Taxi volanti e robot scalatori, l’impatto dei trasporti hi-tech sul lavoro


Protagonisti del Consumer Electronics Show di Las Vegas (CES) sono automobili e veicoli futuristici


Taxi volanti e robot scalatori, l’impatto dei trasporti hi-tech sul lavoro

Guida autonoma, connettività inter-veicolo e assistenti vocali sono solo l’antipasto. Si è chiusa venerdì 11 gennaio, a Las Vegas, l’edizione 2019 del CES, la più grande vetrina globale dedicata all’elettronica di consumo e alle sue applicazioni a tutto tondo. Insieme agli schermi arrotolabili e una miriade di gadget per la domotica, anche nell’ultima esposizione a fare da padrone è stato il settore della mobilità elettrica, sia sotto forma di automobili dalle sembianze tradizionali, sia attraverso concept innovativi di veicoli robotici. Se da un lato fanno capolino nuovi mezzi di trasporto dedicati a esigenze professionali e sociali specifiche, dall’altro per la mobilità quotidiana il concetto chiave è risparmiare tempo mentre ci si sposta.

Ma quale sarà l’impatto di questa innovazione tecnologica sul lavoro e sulle nostre abitudini? «Non è semplice rispondere», ha spiegato a LINC Fausto Brevi, direttore del Master in Transportation & Automobile Design del Politecnico di Milano, «perché anche se potenzialmente i veicoli potrebbero avere un’architettura rivoluzionata e consentire attività finora impensabili – tanto professionali quanto ricreative – non è ben chiaro quando ciò potrà concretamente avvenire. Accanto all’aspetto tecnico e tecnologico, infatti, si pone una serie di questioni che riguardano la transizione dall’attuale sistema di conduzione dei veicoli alla guida autonoma, toccando temi che vanno dalla legislazione all’etica, inclusa la gestione del traffico urbano e i processi decisionali di un’intelligenza artificiale in una situazione di pericolo». E ciò, indubbiamente, apre anche a nuove specializzazioni professionali, tradizionalmente non così vicine al settore dei trasporti.

Come cambia il settore dei trasporti

A breve termine, comunque, si prevede che il conducente non possa mai distrarsi davvero dalla guida. La startup cinese Byton, per esempio, ha presentato una versione aggiornata del proprio modello M-Byte, auto-candidatosi a fare concorrenza a Tesla. Caratteristica distintiva degli interni è lo schermo curvo da 49 pollici posizionato alla base del parabrezza e largo quanto il vetro stesso, su cui mostrare contenuti personalizzabili. Se per il lato conducente la scelta è limitata alle funzionalità legate alla guida e al veicolo – per ovvie ragioni di sicurezza – il passeggero potrà approfittarne per visualizzare potenzialmente qualunque cosa, dai film ai giornali fino alle email. Se un trend ormai chiacchierato da anni è la trasformazione dell’abitacolo in uno spazio simile a un salotto dedicato all’intrattenimento, alla socializzazione o alle attività professionali, una novità 2019 è il sistema di personalizzazione dell’atmosfera ideato da Kia insieme al MIT di Boston, battezzato READ (Real-time Emotion Adaptive Driving). Un’intelligenza artificiale riconosce lo stato d’animo di chi sale a bordo – stanco, indaffarato, arrabbiato, euforico,… – e adatta in base all’umore l’illuminazione interna, la temperatura e le caratteristiche della musica di sottofondo, per far sentire ciascuno a proprio agio.

Con il sistema Vision iNext, invece, BMW è arrivata a creare una stanza accessoriata su ruote, non solo con divanetti e vetrate, ma dotata anche di un’area bianca su cui proiettare video, ebook o qualunque altro contenuto. I classici pulsanti, poi, sono sostituiti da input vocali oppure da comandi tattili da eseguire direttamente sul tessuto dei sedili. «In generale il problema che le aziende stanno affrontando è la sicurezza passiva in caso di incidente», commenta Brevi. «Anche l’oggetto più stupido e banale, come un tavolino da usare per lavorare in automobile, in caso di incidente può rappresentare un pericolo. Se tutte le auto fossero idealmente a guida autonoma, si potrebbe eliminare la cintura di sicurezza, sedersi al contrario o disporre i sedili in cerchio. Ma finché il traffico è misto, cinture e altre precauzioni sono necessarie».

Sul fronte della guida, invece, tra le tante anteprime del CES spicca l’invisible-to-visible di Nissan, un sistema di realtà aumentata applicato al parabrezza che consente di aggiungere informazioni sull’ambiente esterno, inclusa la riproduzione di altri veicoli “invisibili” (ad esempio per colpa della nebbia o della pioggia) come se fuori la visibilità fosse ottimale. Con un sistema simile, sarà anche possibile vedere una ricostruzione olografica tridimensionale di tutto il tragitto da percorrere, per visualizzare la situazione del traffico come se si avesse a disposizione una veduta aerea della città. Per i più giocherelloni, c’è invece il sistema in realtà virtuale messo a punto da Audi e dedicato ai passeggeri, che permette di vivere un’avventura immersiva sincronizzando le immagini 3D mostrate nel visore con sterzate, accelerazioni e frenate dell’automobile.

Contro il traffico

Stanchi di perdere tempo imbottigliati nel traffico? Bell ha presentato un prototipo di taxi volante a decollo verticale, che potrebbe essere a conduzione autonoma o meno. Il tutto nella prospettiva di raggiungere prima o poi il paradigma del traffico urbano multilivello, svincolato dal resto del traffico tradizionale, a cui sempre più aziende stanno guardando con interesse. «In questo transitorio», spiega Brevi, «l’utilizzo più rapido e attraente che si vede per il lavoro in viaggio è il (più semplice) car sharing metropolitano: in ottica professionale bastano alcuni accessori simil- ufficio, e l’unico punto di attenzione è di nuovo la sicurezza passiva in caso di incidente». E se si può lavorare in un’automobile, lo stesso vale per l’autobus.

Per i pendolari urbani, Bosh ha progettato un mini-bus in cui tutti i passeggeri, come negli odierni treni high tech, possono crearsi una postazione di lavoro improvvisata con tanto di prese elettriche e rete wifi. Per chi invece preferisce puntare sulla sostenibilità raggiungendo il luogo di lavoro in bicicletta, una novità è l’airbag a batteria per ciclisti B-Safe, messo a punto dalla francese Helite. È un giubbotto leggero che, in caso di caduta o collisione, si attiva in meno di un decimo di secondo grazie a un sistema di sensori, proteggendo schiena, gabbia toracica e collo tramite il gonfiaggio del gilet con un sistema ad anidride carbonica. A completare il panorama dei veicoli, poi, ci sono una serie di mezzi a guida completamente autonoma, dalle moto alle sedie a rotelle. Decisamente anti-convenzionale è invece il veicolo Elevate svelato da Hyundai, un’automobile trasformista che può estrarre delle specie di zampe dotate di ruote ed è capace di muoversi anche su terreni accidentati o con pendenze estreme, comportandosi di fatto come un robot scalatore.

I servizi di emergenza

Come è facile immaginare, una prima potenziale applicazione sarà per chi lavora nei servizi d’emergenza, soprattutto in aree colpite da calamità naturali oppure impossibili da raggiungere con suv e fuoristrada. «In questo caso l’impatto sulle professionalità del soccorso avverrà in un futuro molto più prossimo», chiarisce Brevi, «perché si interviene in situazioni in cui si tenta di salvare il salvabile, con operazioni compiute da persone che mettono consapevolmente a rischio la propria vita per gli altri. Se per le comuni automobili e i cittadini occorreranno forse  decenni, in contesti di emergenza le applicazioni saranno molto più rapide, perché è del tutto sensato sperimentare tecnologie di frontiera».

In questi casi, insomma, le opportunità offerte dalla tecnologia per salvare vite umane sono così ghiotte da far passare in secondo piano i fattori di rischio.  E chi invece dovrebbe andare sott’acqua, magari per fare riprese subacquee di qualità professionale, potrà sostituire l’immersione umana con quella di un drone. Navatics, startup con sede a Hong Kong, ha costruito un piccolo sottomarino robotico chiamato Mito e capace di arrivare a profondità di 40 metri, con una velocità massima di discesa di 2 metri al secondo. La dotazione di telecamere 4K e abilitazione per la trasmissione in streaming, in particolare, lo rendono adatto alle esigenze degli operatori in termini di qualità delle immagini. Dall’acqua all’aria, al CES ha fatto la propria comparsa anche la flotta di droni volanti di e-Novia, interconnessi con un sistema di cavi elettrici. Da usare per riprese di cantieri o eventi, mantengono la libertà di movimento ma hanno una maggiore autonomia, risultando appetibili anche per azioni di controllo o di monitoraggio di durata medio-lunga. Sempre per restare in cielo, ma a bassa quota, insospettabili lavoratori hi-tech saranno i poliziotti di Dubai, i primi a sperimentare la moto volante di superficie Hoversurf, che arriva a 115 km/h e 5 metri di quota, ma ha un’autonomia (per ora) di pochi minuti.

L'autore

Gianluca Dotti

Gianluca Dotti Giornalista scientifico freelance e divulgatore, si occupa principalmente di tecnologia, ricerca, business e startup. Classe 1988, dopo la laurea magistrale in Fisica della materia all’università di Modena e Reggio Emilia ottiene due master in comunicazione della scienza. Libero professionista dal 2014 e giornalista pubblicista dal 2015, ha collaborato o collabora anche con Wired Italia, Radio24, Forbes Italia, Business Insider Italia, L’Unità, OggiScienza, Galileo e Youris.


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