Paola Pietrafesa, corsi e ricorsi di una mamma manager


Si ispira a Gian Battista Vico e a Sergio Marchionne l’AD e Direttore Generale di Allianz Bank


Paola Pietrafesa, corsi e ricorsi di una mamma manager

Si ispira a Gian Battista Vico e a Sergio Marchionne, Paola Pietrafesa, AD e Direttore Generale di Allianz Bank, istituto di credito che ha in gestione masse per un valore di 45,3 miliardi di euro. Tutta la sua vita è scandita da riti, passati di padre in figlia. Tradizioni che la riportano alle origini lucane e che le donano – come racconta chi la conosce bene – un “tocco di stile” che in un mondo prevalentemente maschile si fa fatica a trovare. Lei, dopo una Laurea in Economia e Commercio ed esperienze in Arthur Andersen e Deloitte & Touche, è entrata in Allianz nel 2005 come Responsabile della Revisione Interna e del Compliance Office di Allianz Global Investors Italy. Da lì in poi è stato un crescendo fino a quando, nel marzo 2018, dopo essere già stata nominata Direttore Generale, le è stato chiesto di succedere a uno dei suoi mentori, Giacomo Campora, ex AD della società. Una sfida che Pietrafesa ha affrontato facendo tesoro degli insegnamenti del pensatore umanista: «perché – assicura – la storia è fatta di corsi e ricorsi. E così è la vita».

Pietrafesa, di cosa non potrebbe mai fare a meno nei suoi corsi e ricorsi storici?

«Degli insegnamenti di mio padre. Un padre che ho adorato, ma che ho perso quando ero troppo giovane. Quando è morto, ho trovato nel suo ufficio un cassetto pieno di santini, ho deciso di tenerli con me e di darli ai miei figli quando affrontano degli esami o in altre occasioni importanti. È diventato un rito, una sorta di scaramanzia. Si vede che sono una donna del sud, vero? Pensi che non è domenica se non cucino pasta al forno, polpette e pizza. Sono piccole tradizioni che mi porto dalla mia terra d’origine, la Basilicata e che anche i miei figli, sempre abituati ad avere una mamma impegnatissima sul lavoro, amano molto».

Lei come è riuscita a conciliare le due dimensioni: donna in carriera e mamma?

«I miei figli sono nati quando lavoravo come consulente: non so cosa siano le maternità di un anno e mezzo, ho sempre lavorato tra le 10 e le 12 ore al giorno, non ho mai rinunciato a una trasferta per ragioni familiari, ma al tempo stesso la mia famiglia è sempre venuta prima di ogni altra cosa. E la stessa maternità mi ha insegnato moltissimo, anche a livello lavorativo, perché mi ha fatto relativizzare ogni cosa. Insomma, oggi, se mi guardo indietro, posso dire che è una questione di scelte: non è facile far quadrare tutto, specie quando lavori in un campo molto maschile, ma se sei determinata, ci riesci».

Già, ma le donne in posizioni di vertice, in Italia, continuano a essere molto poche, specie in un settore come il suo. Crede che le cose potranno cambiare in futuro?

«Per l’ambito finanziario dobbiamo fare una distinzione tra il livello dirigenziale e quello operativo. Nel primo caso, la scarsa presenza femminile tra le dirigenti è un retaggio storico perché le reti sono nate circa 50 anni fa ed erano composte principalmente da uomini che sono poi quelli che hanno fatto più carriera a livello dirigenziale. Da 15 anni a questa parte, però, la situazione sta cambiando. Io stessa amo circondarmi di donne. Per chi esercita un ruolo operativo, invece, il tema è diverso: nelle nostre reti solo il 17% è donna e questo perché la ricchezza, in Italia, è posseduta dai capifamiglia over 60 che preferiscono relazionarsi con gli uomini più che con le donne. Le cose cambieranno in futuro, è un processo in divenire».

Allianz come si sta muovendo?

«Abbiamo già due commissioni, Allianz Bank Pink e Crescita Organica al Femminile, che lavorano appositamente per aumentare la presenza femminile tra i consulenti finanziari. Ma soprattutto stiamo investendo nello smart working, uno dei più grandi cambiamenti che stiamo apportando a livello di gruppo. Pensi che circa 600 persone hanno la possibilità di lavorare in smart working per 10 giorni al mese, tutti i mesi».

E lei, da Presidente e AD, quali altri cambiamenti sta apportando?

«A livello di business, sono tanti i cambiamenti richiesti dal mercato. Già dieci anni fa abbiamo affrontato il passaggio al digitale, oggi stiamo investendo per creare nuovi prodotti, per innovare le tecnologie, per rivedere il modello distributivo e renderlo coerente con la nuova normativa che pone l’accento proprio sulla consulenza. Ma il più grande cambiamento legato alla mia leadership è sicuramente di tipo organizzativo. Mi dicono che da quando sono arrivata ho apportato “un tocco di stile”, dando un volto umano ed empatico all’organizzazione».

Non a caso, Giacomo Campora, suo predecessore, ha detto che lei ha “un’intelligenza emotiva fuori dal comune”.

«Sì, Campora è uno dei miei mentori. Mi ha insegnato moltissimo e ha saputo comprendere questo mio lato umano. Sono una persona che non ha paura di farsi vedere per ciò che è, anche nei momenti di debolezza. Sa quante volte i miei collaboratori mi hanno vista commuovere? La verità è che cerco di capire sempre chi ho di fronte, comportandomi di conseguenza: se so che devo lavorare con colleghe che hanno figli piccoli, evito di fissare una riunione alle 7 di sera, anche se poi pretendo che tutti rispettino le stesse scadenze. Questo perché sono convinta che uomini e donne debbano competere nella stessa arena, con buon senso, ma senza sconti».

Da cosa le deriva questo approccio?

«Da mio padre. Mi diceva: “Non dovrai mai dipendere da nessuno”. Una frase che ho sempre tenuto a mente, conquistando la mia autonomia giorno per giorno, a costo di grandi sacrifici. Anche quando pensavo fosse troppo difficile per continuare, specie quando i bambini erano piccoli, le sue parole mi tornavano in mente. E andavo avanti, senza mollare, con la certezza che ogni nuova sfida sarebbe stata un’opportunità».

Cosa la ispira al cambiamento?

«Sembrerà paradossale, per certi versi, ma è la storia a farmi percepire il cambiamento come qualcosa di positivo. Ho sempre creduto nella teoria dei corsi e ricorsi storici di Gian Battista Vico: determinati processi si ripetono ciclicamente, il cambiamento è imprescindibile, non possiamo sottrarci e non dobbiamo viverlo come una minaccia. È una visione che sto cercando di portare anche in Allianz Bank: spesso invito scienziati, filosofi e storici a parlare proprio di innovazione, di progresso, di futuro».

C’è un altro personaggio del passato che le sarebbe piaciuto incontrare o con cui avrebbe desiderato lavorare?

«In realtà ce ne sono due. Il primo l’ho conosciuto: è Carlo Azeglio Ciampi, era un amico di mio padre, una persona poliedrica, di grande spessore. Anche lui un filosofo, prima ancora che un economista. Il secondo è Sergio Marchionne: un uomo visionario, illuminato. Non ho avuto il piacere di conoscerlo ma sono certa che sarebbe stato un onore lavorare con lui».

Ha dei mentori?

«Sì, ne ho tre. Mio padre che, lavorando alla Banca d’Italia, mi ha ispirata fin dal primo momento, Paolo Gibello, presidente della Fondazione Deloitte con cui ho lavorato per 15 anni e Campora, che con i suoi consigli mi ha fatta crescere moltissimo, specie nelle difficoltà».

 E lei, che cosa si sente di consigliare ai più giovani e soprattutto, alle più giovani?

«Le donne, se sono brave, lo sono più degli uomini. Sono appassionate, multitasking, molto responsabili. Non ci sono gap di preparazione da colmare, ma abbiamo ancora molto da fare a livello culturale. Dunque, ragazze: siate indipendenti, siate autonome, imparate a credere di più in voi stesse. E, mamme: date loro l’esempio»

L'autore

La redazione di LINC