Le 8 lezioni del datagate di Cambrige Analytica


Sul web non ci sono benefattori e nulla è gratis. Il prezzo del servizio sono i nostri dati personali


Le 8 lezioni del datagate di Cambrige Analytica

L’eco della vicenda non siè ancora spenta, tuttavia conviene fin d’ora abbandonare i toni apocalittici per cercare di valutare con equilibrio le sue conseguenze. Nel corso delle testimonianze rese al Congresso e al Senato Usa, Zuckerberg si è impegnato a introdurre maggiore trasparenza e aumentare il controllo sui contenuti di Facebook, anche a beneficio dei minori. Ottimi propositi, se consideriamo che la trasparenza dell’algoritmo e la governance delle piattaforme sono elementi a lungo invocati, finora senza risultato.

Lezione n. 1

Sul web non ci sono benefattori e nulla è gratis. Il prezzo del servizio sono i nostri dati personali e quando accediamo a un social network sottoscriviamo un contratto di cui è buona norma leggere le clausole. I dati sono il principale elemento di un mercato a cui non sfuggono neppure le dinamiche della democrazia e i meccanismi di formazione del consenso.

Lezione n. 2

In un ecosistema digitale (da Derrick De Kerckhove definito “datacrazia”) tutti debbono rispettare le regole e le autorità intervenire con tempestività in caso di violazione. Alla base di tutto vi è la fiducia e il vero vulnus consiste nell’averla messa in crisi. Ciò è tanto più grave se consideriamo che la disciplina dell’accesso ai dati (alcuni dei quali, detenuti da soggetti pubblici o privati, sono un bene comune da aprire alla fruizione collettiva) è uno degli elementi chiave per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Lezione n. 3

L’autorità pubblica deve riappropriarsi di un ruolo di guida e indirizzo in favore di un mercato concorrenziale ove una manciata di operatori privati ha sinora potuto operare a livello globale e consolidarsi anche in virtù di sistemi giuridici frammentati, privi di regole armonizzatee con autorità di controllo operanti in ordine sparso, condizionate anche dal timore che intervenire con rigore su tali soggetti avrebbe rischiato di alterare il funzionamento della Rete, assurta a Moloch supremo. Serve un ombudsman indipendente che tuteli i diritti degli utenti/cittadini su internet.

Lezione n. 4

Occorre essere equilibrati. Sarebbe grave se l’onda lunga dello scandalo arrivasse a compromettere la nostra fiducia nel digitale, nelle transazioni on line e nelle regole delle relazioni euro-atlantiche. Il rapporto Villani, che è alla base della strategia francese in tema di intelligenza artificiale, presentato lo scorso 29 marzo, propone di rinegoziare il PrivacyShield, l’accordo Eu-Usa del 2016 sul trasferimento transfrontaliero dei dati, in quanto presenterebbe “zone d’ombra” che compromettono la protezione dei consumatori europei. Si tratta di una posizione che non trova alcun fondamento nello scandalo in esame.

Lezione n.5

Occorre che i cittadini facciano valerei propri diritti attivando i meccanismi di tutela previsti, come avvenuto nel caso Schrems che nel 2015 ha portato al PrivacyShield e nel caso Google Spain con cui nel2014 è stato riconosciuto il diritto all’oblio, poi codificato nel Regolamento europeo.

Lezione n. 6

Si impone il tema delle responsabilità delle piattaforme digitali, sul quale la Commissione europea è attesa nei prossimi giorni a una presa di posizione volta a chiarire il ruolo degli intermediari circa i contenuti veicolati sulla Rete, in base a quanto previsto dalla direttiva sul commercio elettronico del 2000.

Lezione n. 7

Se pare assodato che vi sia stata una violazione delle regole USA, in particolare del Consent Decree del 2011 che imponeva a Facebook di proteggere i dati degli utenti da abusi di terze parti, per l’applicazione delle sanzioni previste dalla normativa europea occorre attendere l’esito degli accertamenti in corso. Una delle novità del Regolamento (che aumenta le sanzioni sino a 20 milioni di euro e al 4% del fatturato, a carico di persone fisiche e giuridiche) è che si applica anche alle aziende situate fuori dall’Ue, nel caso in cui le stesse offrano servizi e prodotti a persone che si trovano nel territorio europeo o controllino il comportamento di soggetti ivi localizzati.

Lezione n. 8

Sun Tzu, autore de “L’arte della guerra”, dice che un cliente insoddisfatto ti insegna molte cose. Recentemente il fondopensioni delle insegnanti della Californiae (l’hedge fund Jana Partners tra gli azionisti di Apple) ha chiesto alla società di intervenire con maggior efficacia contro la dipendenza dagli smartphone. Il che ci porta a rilevare che la convenienza economica è una straordinaria leva per il rispetto delle regole e indurre a comportamenti virtuosi. Ce lo auguriamo.

 

Fonte: formiche.net

L'autore

Maurizio Mensi

Maurizio Maurizio Mensi é professore di Diritto dell’economia alla Scuola nazionale dell’amministrazione e di Diritto dell’informazione e della comunicazione all’Università LUISS Guido Carli. Membro del Servizio giuridico della Commissione europea e avvocato, attualmente è Presidente dell’Organo di Vigilanza sulla rete di Telecom Italia. È stato direttore del Servizio giuridico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, funzionario della Commissione europea, Procuratore dello Stato a Catania e Avvocato dello Stato a Venezia, ove ha insegnato Diritto dell’economia all’Università Cà Foscari, Presidente del Comitato Media e Minori. Autore di libri e pubblicazioni in tema di comunicazioni elettroniche, media, cybersicurezza, regolazione e concorrenza