Javier Zanetti: «Vincere la partita del cambiamento»


Per il Vice President dell’Inter il talento va coltivato: serve forza di volontà per essere uomini prima che calciatori


Javier Zanetti: «Vincere la partita del cambiamento»

Il sito ufficiale dell’FC Internazionale Milano racconta che quando Javier Zanetti si presentò per la prima volta alla stampa italiana, stringeva tra le mani un sacchetto con dentro un paio di scarpe da calcio e il passaporto. Era il 28 luglio del 1995 e la leggenda di “Pupi” stava per iniziare. Da sempre con la maglia numero 4, Zanetti ha giocato ininterrottamente per 19 anni in un’unica squadra, diventandone capitano nel 1999. E quando, nel 2014, ha deciso di appendere le scarpette al chiodo, il prosieguo come Vice President è stato il risultato di un percorso impegnativo , ma anche naturale. Del resto, l’Inter per lui è sempre stata molto più di una squadra: “è una famiglia” – assicura. La stessa famiglia per cui ha macinato ben 11 mila km a piedi, con una media di 13 km corsi a partita. Quasi quanto dall’Italia all’Argentina, il paese in cui è nato il suo T-Factor.

Zanetti, nel mondo del calcio sei il simbolo del talento. Hai collezionato più presenze di tutti nella storia della tua squadra, l’Inter, ben 858, e più vittorie in assoluto con 16 trofei. Inoltre, sei stato tra i protagonisti della stagione perfetta, quella del 2009/2010, quando con José Mourinho in panchina avete conquistato lo storico Triplete. Dunque, cos’è per te il talento?

«Il talento è qualcosa che hai dentro. È creatività, perseveranza, determinazione, ma anche umiltà, senso di appartenenza, voglia di non arrendersi neanche davanti alle difficoltà. Anzi, soprattutto nei momenti di difficoltà perché la differenza la fai proprio quando ti trovi davanti una salita».

Quando hai scoperto il tuo T-factor?

«Da bambino, tutti mi dicevano che ero bravo a giocare a calcio, ma quando feci il provino per le giovanili dell’Independiente de Avellaneda non mi presero perché ero troppo magro. Soffrii molto, così iniziai a lavorare con mio padre che faceva il muratore. Un’esperienza che mi segnò nel profondo. Poi, dopo aver giocato per alcune squadre in Argentina, la svolta: l’Inter decise di acquistarmi e di portarmi in Italia. A quel punto, toccò a me decidere se credere o meno nel mio T-Factor».

Il resto è storia. Una storia tutta nerazzurra.

«Sì, decisi di scommettere sul mio talento e arrivai in Italia. L’Inter si dimostrò fin da subito una famiglia. Moratti andò oltre la mia abilità calcistica e volle conoscere la persona, sostenendomi fin dai primi momenti che, ammetto, non furono facili».

«Questo libro è il racconto schietto e sincero di quello che mi è successo o, meglio, di quello che sono riuscito a capire di me stesso una volta che i riflettori di San Siro si sono spenti per l’ultima volta sulle mie galoppate fino alla linea di fondo».

E oggi, da Vice President, sei chiamato a far emergere il tuo talento in maniera diversa. Come affronti questa nuova sfida?

«Per me è stato uno stimolo iniziare una nuova professione. Così, mi sono iscritto all’università e ho iniziato a studiare. Il continuous learning vale per tutti, anche per me che amo tanto mettermi alla prova e cercare di migliorarmi, sempre».

Credi che il talento sia un dono innato o che si possa allenare?

«Il talento è un dono, ma da solo non basta. È necessario allenarlo quotidianamente. Bisogna sacrificarsi, essere generosi, non guardare solo al proprio orticello. Io ho sempre cercato di farlo: ho giocato in tutti i ruoli per cui potevo essere utile alla squadra e non ho mai smesso di aiutare chi poteva avere più bisogno, anche fuori dal campo».

Il tuo impegno nel sociale è noto.

«La responsabilità sociale è una mia grande passione. Quando sono arrivato in Italia, sono entrato in un mondo fatto di agi, ma non ho mai dimenticato il mio Paese, per questo ho creato “Pupi”, una fondazione che opera per la protezione integrale dei diritti dei bambini e degli adolescenti e, appena posso, cerco di dare il mio contributo concreto a chi ha bisogno».

Di Manpower sei anche Talent Ambassador. Come interpreti questo ruolo?

«Ne sono onorato non solo perché posso portare il mio esempio a tante platee diverse, ma anche perché con ManpowerGroup condividiamo gli stessi valori, specie quando si parla di talento, di formazione, di passione. È stato molto bello, ad esempio, inaugurare con ManpowerGroup l’impianto sportivo polivalente di Tolentino, per aiutare i territori colpiti dal sisma. Quando giochi per cause così importanti, l’emozione è grandissima».

Non sempre però è facile trovare il giusto talento: è così anche nel calcio? I ragazzi di oggi sono disposti ad affrontare una formazione continua come la tua?

«Questo è un tema molto importante. I giovani devono capire che la gloria, da sola, non porta a nulla. Servono spirito di sacrificio e voglia di fare. A chi si affaccia al mio mondo, consiglio sempre tre cose: non arrendetevi mai e imparate a superare le difficoltà con coraggio, lavorate, giorno dopo giorno, per mantenere il livello che avete raggiunto e siate equilibrati, tenendo sempre a mente il vostro obiettivo. Serve forza mentale per affrontare una carriera nel mondo dello sport, specie oggi con la pressione mediatica esercitata anche dai social network. In un simile contesto, bisogna essere uomini prima che calciatori. L’Inter l’ha dimostrato l’anno del Triplete: in campo non eravamo undici sportivi, ma undici uomini pronti a dare il massimo per i nostri tifosi».

Oggi, che sei fonte di ispirazione per le nuove leve, ci sveli chi è stato il tuo mentore, la tua guida?

«Più che un mentore, ho avuto un compagno di viaggio, anzi una compagna. È mia moglie. La conosco da quando sono piccolo ed è sempre stata al mio fianco, trovando ogni volta la parola giusta al momento giusto. Chi sono lo devo molto a lei».

L'autore

Serena Scarpello

Serena Scarpello Direttrice Responsabile del magazine di cultura del lavoro LINC per il Gruppo Manpower, responsabile dei progetti editoriali nel gruppo di comunicazione HAVAS PR. È stata conduttrice televisiva per il canale finanziario di SKY Class CNBC. Si è laureata presso l’Università LUISS Guido Carli in Relazioni Internazionali e specializzata in Comunicazione Economica, Politica e Istituzionale. Ha studiato a Madrid e a Bruxelles. Giornalista professionista e docente di brand journalism, nel tempo libero organizza presentazioni letterarie. Nel 2017 ha pubblicato il libro d’inchiesta "Comunicare meno, Comunicare meglio” (Ed. Guerini).


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