Scienza, tecnologia e sport: le aziende alla ricerca del T-Factor


Cos’è il talento e come si riconosce? Il talk di ManpowerGroup con il professore Chamorro Premuzic, Zanetti e Egonu


Scienza, tecnologia e sport: le aziende alla ricerca del T-Factor

Cos’è il talento e come lo si riconosce? Le aziende non fanno che chiederselo. E non c’è da sorprendersi considerata la difficoltà che riscontrano nel trovare alcuni profili sul mercato. Come emerso dalla ricerca sul Talent Shortage realizzata da ManpowerGroup su 40 mila aziende nel mondo, il 45% dei datori di lavoro – il 37% in Italia – non riesce a trovare le competenze di cui ha bisogno. E tale scarsità, rende la competizione tra le imprese per la talent attraction ancora più acerrima. Dunque, serve una strategia. O meglio, un metodo scientifico, come spiegato da Tomas Chamorro Premuzic in occasione dell’incontro “Alla ricerca del T-Factor” organizzato da ManpowerGroup al Teatro Agorà della Triennale di Milano.

Serena Scarpello e la campionessa Egonu

L’appuntamento ha visto protagonisti con l’amministratore delegato di Manpower per l’Italia, RiccardoBarberis, e il professore dello University College di Londra, nonché Chief Talent Scientist di ManpowerGroup, Chamorro, anche il campione del calcio Javier Zanetti, per 19 anni in campo con l’Inter, squadra di cui oggi è vice-presidente, e Paola Egonu, la straordinaria campionessa della Agil Volley Novara, fuoriclasse nei recenti Mondiali in Giappone. A moderare il talk la giornalista Serena Scarpello, direttrice editoriale di LINC Magazine testata media partner dell’evento. Mission della serata: capire come sia possibile identificare e valorizzare le persone di maggior talento. Già, perché non solo mancano competenze specifiche in alcuni settori, ma anche quando i talenti vengono riconosciuti e portati in azienda, non sempre si riesce a farli crescere al meglio. Anzi. Spesso si crea disaffezione, se non addirittura delusione.

I tre ospiti con Riccardo Barberis, ad di ManpowerGroup Italia

«Questo denota un grave problema di leadership aziendale. Basta fare una veloce ricerca online per verificare come alla parola “capo” siano associati improperi di ogni genere. Cosa che va di pari passo con la sempre maggiore propensione all’imprenditorialità: le persone accettano finanche di lavorare più ore con un compenso più basso pur di non dover dipendere dalle gerarchie. Un vero e proprio dramma per le organizzazioni» – rileva Chamorro. Dunque, che fare? L’intuito, secondo il professore, non basta e la scienza può essere un fedele alleato per riuscire a rendere più efficace la propria strategia di talent attraction management. «Oggi, siamo in grado di elaborare test altamente accurati che, con un tasso di successo dell’85%, ci consentono di registrare i risultati di ciascun lavoratore. E un altro grande supporto viene dalle tracce digitali che ogni persona lascia dietro di sé: Facebook, Amazon, Netflix, ad esempio, possono dirci tantissimo su un candidato e spesso sanno molto meglio del candidato stesso quali sono i suoi talenti. È il più grande cambiamento degli ultimi tempi» – assicura Chamorro.E i lavoratori cosa dovranno fare per emergere? Per loro, a parlare sono le prodezze sportive di Zanetti e Egonu.  Il vice-presidente dei neroazzurri, scelto da ManpowerGroup come suo Talent Ambassador, infatti, afferma: «Il talento è qualcosa di innato, ma va allenato, sia in campo che fuori. Essere talentuosi vuol dire essere creativi, perseveranti, determinati e anche generosi, lavorando non solo per il proprio bene ma per quello dell’intera squadra». Pensiero condiviso da Egonu: «Alla capacità tecnica vanno uniti il carattere, la disponibilità, la determinazione in campo e la voglia di aiutare le proprie compagne o compagni, perchéquando si gioca in una squadra o si lavora in un team, si deve sempre dare una mano agli altri e accettare, allo stesso modo, il loro aiuto».

L’intervista a Javier Zanetti

Non solo, per Zanetti, arrivato in Italia nel 1995 e subito accolto dall’FC Inter come parte della famiglia, è fondamentale saper affrontare con il giusto spirito le difficoltà che si possono incontrare lungo il percorso:«Ciò che ci rende uomini di talento sono l’umiltà e la capacità di non arrendersi mai. L’ho imparato sulla mia pelle, sia lavorando come muratore con mio padre sia quando, dopo vent’anni da calciatore, mi sono ritirato. Non è stato facile cambiare mestiere, ma l’ho fatto studiando e preparandomi, giorno dopo giorno».Un vero e proprio «continuous learning» anche per lui, dunque, esattamente come per tutti coloro che sono chiamatia esprimere le proprie capacità in qualsiasi altro contesto professionale.«I talenti – conclude Riccardo Barberis – devono essere disponibili a formarsi e a mettersi alla prova, non sentendosi mai davvero arrivati. Non basta essere abili e competenti nel proprio settore, bisogna saper pensare digitale, riuscire a istaurare relazioni sociali, avere etica professionale. Solo così sarà possibile migliorare le proprie performance e far emergere, davvero, il T-Factor, fondamentale per il singolo lavorator ee per l’intera organizzazione in cui opera».

L'autore

Silvia Pagliuca

Silvia Pagliuca Giornalista professionista e Comunicatore pubblico, è laureata in scienze e tecnologie della comunicazione, con Master in management della comunicazione sociale, politica e istituzionale e Master in giornalismo presso il campus IULM - Mediaset. Scrive di lavoro, startup, innovazione e imprenditoria per Corriere della Sera, Corriere Imprese e Corriere del Trentino. Collabora come copywriter e consulente in comunicazione per diverse realtà pubbliche e private.