Le pubbliche relazioni al tempo dei Big data


La più grande sfida per le organizzazioni sarà agire e comunicare in modo etico, responsabile e sostenibile


Le pubbliche relazioni al tempo dei Big data

Era il 1934 quando la società Linoleum del Gruppo Pirelli aprì il suo Ufficio di Relazioni Pubbliche: si trattava della prima esperienza per un’industria italiana, che scelse di affidare l’incarico a Giuseppe Luraghi, dirigente di azienda, editore e scrittore, noto soprattutto per essere stato presidente dell’Alfa Romeo. Da allora la figura di Luraghi, quella dell’esperto di relazioni pubbliche o, se vogliamo, più in generale del comunicatore, è cambiata radicalmente. Lo dice bene James E. Grunig, studioso americano di comunicazione strategica, nel suo ultimo libro «Public (&) Relations. Teorie e pratiche delle relazioni pubbliche in un mondo che cambia» (Franco Angeli). Nel testo, che approfondisce anche l’impatto del digitale e dei social media per le relazioni pubbliche, Grunig parla del superamento del tradizionale “modello simbolico-interpretativo”  – che comporta la diffusione di messaggi e la persuasione a senso unico – a favore del paradigma “strategico-comportamentale delle PR”, nel quale viene enfatizzata una comunicazione bidirezionale. Si tratta di un modello che dà voce ai pubblici e ne moltiplica l’influenza sul management aziendale e sulle istituzioni.

L’evoluzione del pensiero di Grunig è stata discussa in una recente presentazione a Roma cui hanno partecipato il suo allievo Jeong-Nam Kim e Franca Faccioli, professore ordinario all’Università la Sapienza di Roma, che ha curato la prefazione del volume. Il libro dedica ampio spazio al futuro delle PR tra etica, digitalizzazione e trend globali, con molti spunti di interesse. Ne segnaliamo due fra gli altri: la più grande chance fornita dai media digitali è che il controllo dei processi comunicativi è sempre più nelle mani dei pubblici. La conseguenza è che il comunicatore sì produce contenuti – pensiamo, ad esempio, ai molteplici approcci di content strategy delle aziende – ma, ancora di più, passa buona parte del proprio tempo a sviluppare una comunicazione dialogica con i propri pubblici e ad analizzarli, grazie alla mole di Big data di cui dispone. Ecco perché, altro aspetto innovativo, il comunicatore moderno è anche un professionista in grado di condurre ricerche e di saperle utilizzare in modo autonomo: con i media digitali gran parte del lavoro di relazioni pubbliche viene a includere la ricerca, perché ogni interazione con i pubblici rappresenta una potenziale fonte di dati. E nel futuro? Grunig sottolinea l’importanza per il comunicatore di adottare un comportamento etico, responsabile, sostenibile.

L'autore

Francesca Buttara

Francesca Buttara Si occupa di comunicazione e advocacy nella direzione relazioni esterne di una grande azienda. Collabora con importanti realtà associative e istituzionali su progetti strategici di comunicazione e public affairs. È autrice di pubblicazioni accademiche e giornalistiche su temi di policy nei settori dell’innovazione e delle infrastrutture.