Silvia Candiani: «L’innovazione tecnologica e il metodo socratico»


L’Ad di Microsoft Italia racconta la sua concezione di cambiamento


Silvia Candiani: «L’innovazione tecnologica e il metodo socratico»

Crede nei super poteri, Silvia Candiani, Ad di Microsoft Italia. Ammira Socrate e tutto ciò che riguarda il passato, tanto che avrebbe voluto fare l’archeologa. Eppure, vive progettando il futuro. Laureata  in Economia all’Università Bocconi di Milano, è volata fin da giovanissima negli States per partecipare a un exchange program con la Warthon School di Philadelphia. Era la più giovane, con i suoi 21 anni, ma ha saputo farsi notare, tanto che al ritorno in Italia è stata subito assunta da McKinsey. A seguire, un MBA presso l’Insead di Fontainebleau, in Francia. Successivamente, le lunghe esperienze alla San Paolo Imi e in Vodafone, per poi arrivare nell’iconica azienda di Bill Gates dove è stata Direttore Marketing & Operations, Direttore Divisione Consumer & Online e dove ha guidato la divisione Consumer e Channel per l’Europa centrale e dell’est con headquarter a Monaco di Baviera. Infine, il gradino più alto: essere alla guida di una realtà da 850 collaboratori, con una rete di 10 mila partner sul territorio, per portare l’Italia all’incontro con la rivoluzione digitale.

Big Data, cloud, digitalizzazione: lei è la lady dell’IT e dei sistemi informatici del futuro. Eppure, voleva fare l’archeologa. Come legge questo suo cambiamento?

«È sorprendente la vita: affascinata come ero da tutto ciò che aveva a che fare con la storia, tanto da voler fare l’archeologa, mi sono ritrovata a essere più orientata che mai verso l’innovazione. Dal passato al futuro. Ma è una strada che ho fermamente scelto di percorrere perché credo che non ci sia nulla di più emozionante dell’immaginare ciò che ancora non esiste. E la tecnologia è uno straordinario agente abilitante, come una sorta di super potere».

Un super potere che le permetterà di vincere la sfida del secolo dettata dalla Quarta Rivoluzione?

«Certamente. Con la tecnologia possiamo far emergere l’X Factor di ogni azienda. Prima, visualizziamo il futuro e le opportunità che si profilano all’orizzonte, poi interveniamo, con dinamismo e agilità, per raggiungere la meta che ci siamo prefissi. È un modo di essere ancora più che un modo di lavorare. Ed è un processo trasformativo che Microsoft applica non solo sui clienti ma anche su se stessa, per essere ancora più efficace e veloce».

E lei, oltre ad affidarsi al super potere tecnologico, come si prepara alla sfida del cambiamento?

«Cammino. Macino chilometri a piedi. Lo faccio ogni mattina prima di arrivare in ufficio. È un momento che dedico solo a me stessa, in cui rifletto, immagino, creo. E mi sento un po’ come se vivessi a New York, con il tailleur elegante da ufficio, i tacchi nella borsa e le scarpette da tennis colorate ai piedi».

Da dove deriva questa sua attitudine al cambiamento?

«Ho sempre desiderato essere incisiva, lasciare il segno. E ho capito fin da subito che per riuscirci avrei dovuto imparare ad affrontare il cambiamento pensando in maniera aspirazionale, dotandomi di una visione finale trasformativa più che incrementale. Sa cosa chiedo ai miei collaboratori? Immaginiamoci quale impatto vorremmo lasciare come Microsoft, non nel breve, ma nel lungo periodo e adoperiamoci per riuscirci».

Quanto conta il team per realizzare questa missione?

«Tantissimo. Amo circondarmi di persone molto diverse tra di loro in termini di vissuti, competenze, esperienze. La partecipazione e l’inclusione sono la chiave di volta. E poi, dobbiamo imparare a farci domande. Tante e giuste. Un po’ come se frequentassimo una scuola socratica. Del resto, Socrate sarebbe stato un personaggio eccezionale con cui lavorare. Il filosofo della maieutica che sapeva di non sapere».

E ancora una volta torniamo al passato.

«È vero. Ma attenzione: il passato coltiva i semi del futuro. L’approccio socratico altro non è che ciò che oggi chiamiamo coaching. E sicuramente, anche nell’epoca dell’intelligenza artificiale, Socrate avrebbe saputo fare le domande più giuste e ficcanti».

A proposito di Intelligenza Artificiale, Vahé Torossian, Corporate Vice President Western Europe di Microsoft sostiene che l’AI, senza un’emotività, non sia poi così smart. È d’accordo?

«L’intelligenza Artificiale è la componente principale del super potere di cui parlavo prima. Amplifica le nostre capacità perché riesce a dare un senso ai miliardi di dati che ci circondano. Ma da sola non basta: problemi complessi richiedono approcci risolutivi eterogenei. Ed è qui che entrano in gioco le abilità umane che ci consentono di mettere insieme persone e competenze diverse. Intelligenza artificiale ed emotiva diventano quindi come lo yin e lo yang dell’antica filosofia cinese, rappresentando l’incontro tra le capacità hard e quelle soft».

Le stesse che dovremo far crescere anche in futuro.

«Certamente. Il report del World Business Forum sostiene che il saldo netto dei lavori, nei prossimi anni, sarà positivo, anche se la maggior parte delle professioni subirà grandi trasformazioni. Dunque, avremo bisogno di nuove competenze e i giovani saranno particolarmente agevolati perché sono i più capaci di adattarsi al cambiamento. Il quadro delle competenze, in particolare, sarà composto da capacità analitiche e di coding ma potrà dirsi completo solo se sarà accompagnato da problem solving, capacità di lavorare in gruppo, skills comunicative e leadership partecipativa e visionaria. Dunque, è vero che le attività più ripetitive saranno sostituite dai robot, ma la tecnologia sarà anche ciò che ci consentirà di mettere persone diverse intorno allo stesso tavolo, facendole parlare la stessa lingua per approcciare in maniera globale le prossime strategie aziendali».

Un cambiamento che dovrà riguardare anche le singole persone, quindi?

«Assolutamente. Non dico che tutti dovranno diventare esperti di software, ma certamente dovranno imparare a comprendere la tecnologia. È una componente strategica della nostra contemporaneità ed è il driver del cambiamento che stiamo vivendo. Un cambiamento che non accade una volta soltanto, ma che è in costante divenire e che ci sfida quotidianamente. Tocca a noi saperci mettere in discussione e darci obiettivi ambiziosi».

È questo che l’ha portata a diventare la prima donna ai vertici di Microsoft?

«In un certo senso sì. Non mi sono mai posta dei limiti, neanche da piccola. Ho sempre saputo che avrei raggiunto traguardi importanti e ho lavorato per questo. Nelson Mandela diceva: “Sembra impossibile finché non accade”. È una frase che amo: a volte pensiamo che certi obiettivi siano impossibili da raggiungere, invece dobbiamo sognare e immaginare, sempre. Dobbiamo accettare le sfide, non fuggirle. Così ho fatto io, mettendomi alla prova ogni volta che ne ho avuto la possibilità. È solo sfidando noi stesse e rischiando che continuiamo a crescere. È un consiglio che mi sento di dare a tutte le donne».

Donne che hanno bisogno di più coraggio, secondo lei?

«Il coraggio è una componente fondamentale. Le donne troppo spesso rifuggono dalle opportunità per paura di non essere abbastanza in gamba, abbastanza preparate. Io ho contribuito a fondare l’associazione Valore D proprio con questo desiderio: spingere le donne a conquistare ciò che meritano. Perché è sempre, anzitutto, questione di merito. Più è meritocratico un settore e maggiore sarà la possibilità di vedere donne al vertice. Anche perché non abbiamo un gap di talento o di competenze da dover superare, anzi. Sul piano delle soft skills, le donne hanno capacità incredibili. Sono inclusive, creative, multitasking. Serve, dunque, maggiore audacia, sia da parte delle organizzazioni sia da parte delle dirette interessate, anche perché, ancora una volta, abbiamo la tecnologia dalla nostra parte».

Parla per esperienza personale?

«Certo, la tecnologia mi ha aiutata moltissimo a conciliare lavoro e famiglia. Viaggio spesso, ma in compenso lavoro tanto in smartworking, non togliendo del tempo né ai miei figli né al mio team. Grazie alla tecnologia e al digitale sono riuscita a dare il massimo. Inoltre, con i social network ho acquisito un nuovo modo di comunicare e di informarmi, anche se le mie vere passioni restano decisamente analogiche».

Ovvero?

«Amo la natura. Appena posso vado a sciare o mi concedo qualche giorno in barca a vela. E poi leggo. Ancora una volta scelgo libri molto diversi tra loro, libri che possono darmi spunti creativi».

Gli ultimi letti?

«I libri di Elena Ferrante e “HIT Refresh” del mio CEO, Satya Nadella. Bellissimi. In maniera diversa, sono guide illuminanti per comprendere meglio passato, presente e futuro».

 

 

L'autore

La redazione di LINC