Rischi globali e industria 4.0, al via il World Economic Forum


A Davos ManpowerGroup porterà analisi e contributi riguardanti la crescita dei talenti interni nelle imprese


Rischi globali e industria 4.0, al via il World Economic Forum

Il World Economic Forum che parte a Davos il 22 gennaio senza i leader di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, non è un vertice in tono minore. Il meeting, che avrà come focus il rallentamento della crescita globale, soprattutto nei paesi più avanzati, si occuperà anche di trattare i cambiamenti per quanto riguarda l’industria 4.0 in un contesto di cambiamento rispetto agli ultimi anni in cui il Pil globale era tornato ad avanzare in maniera sostenuta. Ma, secondo quanto affermato dalla direttrice del Fondo Monetario Christine Lagarde, non siamo in vista di una nuova recessione: «Stiamo per affrontare un periodo di maggiore incertezza. Per questo la nuova economia mondiale dovrà essere inclusiva, collaborativa e resiliente».

I fattori di rischio globali sono connessi ad alcune situazioni di incertezza: il rallentamento della crescita cinese dovuta alla guerra commerciale con gli Stati Uniti, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea e lo shutdown del governo americano. Il gruppo Manpower, che vanta una cooperazione lunga 14 anni con il World Economic Forum, porterà il proprio contributo al meeting di Davos. A cominciare dall’indagine statistica Humans Wanted, riguardante gli effetti dell’automazione sui posti di lavoro svolta dal gruppo su un campione composta da 19 mila imprese distribuite in 44 paesi del mondo. Il risultato è controcorrente rispetto ai luoghi comuni: l’87% dei datori di lavoro grazie alla maggiore automazione prevede di aumentare il numero di dipendenti. Sempre più industrie prevedono dunque di creare nuovi talenti come mai prima d’ora e questo è un trend in costante crescita.

In questo senso il contributo del gruppo Manpower è cruciale, secondo Jonas Prising, presidente e amministratore delegato: «Stiamo rinnovando le skill dei dipendenti di settori in declino come il tessile per riqualificarli per industrie ad alto potenziale di crescita come la cybersecurity, la manifattura avanzata e la guida autonoma di veicoli. Se riusciamo a concentrarci sulle misure pratiche per la riqualificazione delle risorse umane a questo ritmo, gli individui possono realmente essere amici delle macchine e dell’automazione». A Davos Manpower porterà anche contributi riguardanti la crescita dei talenti interni nelle imprese, in modo da garantire sicurezza al singolo lavoratore, senza bisogno di sostituirlo. Le imprese però, oltre a investire nella formazione interna, dovranno facilitare la mobilità dei ruoli nelle singole organizzazioni. Ma anche questo potrebbe non bastare: la coltivazione dei talenti interni è difficile da attuare e quindi serve una forza lavoro complementare di consulenti freelance, dipendenti part-time e a tempo determinato che possano supportare i dipendenti. In conclusione, Manpower risponde alle sfide lanciate dalla crescita globale in frenata proponendo un’accelerazione nella formazione continua dei lavoratori. Un’opportunità strategica per quelle imprese che non temono automazione e innovazione.

L'autore

Matteo Muzio

Matteo Muzio Nato a Genova nel 1985, in tasca una laurea in storia contemporanea e una tessera di giornalista professionista. Ama scrivere di economia, di cultura e di altre varie ed eventuali. Ho scritto per le pagine genovesi di Repubblica, per il Foglio, L’Espresso e il Fatto Quotidiano. Scrive per il Corriere della Sera. Mi piacciono anche i treni, l’Appennino ligure, il cibo campano. Un po’ liberale, un po’ socialista.