Formula Sae, in pista vincono le auto da corsa degli studenti


I team di universitari hanno lavorato sulle vetture affiancati dagli esperti dell’Experis Academy


Formula Sae, in pista vincono le auto da corsa degli studenti

Sei team, migliaia di giovani universitari e una passione: l’automobilismo. La divisione MotorSport di Experis Academy, training centre di Manpower Group, ha corso l’ambitissima Formula SAE, competizione italiana tra atenei. Un evento educational che in più tappe mette alla prova giovani talenti di tutto il mondo coinvolgendoli nella progettazione e costruzione di un’auto da corsa che viene valutata durante una serie di prove in base alle sue qualità di design ed efficienza ingegneristica. Una sfida che i ragazzi del Politecnico di Milano (team Dynamis PRC), de La Sapienza di Roma (team Fast Charge Formula Student Electric), delle Università di Parma (Unipr Racing Team), Perugia (Unipg Racing Team), Pisa (e-Team Squadra Corse Pisa) e della Calabria (Unical Reparto Corse), hanno vissuto contando sulla supervisione e sull’affiancamento degli esperti dell’Experis Academy.

A partire da Marco Ferrari, responsabile del laboratorio di Experis per la formazione sui materiali compositi: «Abbiamo seguito i ragazzi nella realizzazione di alcune componenti delle auto, li abbiamo supportati durante le varie fasi e abbiamo unito alle loro intuizioni la nostra esperienza sul campo. Il risultato – assicura – è stato win-win: i team guidati dagli universitari hanno avuto modo di lavorare nel nostro laboratorio di Fornovo di Taro, i nostri corsisti si sono confrontati con richieste ed esigenze reali e noi di Experis abbiamo avviato un virtuoso sistema di economia circolare».Ogni giorno, nelle aule del laboratorio, infatti, vengono lavorate tantissime componenti in carbonio il cui smaltimento è molto oneroso. «Si pensi che in un anno e mezzo abbiamo avuto da smaltire oltre 400 kg di carbonio – afferma Ferrari–. Poter ridare una seconda vita agli oggetti creati nelle ore di formazione reimmettendoli nel ciclo produttivo è, dunque, straordinariamente importante per noi». E se alla circolarità si unisce il plus formativo, il gioco è fatto. Secondo quanto previsto dalla Formula SAE, infatti, ogni team ha dovuto progettare, costruire, testare e presentare la vettura durante gli eventi organizzati da SAE in collaborazione con le associazioni nazionali di ingegneri e tecnici dell’automobile.

Il lavoro in laboratorio

L’evento italiano, ospitato presso l’Autodromo di Varano de’ Melegari, in provincia di Parma, si è tenuto a luglio e ha visto, per il primo anno, oltre alla competizione tra vetture a combustione interna e vetture elettriche / ibride, l’introduzione della categoria Driveless, focalizzata sui sistemi a guida automatica. La valutazione è spettata a una giuria composta da esperti del mondo automotive e motorsport chiamati a stimare le performance di ogni auto con prove statiche (Design Event, Business Presentation Event e Cost Event) e dinamiche in pista (Acceleration, Skid Pad, Autocross, Endurance o Trackdrive per le auto a guida autonoma).

Marco Giannini, del team Sapienza Fast Charge dell’Università La Sapienza di Roma

Ben 2.600 gli studenti coinvolti, da 26 Paesi al mondo, per 87 team universitari di cui 20 extra UE. «Partecipare all’evento potendo contare sul supporto di Experis ha fatto la differenza. Nei laboratori abbiamo prodotto il pacchetto aereodinamico per la monoposto progettata da noi, ottenendo ottimi risultati – confida Sebastiano Stipa, del team DYNAMIS PRC del Politecnico Milano –. A Varano siamo arrivati quarti e nel secondo evento, in Repubblica Ceca, ci siamo qualificati addirittura secondi». «Per noi è stata un’esperienza unica. Abbiamo collaborato con gli esperti per la creazione del pacco batterie, con un obiettivo: realizzare un container in materiale composito che consentisse alla nostra auto da corsa di scendere sotto i 200 kg senza pilota. E ci siamo riusciti. Ma senza il supporto dell’Academy – dichiara Marco Giannini, del team Sapienza Fast Charge dell’Università La Sapienza di Roma – non sarebbe stato possibile perché un componente del genere ha costi di lavorazione e materia prima molto elevati».

«Il bilancio dell’attività – commenta Ferrari, ricordando che oltre ai laboratori, gli universitari hanno avuto a disposizione alcune ore di corso di formazione sui compositi – è sicuramente positivo. Abbiamo supportato i sei team italiani producendo per loro, e con loro, le componenti in carbonio di cui avevano bisogno, aiutandoli a realizzare la loro ambiziosa impresa». Il tutto con un valore aggiunto per l’ambiente e per la stessa formazione dell’Academy: «Non solo abbiamo evitato lo smaltimento di una grande quantità di carbonio, ma abbiamo anche innalzato ulteriormente il valore dei corsi ad accesso gratuito di laminazione e finitura che ciclicamente realizziamo visto che corsisti hanno potuto contribuire alla realizzazione delle componenti attenendosi a tempistiche e specifiche analoghe a quelle che vengono richieste da reali aziende motorsport. Un’occasione unica nel suo genere», conclude Ferrari.

L'autore

Silvia Pagliuca

Silvia Pagliuca Giornalista professionista e Comunicatore pubblico, è laureata in scienze e tecnologie della comunicazione, con Master in management della comunicazione sociale, politica e istituzionale e Master in giornalismo presso il campus IULM - Mediaset. Scrive di lavoro, startup, innovazione e imprenditoria per Corriere della Sera, Corriere Imprese e Corriere del Trentino. Collabora come copywriter e consulente in comunicazione per diverse realtà pubbliche e private.