Davos, Scabbio sul lavoro: «Scuola, impresa e privati uniti. No a misure assistenziali»


Al Wef il tema è la globalizzazione 4.0 che sarà inclusiva e cooperativa. Con un impatto devastanti sul lavoro


Davos, Scabbio sul lavoro: «Scuola, impresa e privati uniti. No a misure assistenziali»

Dopo l’industria 4.0, arriva la globalizzazione 4.0. Stavolta però non sarà competitiva come la fase economica a cavallo tra XX e XXI secolo, ma inclusiva e cooperativa, in modo da poter innovare a una velocità senza precedenti e senza inutili conflitti tra le nazioni. Questo il tema prevalente nei dibattiti dei primi due giorni del vertice di Davos, argomento che va di pari passo con il futuro del lavoro. Per questo il gruppo Manpower era presente al meeting per il quattordicesimo anno consecutivo. A maggior ragione in un anno in cui l’argomento cardine era questo. Il presidente di ManpowerGroup Area Mediterranea Nord Est Europa Stefano Scabbio ha dichiarato a margine degli incontri che nel mondo sono in atto enormi riassestamenti: «È in atto un cambiamento che sta avanzando con una forza mai vista prima. Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione delle competenze che può avere implicazioni estremamente positive: tanto per gli individui, che possono continuare a formarsi per essere sempre impiegabili, tanto per le imprese che possono cogliere questa opportunità per tornare a crescere».

Ma per far questo servirà uno sforzo aggiuntivo, sul quale ManpowerGroup punta da anni: «Bisogna continuare a mettere in atto dei piani formativi affinché i lavoratori siano sempre appetibili per le imprese, ma per farlo serve uno sforzo continuativo e costante». I risultati della ricerca “Humans Wanted: Robots Need You”, svolta da ManpowerGroup, sono incoraggianti: su un campione di 19mila imprese di 44 paesi, l’87% ha deciso di aumentare o quantomeno mantenere intatta la sua forza lavoro. Si evidenzia anche come, tra queste competenze, quelle informatiche siano sempre più richieste: il 16% delle imprese prevede di aumentare il personale nelle mansioni IT e il 25% delle aziende manifatturiere ha dichiarato di voler assumere nuovi dipendenti, anche in posizioni di relazione coi clienti, dove sono decisive l’empatia, l’adattabilità e la capacità di comunicazione.

Per tutti questi fattori, Scabbio è scettico sull’introduzione in Italia del Reddito di Cittadinanza e sulla riforma dei centri per l’impiego, che ha commentato: «Questo è un approccio assistenzialista, basato su strutture non performanti e inefficienti, decisamente non all’altezza di quanto richiedono oggi aziende e mercato. Il 35% delle imprese non trova le persone di cui ha bisogno, questo è un dato sconfortante. C’è bisogno di uno sforzo da parte di scuola, impresa e soggetti privati come ManpowerGroup per colmare questo gap». Il presidente non teme poi la concorrenza da parte dei rinnovati centri per l’impiego: «Estremamente difficile che facciano concorrenza al settore privato e alle sue alte professionalità. Ci vorrebbe uno sforzo sproporzionato da parte del governo per riformarli e non credo sia possibile dato l’alto debito pubblico dell’Italia», ha concluso Scabbio.

 

L'autore

Matteo Muzio

Matteo Muzio Nato a Genova nel 1985, in tasca una laurea in storia contemporanea e una tessera di giornalista professionista. Ama scrivere di economia, di cultura e di altre varie ed eventuali. Ho scritto per le pagine genovesi di Repubblica, per il Foglio, L’Espresso e il Fatto Quotidiano. Scrive per il Corriere della Sera. Mi piacciono anche i treni, l’Appennino ligure, il cibo campano. Un po’ liberale, un po’ socialista.