dalle nuove competenze. Da qui ai prossimi 12 anni, infatti, il 65% della generazione Z, quella che identifica le persone nate dopo i Millennials, farà lavori che ancora non esistono. La risposta alla rivoluzione delle competenze può arrivare solo dalle persone anche perché, come rileva il rapporto, sono soprattutto le soft skills a essere sempre più richieste: il 93% degli intervistati mette al primo posto l’attitudine alla collaborazione, seguita dal problem solving (90%), dall’organizzazione (84%) e dalla comunicazione (78%).

Competenze e innovazione sempre più richieste

Per competere nell’era del digitale, le organizzazioni devono affrontare la sfida di adeguare le competenze dei lavoratori al nuovo contesto. «La velocità con cui la tecnologia sta impattando sui processi produttivi e sui modelli di business – dice Stefano Scabbio, Presidente dell’Area Mediterranea e Nord Est Europa di ManpowerGroup intervenendo al dibattito – sta accelerando le esigenze di competenze nuove. Oggi il 38% delle imprese europee riscontra difficoltà nel trovare lavoratori con le competenze di cui ha bisogno». Ma quali sono le abilità di cui c’è maggiore necessità? Il mix ideale, secondo Scabbio, «è rappresentato dalle competenze soft, hard e digital che vengono oggi richieste ad ogni livello dell’organizzazione e che in un colloquio di lavoro pesano per il 60% della valutazione finale». Oltre alle competenze, la seconda chiave legata alla trasformazione digitale è l’innovazione.

Un momento del dibattito

Come ha affermato Riccardo Barberis, Amministratore Delegato di ManpowerGroup Italia, «emerge un bisogno sempre maggiore di profili legati all’innovazione, quindi programmatori di app, esperti di e-commerce». Considerando poi che il 40% dei maturandi non ha ancora scelto la propria strada professionale, «c’è necessità di guidare il processo sensibilizzando verso i settori che sono investiti da un ciclo economico positivo, vale a dire utilities, energia, chimico – farmaceutico e aviazione». La conferma arriva proprio da una utility come Acea. L’Amministratore Delegato, Stefano Donnarumma, ha sottolineato come «la digitalizzazione spinge le competenze in aziende come la nostra verso settori legati ai sistemi informativi ma anche alle applicazioni di elettronica e di automazione». Dello stesso avviso, Maximo Ibarra, Amministratore Delegato di KPN, che porta l’esperienza di un contesto geografico molto diverso come l’Olanda ma che manifesta necessità analoghe. Ibarra, alla guida di un’azienda leader nel settore delle telecomunicazioni, ha fatto notare come la ricerca di personale si spinga verso profili in grado di saper programmare e gestire piattaforme IT sempre più complesse.

Formazione al passo della trasformazione digitale

In questo scenario, è fondamentale accompagnare le organizzazioni con programmi innovativi destinati alla formazione dei dipendenti, che sappiano tenere il passo con la velocità con cui viaggia la trasformazione digitale. Come ha spiegato Paolo Boccardelli, Direttore della Luiss Business School, «in base ad una ricerca del MIT il 90% dei manager è consapevole che la digital revolution è un aspetto molto importante per le proprie politiche di sviluppo, ma solo il 40% delle organizzazioni è pronta a gestire questa trasformazione».

Paolo Boccardelli, Direttore LUISS Business School

Qui subentra l’importanza della formazione. «Per fare formazione sulle nuove tipologie di competenze – prosegue Boccardelli – non possiamo fare corsi di formazione di tipo tradizionale ma occorre adottare dei progetti basati sulle simulazioni, su un approccio di tipo esperienziale, problem based, non più disciplinare ma interdisciplinare». In sintesi, il solo modo per sopravvivere alla rivoluzione digitale e imparare a governarla, traendo beneficio da essa, è fare leva sulle competenze, continuando ad acquisirne di nuove lungo tutto l’arco della propria vita professionale.

L'autore

Francesca Buttara

Francesca Buttara Si occupa di comunicazione e advocacy nella direzione relazioni esterne di una grande azienda. Collabora con importanti realtà associative e istituzionali su progetti strategici di comunicazione e public affairs. È autrice di pubblicazioni accademiche e giornalistiche su temi di policy nei settori dell’innovazione e delle infrastrutture.