Guida a LinkedIn per Ceo


Andrea Attanà, Sales Manager e Team Leader del famoso social network, ci spiega perché è importante essere collegati


Guida a LinkedIn per Ceo

Nell’era in cui finanche i supereroi si cercano su LinkedIn – fa scuola “Deadpool 2” della Marvel – non c’è nessuno che possa sentirsi esonerato dall’essere presente sulla più grande rete professionale online del mondo. Neanche Ceo e presidenti di azienda. Andrea Attanà, Sales Manager e Team Leader di LinkedIn, spiega perché è importante esserci, e soprattutto come esserci, in dieci, semplici, mosse.

  1. Il Why. Ovvero perché è impossibile non esserci. Chi pensa che restare offline come ha sempre fatto sia la soluzione, si sbaglia. Su LinkedIn sono iscritti oltre 562 milioni di utenti, di cui 11 milioni in Italia e i CEO sono al sesto posto tra i profili in maggior crescita. «Il motivo? Se non sei tu a parlare di te stesso, lo farà qualcun altro: un cliente insoddisfatto, un partner non troppo affidabile, un impiegato scontento – afferma Attanà – Ecco perché non puoi fare a meno di presidiare i social, soprattutto LinkedIn che risulta essere particolarmente indicato per profili di rilievo come amministratori delegati e presidenti, in quanto riconosciuto come affidabile, autorevole e poco avvezzo alle fake news».
  2. Tendi le orecchie, identifica il target e datti un obiettivo. È noto che ciò che le persone dicono di te quando esci da una stanza è più importante di ciò che dicono quando sei nella stanza. Per questo, una strategia di personal branding online è efficace solo se inizia dall’ascolto. “L’epoca degli AD chiusi nelle loro stanze, invisibili e intoccabili, è finita. Studia la tua reputazione, cerca di capire cosa pensano gli altri di te e dell’azienda che guidi. Quindi, siediti con la tua squadra intorno a un tavolo e definisci target e obiettivi. Ogni caso ha la sua strategia ma tutte le strategie sono fallimentari se non partono dall’analisi del contesto” – evidenzia Attanà, specificando che il target di un CEO è composto da tre categorie di persone: i clienti, i partner e i dipendenti dell’azienda. “Per questi ultimi la presenza del CEO su LinkedIn è un formidabile strumento di engagement ed è molto efficace anche per la talent acquisition, consentendo alle aziende di attirare i migliori candidati sul mercato” – assicura l’esperto.
  3. Anche i capitani hanno bisogno di un Cicerone. Accade a tutti, anche ai CEO, di avere bisogno di una guida di tanto in tanto. Così è nel mondo dei social, dove nulla può essere dato per scontato, anche perché, a osservarci dietro lo schermo, ci sono milioni di persone. “Quando un CEO decide di andare online – avverte Attanà – le bucce di banana sono dietro l’angolo. Le opinioni espresse sul suo profilo sono personali o istituzionali? Una sua frase può compromettere l’andamento dell’azienda? E cosa succede se il CEO passa alla concorrenza? Sono tutte situazioni che richiedono una gestione professionale, pena la caduta social (e non solo) dell’AD in questione e, in alcuni casi, anche dell’azienda per cui lavora”. A tal fine, si consiglia la lettura di saggi come “Get Social. Strategy and Tactics for Leaders” di Michelle Carvill e può essere utile partecipare ad appositi percorsi come il “LinkedIn Social CEO”.
  4. Implementare il networking. LinkedIn connette i professionisti di tutto il mondo aumentandone la produttività e il successo, tanto che lo stesso ex Presidente USA, Barack Obama, poco prima di dire addio alla Casa Bianca ha confidato: “Sarò presto fuori dal mercato del lavoro: mi metterò su LinkedIn e vedremo cosa ne verrà fuori”. Estendere la propria rete di contatti è, dunque, un motivo strategico per entrare a far parte della piattaforma e lo stanno capendo anche realtà più tradizionali (e analogiche). Emblematico è il caso della Liguria dove LinkedIn mette a disposizione di quattro Centri per l’Impiego – Genova, Imperia, La Spezia e Savona – le sue soluzioni digital per rendere sempre più efficace l’incontro tra i bisogni delle aziende e dei lavoratori.
  5. Il contenuto è il re. Ci sono dei must have imprescindibili per avere un profilo LinkedIn efficace. Ecco quali sono: no alle frasi fatte, sì alla concretezza, via libera alle referenze e alla valorizzazione delle proprie competenze, bene includere eventuali esperienze di volontariato e occhio alla foto di profilo che dovrà essere rigorosamente professionale. Inoltre, è bene scrivere un sommario incisivo, onesto e veritiero, dare le proprie opinioni su temi importanti per il proprio settore, posizionandosi come un influencer nel campo professionale di riferimento. E può essere utile anche entrare a far parte di gruppi coerenti con il proprio profilo: i membri più attivi ottengono un numero di visualizzazioni di 15 volte superiore agli altri.
  6. Siate voi stessi, sempre. E non cedete alle provocazioni. Se il Ceo è una persona molto riservata, farlo esporre in improbabili selfie o in commenti sulla sua vita privata, sarà controproducente. Diverso è invece fargli raccontare uno spaccato lavorativo del suo passato, ad esempio, il suo primo impiego. Perché su LinkedIn non vince necessariamente chi è più estroverso, ma chi sa rappresentarsi per ciò che realmente è con onestà e coerenza. “Ma, attenzione – avverte Attanà – di fronte a una critica o a una provocazione è vietato reagire. Specie su LinkedIn, social su cui i litigi non interessano a nessuno”. Secondo alcuni rumors, per altro, anche esponenti di primo piano della politica italiana si stanno affidando ai consigli dei guru di LinkedIn per capire come meglio presidiare lo strumento ed evitare di imbattersi in diatribe poco desiderate. Ci riusciranno?
  7. La legge del contrappasso colpisce ovunque, anche sui social. Parola di Barbra Streisand. Severamente vietato provare a censurare, bloccare o eliminare un’informazione sgradita. È da monito quanto accaduto nel 2003 all’attrice americana Barbra Streisand che cercò di evitare la pubblicazione in rete di una foto della sua villa sulle coste californiane di Malibù, denunciando il fotografo, ma ottenne esattamente l’effetto contrario. “Portato in tribunale, il fotografo si difese dicendo che lo scatto faceva parte di una ricerca sull’erosione costiera della California e vinse. Nel frattempo, la foto fece il giro della rete venendo condivisa e scaricata da milioni di persone. Assolutamente da non ripetere” – consiglia l’esperto.
  8. Prendi esempio dai migliori. Per quanto ogni profilo sia diverso da un altro, nulla vieta di guardarsi intorno, analizzando i casi di maggior successo. Quali? Tra i best performers spiccano, secondo Attanà, il profilo di Marco Alverà, AD di Snam, realtà che nell’ultimo anno e mezzo ha quadruplicato il numero di follower su LinkedIn e aumentato significativamente l’engagement dei propri dipendenti grazie a una strategia supportata dagli stessi consulenti della piattaforma; fa bene anche Alessandro Benetton che, pioniere nel mercato italiano del private equity e guida della holding 21 Investimenti da lui fondata, comunica attraverso video pillole social molto efficaci; anche Francesco Starace, AD e Direttore Generale di Enel S.p.A, anima della svolta green della Compagnia, da sempre tra le più brillanti nella comunicazione social.
  9. Imparare dagli errori (degli altri, possibilmente). Gli epic fail sono tantissimi. Il re delle gaffe è Elon Musk che ha fatto passare non pochi guai alla sua azienda facendo illazioni, dal suo profilo social, su uno dei sub che aveva partecipato al salvataggio dei 12 ragazzini thailandesi bloccati per 18 giorni in una grotta. Non solo, qualche settimana più tardi è arrivato il nuovo scivolone: a mercati aperti, ha dichiarato sempre via social di voler liquidare Tesla con un prezzo ad azione del 20% maggiorato, senza aver informato autorità e investitori. Risultato: multa da 40 milioni di dollari e allontanamento forzato dalla carica di Presidente per tre anni. Ecco due dei post più cari della storia.
  10. E adesso, ballaci su! “L’88% dei professionisti italiani dice di sentirsi più produttivo quando ascolta della musica e i Coldplay sono riconosciuti come gli artisti più appropriati da ascoltare quando si lavora” – fa sapere Attanà, ricordando che l’Italia è il secondo paese al mondo nel quale viene ascoltata più musica al lavoro, subito dopo gli Stati Uniti. Per questo, LinkedIn e Spotify hanno realizzato la “Playlist definitiva per l’ufficio”: 50 brani particolarmente adatti per l’ambiente di lavoro. Da “Creep” dei Radiohead a “Let her go” dei Passengers, passando da “Under the bridge” dei Red Hot Chili Peppers a, ovviamente, “Viva la vida” dei Coldplay. E ora, tocca ai Ceo salire in consolle.

L'autore

La redazione di LINC