Crisi Samsung e Apple, addio magia da ultimo modello di smartphone?


Con le immissioni sul mercato di modelli nuovi ogni anno le superpotenze potrebbero aver saturato il mercato


Crisi Samsung e Apple, addio magia da ultimo modello di smartphone?

«Se c’è una cosa che abbiamo imparato nel 2018 è che la maggior parte delle persone che vogliono uno smartphone strabiliante, ne hanno già uno». La risposta  che The Verge dà alla più clamorosa – e difficilmente prevedibile – crisi economica degli ultimi tempi è la più semplice possibile, e per tanto quella con maggiori chance di avvicinarsi alla verità. Sembra impossibile, vero, che Apple sia finita in una buca? Invece, sta succedendo, e molta della responsabilità è nostra, anche tua e di tua madre. Qualche dato, giusto per capire l’enormità del guaio in cui si trova la superpotenza tech che negli ultimi anni ha rivoluzionato tutte le nostre abitudini. A Cupertino, dove appena lo scorso agosto, per la prima volta nella storia dei mercati finanziari, veniva sfondata quota mille miliardi di dollari di capitalizzazione, nel giro di una settimana sono stati annunciati due ridimensionamenti nella produzione di Iphone. Un’icona che proprio il 9 gennaio ha compiuto 12 anni, e che dopo aver colonizzato il pianeta, pare oggi dare i primi segnali di un invecchiamento non proprio entusiasmante. Tra gennaio e marzo, infatti, Apple produrrà tra i 40 e i 43 milioni di smartphone, contro i 48 circa che erano stati inizialmente pianificati e gli oltre 52 milioni dichiarati nel 2018. Il danno è enorme, tanto che qualcuno  comincia a domandarsi se Apple non sia destinata ad andare incontro a un declino in stile Nokia o BlackBerry.

Una sorta di contagio di alto bordo pare aver colpito anche la rivale di sempre, Samsung, il principale produttore mondiale di smartphone con il 20% del mercato contro il 13% circa di Apple, superata in estate da Huawei. Il colosso coreano ha calcolato tra ottobre e dicembre un utile operativo in calo del 28,7% rispetto allo stesso periodo del 2017.
Tutti i modelli più recenti delle due società sono andati parecchio male, sotto ogni aspettativa. È successo al Galaxy S9, è successo a XS, XS Max e XR, i gioielli presentati in autunno da Tim Cook. È stato il numero uno di Apple a tentare di spiegare in una lettera agli investitori quali sono i problemi che stanno turbando la mela morsicata: il cambio sfavorevole con il dollaro su alcuni mercati internazionali, inconvenienti nelle forniture, e, soprattutto, il sensibile rallentamento delle vendite in Cina, dovute alla crisi del settore smartphone nel Paese e a una specie di boicottaggio informale dei prodotti made in Usa.

Crisi dei consumi

Tutto vero, per carità, con la geopolitica non si scherza. Ma c’è di più. Perché quella cui sta andando incontro Apple (e Samsung) è anzitutto una crisi di consumi. Il giocattolo, dopo 12 anni di presentazioni coreografiche al mondo e code di due giorni fuori dai cubici storici delle metropoli del pianeta, pare essersi rotto. La rincorsa all’ultimo modello è diventata sempre meno frenetica, non solo in Cina. Le masse non paiono inseguire più ogni status symbol che Apple sforna, gli appetiti tecnologici sono molto più tiepidi, c’è meno interesse e più assuefazione. Forse la corda è stata tirata un po’ troppo, con la release a ritmo annuale di nuovi modelli non troppo dissimili nelle performance e nelle funzioni dai precedenti. La novità davvero disruptive integrata negli smartphone manca da un pezzo ormai, e la gente non ha più troppa voglia di spendere uno stipendio – o quasi – per avere l’ultimo iPhone. E fa durare un po’ più quello di prima, magari, che non è un male. Senza dimenticare la concorrenza sempre più credibile non solo di Huawei, ma di “nuovi” player a basso costo come Oppo, Vivo e Xiaomi. Funzionano bene e hanno un design ormai decisamente cool: perché non provarli solo per via di un nome ancora un po’ sconosciuto (da noi), in caso di necessità?

È proprio quello che sostiene The Verge. «Gli smartphone, e soprattuto gli iPhone», si legge, «hanno avuto una traiettoria di crescita lunghissima, che noi ci siamo immaginati per questo in perpetua espansione. Ma, come per il PC, il punto di saturazione arriva nel momento in cui tutti quanti a casa hanno un modello per lo meno decente. Ora questo è accaduto anche in ambito mobile, per tre fattori di lungo periodo: i benefici sempre più ridotti degli upgrade degli ultimi modelli, i prezzi crescenti, e la riluttanza di molte persone a trattare i telefoni come un oggetto che dura un anno o due». Ecco fatto. In fondo, come si diceva, la soluzione a una questione gigantesca – e globale – potrebbe essere sotto gli occhi di tutti. Tra le mura di casa, come scrive il New York Times : «Il problema forse non è in Cina, ma in un paesino dell’Ohio: quello dove vive mia madre (quella dell’autore del pezzo Kevin Roose, ndr). È una pensionata “tecnologica”, da sempre cliente Apple. Ha un iPhone 6S di tre anni, e le mancano alcune delle ultime novità, dalla camera dual-lens al Face ID, e la batteria non è il massimo. Ma è contenta così, e non sente il bisogno di cambiare». Come lei sono in tanti. Buon compleanno iPhone.

L'autore

Dario Falcini

Dario Falcini Nasce a Domodossola nel 1984. Giornalista professionista da una decina d'anni, in radio, sulla carta stampata e sul web. È staff writer di Rolling Stone e telecronista di Eurosport. Tifa San Antonio Spurs.