Informarsi con lentezza, se l’approccio slow al digitale crea benessere


L’esperimento di un giornalista del New York Times: per una settimana informazioni solo da cartaceo


Informarsi con lentezza, se l’approccio slow al digitale crea benessere

 

Farhad Manjoo è un giornalista del New York Times che per due mesi ha fatto una scelta radicale: informarsi esclusivamente su quotidiani e magazine cartacei. In questo periodo, ha evitato con cura di imbattersi in notizie e commenti su social e siti online. L’esperienza, raccontata sul giornale newyorkese in un articolo pubblicato lo scorso 7 marzo, ha prodotto risultati a suo dire sorprendenti.Oltre al calo evidente dello stress e al maggiore tempo a disposizione per altre attività, Manjoo ha affermato di essersi informato in modo molto più accurato e di aver dribblato moltissime fake news

I benefici

. Ma non solo, la lettura su carta gli ha permesso di crearsi una propria opinione in modo più lucido e di farsi condizionare meno emotivamente. Benché «ascetico», l’esperimento è una delle tante dimostrazioni di quanto la possibilità di avere un rapporto più sereno con il digitale e con la rete passi sempre di più da una gestione sana di modi e tempi di fruizione dell’informazione su smartphone, tablet e pc. E quanto più il flusso informativo in arrivo dai social spinge verso la distrazione, soprattutto sul lavoro, tanto più si rende necessario un approccio “slow” al digitale anche nelle aziende.

I dubbi

La preoccupazione, come è noto, è che le interruzioni generate dai device di comunicazione e dai social limitino la produttività sul posto di lavoro e creino  tensioni.Non a caso, si moltiplicano le iniziative a favore di un digitale «buono, pulito e giusto», per ricalcare il claim di Slow food. Un progetto degno di nota, per esempio, è il Center for Humane Technology, un team internazionale composto da ex top manager e professionisti di società hi tech che lancia idee per migliorare il modo di progettare le tecnologie digitali. L’obiettivo è mettere a punto una cultura del design di strumenti e app basata sulla centralità dell’essere umano, sui suoi bisogni più profondi e sulla necessità di non distrarsi. Allo stesso modo, è più frequente trovare esperti di disintossicazione digitale che suggeriscono ad aziende e individui gli step da compiere per non farsi travolgere dal vortice informativo. Per esempio, Alessio Carciofi si dedica a questi temi dal 2013 e nel 2016 ha creato Digital detox, un’azienda che fa coaching su questi argomenti e lavora «non per spingere a una disconnessione dalla rete, ma a un equilibrio migliore con il digitale».

Il contesto in cui agisce una persona in ufficio è, spiega Carciofi, frammentato. «Ogni 180 secondi, in media, siamo interrotti e, a causa delle distrazioni provenienti dal mondo digitale, si tratti di una notizia su un social o di un’email, stiamo in pratica due ore in più al lavoro».Un aspetto critico, è appunto, quello dell’informazione. Il rullo continuo di news su Facebook e co., oltre a essere fonte di deconcentrazione, impatta sull’emotività. «Il cervello può elaborare solo 40 bit al secondo, ma la quantità di informazioni sparata dalla rete è molto più elevata», dice il fondatore di Digital detox.«Questo digitale così pervasivo si rapporta con limiti strutturali e chimici dell’essere umano. E in questo scenario, la ricerca di notizie non è tanto finalizzata a essere informati quanto alle emozioni che una novità in più può creare in noi. È noto che quest’attività, questo sentirsi nel flusso ci porta a rilasciare dopamina, una sostanza da cui diventiamo dipendenti».

Cosa fare

Le contromisure da adottare? Rivedere le proprie abitudini.«Bisognerebbe decidere in quali momenti della giornata concentrare la propria attenzione sulle varie attività scegliendo in base ai propri picchi energetici», afferma Carciofi. «Per esempio, sarebbe efficace svolgere i compiti più impegnativi nel periodo di massima energia, che sia la mattina o il pomeriggio e dilazionare il resto, tra cui il rispondere alle email meno importanti, in tempi prestabiliti in cui siamo più stanchi e meno produttivi. Stesso discorso per le notizie: siamo noi a dover andare verso l’informazione in due-tre momenti della giornata e non viceversa».

Fare ordine, quindi, e non interrompere del tutto. Anche perché ci sono ricerche che dimostrano che allontanarsi completamente dalle piattaforme social può generare malessere. Uno studio dell’università del Queensland, in Australia, ha per esempio rilevato che assentarsi per soli cinque giorni da Facebook può abbassare molto i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, ma allo stesso tempo, il campione che si è sottoposto al test ha ammesso che, nonostante il minore logorio, anche la sensazione di benessere si riduceva. Ma se è possibile suggerire ai lavoratori di un’azienda quali accorgimenti adottare per vivere in modo più proficuo la relazione con il digitale, non è altrettanto facile pretendere che, nella vita privata, le persone, soprattutto le più giovani, riescano ad autodisciplinarsi.

«La disciplina è difficile: richiede fatica e consapevolezza. Non mi aspetto che i ragazzi di quest’epoca scelgano di autolimitarsi sotto questo aspetto», osserva Francesco Tissoni, ricercatore nonché docente di Teorie e tecniche della comunicazione web all’Università degli studi di Milano. «L’unica forma di ‘disconnessione’ che può essere praticata a livello più ampio è quella per brevi periodi, quando per ricaricare le batterie mettiamo la risposta automatica alle email o spegniamo i nostri device. La domanda che mi pongo è: cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi anni, visto che tra un po’ anche la realtà aumentata diventerà più intrusiva? In prospettiva, più che sperare in un rallentamento rispetto all’approccio al digitale che abbiamo ora, forse dovremmo augurarci che lo scenario futuro non peggiori rispetto a quello attuale».

L'autore

Maurizio Di Lucchio

Maurizio Di Lucchio Lucano, classe 1981, ha studiato alla Scuola di giornalismo “W. Tobagi”. Si occupa di economia, lavoro e innovazione. Collabora con EconomyUp, Wired, Pagina99, Corriere.it