Da San Francisco a New York, se le aziende assumono e pagano l’affitto ai dipendenti


Il 66% delle aziende sostiene che l’elevato costo degli alloggi abbia un impatto negativo sul reclutamento di base


Da San Francisco a New York, se le aziende assumono e pagano l’affitto ai dipendenti

 

San Francisco, Sidney, Hong Kong, ma anche Londra, Milano, New York. Cosa hanno in comune tutte queste città? Un costo della vita così alto da impattare negativamente anche sul recruiting delle aziende spingendo spesso i candidati intercettati dalle multinazionali a rifiutare contratti potenzialmente molto interessanti a causa del caro affitti. Una situazione che sta portando molte società a rivedere i propri incentivi all’ingresso, offrendo soluzioni alternative e aiuti concreti ai talenti selezionati pur di non perderli.

Affitti sempre più cari

Nella top ten delle città più care al mondo spicca al primo posto San Francisco, dove l’affitto medio è intorno ai 1.800 dollari per affittuario singolo, mentre per una famiglia può superare i 3 mila dollari (42,81 dollari a mq).A seguire: New York con una media mensile sui 1.600 dollari e al terzo posto Hong Kong, pari circa a 1.300 dollari, che nel caso di una famiglia diventano più di 2.500 dollari. Giù dal podio: Dubai, Singapore, Washington, Ginevra, Sidney, Zurigo e per ultima Los Angeles con una media di 1.000 dollari al mese per singolo affittuario e meno di 2.000 per le famiglie (pari a 24,75 dollari a mq). In Europa, tra i principali hub a risentire del caro affitti e vendite c’è Londra, dove la carenza di alloggi economici sta diventando un reale ostacolo per le aziende nell’attrazione dei migliori talenti. Circa il 66% delle aziende, secondo un recente sondaggio di CBI / CBRE, sostiene che i costi degli alloggi abbiano avuto un impatto negativo sul reclutamento di base. Per questo, decine di datori di lavoro hanno accettato l’impegno del sindaco di Londra nel fornire una qualche forma aggiuntiva di aiuto per gli alloggi.

Il gigante KPMG ha concordato con le principali banche del Paese tassi ipotecari preferenziali per i suoi dipendenti, mentre la rivale Deloitte ha messo a disposizione per gli alloggi dei suoi dipendenti la banda larga superveloce gratuita, l’affitto gratuito per due settimane e la possibilità di non lasciare alcun deposito e tassa di registrazione. Puntando più a nord, è emblematico il caso della catena IKEA che vicino a uno dei suoi store nella capitale islandese Reykjavik sta costruendo un condominio da 36 unità dedicato ai dipendenti. Nella città danese di Billund, invece, il gigante dei giocattoli LEGO sta costruendo piccoli appartamenti per i lavoratori all’interno del suo rinnovato quartier generale, un luogo in cui l’azienda spera che il personale possa socializzare sia durante che fuori dall’orario di lavoro.

In Italia

In Italia, invece, il problema è particolarmente sentito soprattutto a Milano, città in cui gli affitti veleggiano facilmente intorno ai 1.200 e i 1.500 euro ad appartamento, a meno che non si opti per l’affitto di una singola stanza, magari in un quartiere periferico. Ma per quanto tempo un lavoratore è disposto a mettere in stand by la propria indipendenza e, più in generale, l’evoluzione della propria vita familiare scegliendo formule abitative in condivisione? Formule che, a ben vedere, sono perfettamente congeniali e molto apprezzate tra gli universitari, ma quando si arriva nell’età adulta e si deve fare i conti con le dinamiche lavorative, lo diventano sempre meno. Per altro, anche vivere in quartieri più economici, pur di abbattere un po’ il costo dell’affitto, non è sempre positivo, specie se aumenta la distanza chilometrica dal proprio posto di lavoro. Diverse ricerche dimostrano come il pendolarismo abbatta la produttività, mentre l’abitare più vicini al proprio luogo di lavoro prolungherebbe del 20% la presenza in ufficio. Le grandi aziende, dunque, hanno iniziato a rivedere le politiche di attraction e retention per i dipendenti, pensando a nuovi incentivi in fase di assunzione come prestiti, sussidi o aiuti con i mutui, segno che benefit comuni come l’iscrizione gratuita alla palestra non fanno più la differenza.

Nel mondo

Guardando al resto del mondo, si scopre il caso del colosso dell’elettronica Samsung che a Seoul e Suwon mette a disposizione dei suoi dipendenti un vero e proprio complesso di grattacieli. E anche in Cina, alcune importanti società tecnologiche e diverse multinazionali stanno fornendo assistenza abitativa ai dipendenti che devono affrontare costi crescenti nei principali hub del Paese. A Shenzhen Tencent, ad esempio, le big company di internet stanno offrendo prestiti senza interessi per aiutare i dipendenti a comprare casa in città, la società di e-commerce Alibaba ha optato per la costruzione di 380 appartamenti vicino al suo quartier generale a Hangzhou e la catena del caffè Starbucks ha offerto ai dipendenti a tempo pieno sussidi per coprire parte degli affitti. Ancora, a New York, la compagnia di audiolibri Audible ha incoraggiato lo staff a trasferirsi a Newark, vicino alla sua sede, offrendo un sussidio per l’affitto di 250 dollari e ha introdotto finanche una lotteria che mette a disposizione di 20 fortunati vincitori un affitto annuale pagato dalla compagnia.

Il caso Silicon Valley

Ma è spostandosi in Silicon Valley che si incontrano i piani più grandiosi. La Bay Area di San Francisco in cui hanno sede i giganti di Facebook, Google e Apple non è mai riuscita a soddisfare l’intensa richiesta di alloggi, con prezzi che ormai sono vicini alle stelle. Basti pensare che a marzo 2018, secondo la ricerca di CoreLogic, il prezzo medio di una casa in questa zona è arrivato al livello record di 820.000 dollari. Così, nel tentativo di risolvere la situazione, Facebook ha investito ben 20 milioni di dollari per progetti di edilizia abitativa a prezzi accessibili e ha ideato un piano per costruire 1.500 case a prezzi accessibili accanto alla sua sede di Menlo Park come parte della nuova comunità chiamata Willow Creek, con 225 appartamenti da offrire a prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato. Google e i suoi partner, invece, hanno ottenuto il via libera per costruire quasi 10mila nuove case intorno alla base di Mountain View.

Numeri che sembrano enormi ma che in realtà rappresentano solo un primo, piccolo, passo avanti, tanto è grande il problema. E anche al netto dell’impegno di queste grandi aziende nel campo dell’edilizia agevolata, resta da chiedersi quanto i lavoratori possano essere entusiasti di vivere in un quartiere scelto dai propri datori di lavoro, in appartamenti generalmente tutti uguali, in cui anche al di fuori dall’orario di lavoro possono ricrearsi dinamiche molto simili a quelle della vita da ufficio. Insomma, la distanza tra vita privata e professionale, già seriamente compromessa da email e web chat, rischia di essere assottigliata ulteriormente dalla scure del caro vita.

L'autore

Silvia Pagliuca

Silvia Pagliuca Giornalista professionista e Comunicatore pubblico, è laureata in scienze e tecnologie della comunicazione, con Master in management della comunicazione sociale, politica e istituzionale e Master in giornalismo presso il campus IULM - Mediaset. Scrive di lavoro, startup, innovazione e imprenditoria per Corriere della Sera, Corriere Imprese e Corriere del Trentino. Collabora come copywriter e consulente in comunicazione per diverse realtà pubbliche e private.