Il Decreto Dignità, tra lotta al precariato e rischio disoccupazione


Stretta sui contratti a termine, sanzioni sulle delocalizzazioni, lotta alla ludopatia e semplificazioni fiscali


Il Decreto Dignità, tra lotta al precariato e rischio disoccupazione

Luca Solari, ordinario di Organizzazione aziendale alla Statale  di Milano

Stretta sui contratti a termine, norme più rigide sulle delocalizzazioni, lotta alla ludopatia, semplificazioni fiscali. Sono solo alcune delle principali novità previste dal «decreto dignità», ilprimo atto normativo del governo Lega – M5S pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 13 luglio. Il testo, ora al vaglio del Parlamento, ha già provocato la levata di scudi di molte realtà imprenditoriali che ne contestano l’impostazione, mentre l’Inps ha lanciato l’allarme sul rischio che con questa normativa possano venire meno 8 mila posti di lavoro all’anno, da qui ai prossimi dieci anni. «L’impostazione è sbagliata – contesta il professore Luca Solari, ordinario di Organizzazione aziendale presso l’Università degli Studi di Milano – il mercato non può reggersi solo su contratti a tempo indeterminato». Ma andiamo con ordine.

 

Cosa cambia con il nuovo decreto nel mondo del lavoro?

Il Ministro del Lavoro Di Maio

La novità principale riguarda la stretta sui contratti a termine la cui durata scende dai 36 ai 24 mesi, per un massimo di 4 proroghe anziché 5. A ogni rinnovo dovranno essere indicate le causali, ovvero gli imprenditori dovranno specificare per quali ragioni intendono proseguire con un contratto a tempo determinato. Sono esclusi da questa richiesta i lavori stagionali e le pubbliche amministrazioni, mentre le fattispecie ammesse sono due: esigenze temporanee e oggettive ed esigenze legate a incrementi temporanei e non programmabili dell’attività. A ciò si aggiunge la leva contributiva: per ogni rinnovo bisognerà versare un contributo aggiuntivo dello 0,5% che va a sommarsi a quello già previsto dalla riforma Fornero, pari all’1,4%. A essere interessati dalla normativa sono anche i contratti in somministrazione, a eccezione dello staff leasing, mentre alle agenzie per il lavoro non si applica il tetto del 20% di lavoro a tempo determinato sul totale degli indeterminati, previsto per gli altri. Nel caso in cui il lavoratore volesse impugnare il contratto a tempo, poi, non ha più 120 giorni di tempo per farlo, ma 180 e anche in caso di licenziamento illegittimo aumenta la forbice di indennizzo massimo che vola dalle 24 mensilità previste dal JobsAct alle 36 mensilità, mentre il minimo passa da 4 a 6 mensilità.

Quanti sono i contratti a termine in Italia?

L’Istat ne indica quasi 3 milioni su oltre 17 milioni di lavoratori dipendenti, con un trend in ascesa, mentre l’Inps ricorda che la crescita degli occupati registrata dal 2015 al 2017 (pari a 800 mila unità) era riferibile quasi completamente all’aumento dei contratti a termine (nel 2017 i tempi determinati sono cresciuti di 537 mila unità, gli indeterminati sono calati di 117 mila unità). Non solo, sempre l’Inps, con il suo presidente Tito Boeri, ha evidenziato come l’inasprimento del costo del lavoro complessivo possa avere un impatto negativo sulla domanda, generando una contrazione di almeno 8 mila posti di lavoro all’anno. Una stima, per altro, ritenuta«ottimistica». Ma le intenzioni del decreto erano quelle di mettere un freno al precariato, non per questo aumentando la disoccupazione.

Aumenterà la disoccupazione?

«Il mercato del lavoro si trova davanti a grandissime sfide e di tutto ha bisogno meno che di essere eccessivamente ingessato. Il lavoro – spiega Luca Solari, professore ordinario di Organizzazione aziendale presso l’Università degli Studi di Milano – non è una variabile indipendente. Se vogliamo che torni a correre, dobbiamo far crescere l’economia e investire sulle competenze dei lavoratori».Ovvero, puntare sulla formazione. «L’impostazione stessa su cui si regge il decreto è sbagliata perché parte dal presupposto che il mercato del lavoro possa essere regolato per legge e che il tempo indeterminato sia l’unico tipo di contratto possibile, ma non è così, specialmente oggi» –continua il professore.Il rischio, dunque, è che le misure previste possano mettere in ulteriore difficoltà il sistema. Da qui, l’allarme condiviso dal prof. Solari sulle migliaia di posti di lavoro che potrebbero perdersi.

«Non serve un economista per capirlo – riflette Solari –. Questo rischio è concreto ed evidente. Ed è un peccato perché si torna indietro rispetto a quanto si era fatto in passato, cercando di rendere più flessibili le normative e dunque più adatte a quanto richiesto oggi dal mondo del lavoro. Il punto essenziale, infatti, è rendere i lavoratori sempre più appetibili sul mercato, potenziarne le competenze con la formazione continua e rafforzare le politiche attive» -rincara il professore.Ma il decreto prevede anche altre misure, come le sanzioni per chi delocalizza. Le imprese che hanno ricevuto aiuti di Stato per finanziare i propri investimenti produttivi, per almeno 5 anni, non potranno spostare le loro attività all’estero. In caso dovessero decidere di farlo, dovranno restituire i soldi ricevuti con interessi maggiorati del 5% se lo spostamento della sede avviene in Europa, se invece avviene fuori dai confini europei, la sanzione può anche raddoppiare o quadruplicare il valore dell’incentivo ricevuto. Infine, viene congelato il redditometro, rivisto il meccanismo dello split payment e vengono bloccate la pubblicità e le sponsorizzazioni legate al gioco d’azzardo.

L'autore

Silvia Pagliuca

Silvia Pagliuca Giornalista professionista e Comunicatore pubblico, è laureata in scienze e tecnologie della comunicazione, con Master in management della comunicazione sociale, politica e istituzionale e Master in giornalismo presso il campus IULM - Mediaset. Scrive di lavoro, startup, innovazione e imprenditoria per Corriere della Sera, Corriere Imprese e Corriere del Trentino. Collabora come copywriter e consulente in comunicazione per diverse realtà pubbliche e private.