Visioni alternative


Il modo in cui ogni artista vede e descrive il mondo è profondamente diverso


Visioni alternative

59 Rivoli è un bellissimo palazzo di sei piani nel centro di Parigi occupato da una trentina di artisti che lavorano nei loro atelier incuranti del via vai continuo di chi come me è andato a cercarlo o di chi lo incrocia per caso tra una mostra al Centre Pompidou e lo shopping nel Marais. A differenza di una galleria d’arte classica, l’after squat di proprietà del Comune, aperto sei giorni su sette, sette ore al giorno, propone ai visitatori una vera e propria immersione nell’universo e nell’immaginario degli artisti che lo abitano. Ognuno di questi artisti, provenienti da tutto il mondo, lavora nel suo angolo riservato occupato da tele più o meno grandi, barattoli di vernice, sculture più o meno finite, fotografie e schermi che proiettano performance, libri d’arte e riviste di moda, oggetti di ogni tipo collezionati negli anni.

Tanti stili, nessuna regola se non quella di condividere uno spazio rispettando gli altri, artisti e spettatori. Questi ultimi si addentrano in un labirinto colorato e percorrono scale scolpite da scritte d’ispirazione o affrescate da enormi occhi dipinti sulle pareti, silenziosamente e con la sensazione di essere finiti in un luogo sacro che cambia religione a ogni angolo.Già perché in questo tempio dell’arte alternativa (in cui l’ingresso è gratuito e le donazioni libere), il modo in cui ognuno di questi artisti vede e descrive il mondo è profondamente diverso. (Bellissimi i quadri-collage di un artista italiano che ha rappresentato lo Spazio con i grandi gruppi del web – Google, Facebook – al posto dei pianeti ponendosi la domanda: What’s out there?). È l’espressione massima della creatività, che qui si può vedere nel suo flusso di coscienza più vero e senza la pressione propria delle sovrastrutture del sistema, ma in collaborazione con esso. I visitatori che da tutto il mondo si ritrovano in queste stanze senza pareti e senza guardiani e senza mediatori culturali, si sentono parte di un immenso ecosistema multiculturale e allo stesso tempo soli di fronte alla dura prova della bellezza sfacciata del cambiamento.

L'autore

Serena Scarpello

Serena Scarpello Direttrice Responsabile del magazine di cultura del lavoro LINC per il Gruppo Manpower. È stata conduttrice televisiva per il canale finanziario di SKY Class CNBC. Si è laureata presso l’Università LUISS Guido Carli in Relazioni Internazionali e specializzata in Comunicazione Economica, Politica e Istituzionale. Ha studiato a Madrid e a Bruxelles, e lavorato per la Farnesina. Giornalista pubblicista e docente di brand journalism e storytelling, nel tempo libero organizza presentazioni letterarie. Autrice del libro d'inchiesta "Comunicare meno, Comunicare meglio", Edizione Guerini.


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