Da Oldani a Cannavacciuolo, la vita social degli chef


C’è chi si diverte tra stories su Instagram e Facebook e chi considera le piattaforme una perdita di tempo


Da Oldani a Cannavacciuolo, la vita social degli chef

Hanno conquistato la televisione a colpi di ricette, piatti lanciati e feroci recensioni di ristoranti nel mondo. Ora gli chef partono anche alla conquista del web. Ed è proprio tramite i social network, usati o abusati dai cuochi di casa nostra, che finalmente gli appassionati di cucina possono avere accesso anche al lato privato dei grandi maestri della cucina. E avere un lasciapassare virtuale nel dietro le quinte di un ristorante: la preparazione della mise en place, la frenesia prima del servizio, la vita autentica di chi lavora ai fornelli. Un ambiente fino ad ora conosciuto solo per sentito dire o ad appannaggio di pochi privilegiati. Ora alcuni chef digitalmente evoluti hanno definitivamente alzato il sipario su questo lavoro tanto bello quanto faticoso. E se molti lo fanno per motivi professionali – per trovare nuovi membri dello staff o fornitori, oppure per creare un’immagine più positiva del proprio lavoro – altri invece preferiscono rimanere puristi della professione, puntando a preservare le complesse dinamiche di cucina, dalla costruzione di un piatto alla vita di brigata.

Gestire la community

Lo chef Fabrizio Ferrari in cucina

Lo chef Fabrizio Ferrari del ristorante meneghino a un passo dal cielo “Unico”, gestisce autonomamente i suoi profili social mentre lascia la gestione di quelli del ristorante a un’agenzia di comunicazione: «Instagram in particolare mi diverte moltissimo, posto in orario di pranzo e amo anche fare delle stories con le novità che mi arrivano in cucina. Sono molto attivo in tal senso e mi piace tenermi aggiornato sulle ultime novità dei colleghi attraverso i social». Oltre che per la cucina, Moreno Cedroni, chef del “Clandestino” e della “Madonnina del Pescatore”, ha un notevole talento per la fotografia. Merito anche dei colori del suo “susci” creativo e del paesaggio marchigiano. Nominato di recente Ambasciatore dello Stoccafisso dal Norwegian Seafood Council, durante il suo viaggio alle isole Lofoten con i suoi post e le stories su Instagram ha aperto un’affascinante finestra su questo territorio e questa produzione di eccellenza.

Altro chef tecnologicamente attivo è Franco Aliberti, a fianco di Gianni Tarabini a “La Preséf”. Il ristorante fa parte dell’Azienda Agrituristica La Fiorida, una realtà che tra i suoi prodotti agricoli, gli allevamenti e il macello è in grado di auto-sostenersi. Imperdibili le sue stories che – armato di drone – Aliberti posta su Instagram: dagli incredibili panorami della Valtellina, alle incursioni nella vita degli animali della fattoria, fino alle immagini macro dei suoi meravigliosi dessert e i dettagli delle coloratissime materie prime. «I miei canali preferiti sono Facebook, Instagram e Twitter, ognuno con la sua identità ma con un filo conduttore comune. La mia vita è frenetica e ricca di impegni, perciò è difficile scindere l’ambito personale da quello professionale. Sicuramente focalizzo queste attività social su di me, seguendo i “trend” della comunicazione. Devo confessare però che ho una persona che mi aiuta con pazienza nelle pubblicazioni, che è praticamente un social media manager assunto da noi… anche se a volte non sono così diligente!».

Anche se la gestione della community è tutt’altro che semplice, c’è chi ha deciso per il fai-da-te: i 5 soci di “Gialle&Co.”, locale milanese di recente apertura il cui core-business sono le baked potatoes, oltre a gestire a turno il locale, tengono attivi i social a rotazione, anche se il gestore principale è Antonio Testa. E postano soprattutto le Instagram stories. All’inizio, per far partire i social si sono affidati a un consulente esterno e dopo un paio di mesi di attività, ora sono autonomi. Lo chef Dario Pisani, di un altro ristorante milanese, il “Tre Cristi”, ha deciso invece di non avere alcun profilo social: «Trovo che la gestione di un profilo pubblico mi distolga dal mio lavoro in cucina e ci sono degli ottimi professionisti che possono gestire tutta la promozione dei social molto meglio di me».

Le web star poco social

Lo chef Davide Oldani

Sulla stessa lunghezza d’onda, uno degli chef più mediatici d’Italia, Davide Oldani, che dichiara di essere in un momento di rifiuto per l’abuso dei social network: «Ora sono in un momento non social. Perché la situazione è fuori controllo, all’eccesso. Il rischio per i giovani è di essere traviati da qualcosa che risulta essere una gran perdita di tempo, solo per guardare un eventuale like o curiosare i post che fanno gli altri. Io ad esempio, sono 15 giorni che non ci entro più.Perché non ce la faccio fisicamente, col tempo… e poi la scuola alberghiera… la mia giornata è sempre fatta di cose molto concrete. E la parte umana non deve mai passare in secondo piano: se contiamo i minuti passati sui social e la vita vera, beh c’è qualcosa che non quadra. In Italia si parla tanto di privacy e poi sui social mettiamo di tutto. Per me la socialità vera è quella della tavola: toccarsi, guardarsi negli occhi, mangiare un buon piatto».

E infatti, più che twittare, Oldani retwitta le foto dei clienti soddisfatti dopo una cena al “D’O” o tematiche di rilevanza sociale. Stesso discorso per Massimo Bottura, lo chef-filosofo per eccellenza: 91.700 follower su Twitter, anche lui retwitta quello che gli interessa: che siano foto di lui che spazza davanti all’“Osteria Francescana” o citazioni dei suoi discorsi. Instancabile, quando si tratta di divulgare il suo impegno per sostenere l’associazione no-profit “Food for Soul”, nella lotta contro lo spreco alimentare. E l’attività de “Il Refettorio Ambrosiano” – inaugurato ai tempi di Expo – capostipite di una lunga serie di aperture in tutto il mondo, Torino, Londra, Parigi. È stata proprio la foto assieme a Robert De Niro, che ha sigillato il comune progetto contro la fame per il Bronx, a stimolare più social engagement di sempre.

Il marketing e gli influencer

C’è poi l’altro lato della medaglia. Attorno al mondo del cibo, anche nella sua versione “hi-tech”, gira un business fiorente. Non si tratta solo della mania del foodporn di gustosi piatti. Quello del cibo – come già successo per il fashion – è sicuramente il regno per eccellenza dell’influencer marketing. E le aziende se ne sono accorte. Sempre più popolari, grazie anche a programmi e format televisivi, gli chef sembrano oggi avere un ruolo non indifferente in questo contesto, alla luce dei consensi e del grandissimo seguito che hanno sui social. Basta vedere Antonino Cannavacciuolo, Chef Rubio, Alessandro Borghese, Bruno Barbieri, Carlo Cracco, nel tempo trasformati da star della tv e testimonial di prodotti.

Le armi vincenti? L’ironia, l’essere virtualmente ritenuto un sex symbol 2.0. Ma anche la vita reale, una volta smessi i panni da chef. Anche se, a sorpresa, i più influenti alla fine sono quelli meno attivi. «C’è chi è bravo a fare i post, va bene… io faccio il mio», ci dice Carlo Cracco, «fosse per me, saremmo ancora all’età della pietra… non sono pratico con i social. Fa tutto Rosa (Fanti Cracco, la moglie – n.d.r) e un altro collaboratore». Da un lato quindi c’è questa grande popolarità che arriva da sé, magari perché in passato si è ben seminato. Dall’altra, c’è una precisa strategia social, fatta di una presenza costante su quasi tutte le piattaforme, con contenuti che variano dal promozionale all’informativo. Social network che vai, chef famoso che trovi, insomma. A dimostrazione di come i social network, se usati con competenza, non solo veicolano contenuti interessanti, ma soprattutto pensano ai fruitori. Diventando un potente strumento di racconto e – in seconda battuta – anche di marketing. Raccontandoci storie che ci piace davvero vedere.

L'autore

Tarsia Trevisan

Tarsia Trevisan Giornalista e influencer nel settore enogastronomico. Viaggiatrice seriale, non si fa perdere mai un’occasione per “assaggiare” il mondo in un piatto. Perché un Paese si conosce anche attraverso i suoi sapori, e quattro chiacchiere con i suoi migliori ambasciatori: gli chef