Iperconessi ma empatici, i medici millennial scelgono i pazienti e dicono no a ‘Dr. Google’


Social, curiosi e multitasking. Sono i medici under35 secondo la ricerca di Havas “Generation Now”


Iperconessi ma empatici, i medici millennial scelgono i pazienti e dicono no a ‘Dr. Google’

Iper-connessi, social, curiosi e multitasking. Sono i medici millennial secondo la ricognizione, “Generation Now”, sviluppata da Havas Life con il partner Ipsos e realizzata con il supporto incondizionato di Sanofi. Un viaggio nel mondo dei medici under35, presentato a Milano venerdì 22 giugno, che riflette la loro visione del futuro e della sanità. Un mestiere quello del dottore su cui la tecnologia sta impattando in maniera significativa. E non parliamo solo della robotica chirurgica ma anche del semplice utilizzo di social, come Facebook e Whatsapp, nella relazione medico-paziente.

Chi veste il camice bianco deve infatti confrontarsi sempre più spesso con “Dr Google” e aggiornare le proprie competenze a un ritmo crescente per far fronte alle richieste di un pubblico sempre più esigente. «Il tema dei millennial ci è molto caro – dice Laura Bruno, Direttore Risorse Umane di Sanofi Italia .- Da anni ci adoperiamo per favorirne l’inclusione e in questo momento circa il 15% dei nostri 2500 dipendenti è under 35. Sono giovani che hanno dinamiche di lavoro nuove e un set valoriale unico basato sulla relazione con le persone e sull’equilibrio tra vita privata e professionale. Conoscerli è strategico perchè sono la Community dei medici del futuro e nel giro di dieci anni avremo il 50% di millennial nelle aziende».

La tecnologia amica ma niente fake news

In sintesi la ricerca ci restituisce l’immagine di un professionista “digital empatico”. Il sondaggio, che ha coinvolto 152 medici con età media di 31 anni, ha interessato diversi ambiti della medicina. Si va dalla chirurgia, alla gastroenterologia, passando per l’ortopedia. Il risultato è però unanime: per i giovani medici i pazienti sono ancora il centro di tutto ma la tecnologia è lo strumento in più con cui aiutarli. Per il 76% infatti l’innovazione aiuterà le relazioni umane in ospedale o in studio e per l’81% avrà un ruolo di “facilitatore e semplificatore nella pratica clinica“. I dati ad esempio elaborati da sistemi di intelligenza artificiale potranno aiutare di molto la cosidetta medicina personalizzata. L’unico aspetto legato al digitale che viene citato dai ragazzi come negativo è quello delle fake news. Per i giovani medici la disinformazione online va combattuta perchè mina alla base la fiducia dei pazienti nell’operato dei dottori.

Il profilo del ‘medico di ora’

Dall’indagine emerge anche quanto la tecnologia possa aiutare a rendere più umano il lavoro di chi veste il camice bianco. Se la digital health è quasi realtà va detto che per i neo professionisti è indispensabile condividere. Non solo con il paziente ma anche con i colleghi. Il digitale amplifica le possibilità di comunicazione e di scambio d’esperienze con l’idea di migliorare i percorsi diagnostici e l’approccio alle diverse terapie. «I medici millenial hanno il cuore grande – spiega Carola Salvato, Ceo di Havas Life Milan – e hanno un vantaggio rispetto alle precedenti generazioni: non hanno paura del cambiamento, lo abbracciano. E’ come se vivessero in un ecosistema in beta costante a cui aggiungere nuovi elementi. Per questo fanno network. In tre parole li definirei: inclusivi, partecipativi e relazionali». Insomma sì al digitale ma senza dimenticare le persone.

L'autore

Diana Cavalcoli

Diana Cavalcoli Laureata in Lettere, si specializza in Cultura e storia del sistema editoriale all’Università degli studi di Milano. Frequenta il Master in giornalismo Walter Tobagi ed è iscritta all’Ordine dei Giornalisti dal 2015. Ha lavorato per Adnkronos a Milano e attualmente scrive per il Corriere della Sera occupandosi di lavoro, startup e innovazione