Buoni propositi


L’umiltà degli obiettivi a volte è il solo modo per riuscire a realizzarli


Buoni propositi

È febbraio, tempo di propositi. Ok, a far le cose fatte bene, i propositi si fanno ai primi di gennaio. A farle benissimo, si comincia già alla fine di dicembre. Ma quelli son propositi che non funzionano, risentono dell’eccitazione del momento. Propositi esagerati, figli della frenesia. Basta dolci! Basta vino! Si mangia sano! Si torna a nuotare, a correre, ad andare in palestra! Ci si sveglia presto! Si leggono almeno 30 libri! Si cambia lavoro! Eccetera! Un anno nuovo: una nuova lavagna su cui scrivere, una vita nuova da inventare! Però poi i giorni passano, e quel mese infinito che è gennaio arriva sulle nostre intenzioni come la grandine sui campi di grano in giugno. Non siamo nemmeno all’Epifania che ogni proposito è andato a farsi benedire. Avevamo sbagliato, avevamo esagerato, la vita è troppo più forte del nostro timido alzare la testa sull’onda della smania che ci regala un conto alla rovescia accompagnato da un po’ di spumante. No, febbraio è il mese adatto. Siamo frustrati, delusi, avviliti: è il momento migliore di stilare i nostri – ragionevoli – obiettivi. E così, invece di imporsi di non chiamarla più, di dimenticarla, imponiamoci di guardare il suo profilo Instagram massimo sei o sette volte al giorno; invece di obbligarci ad allenarci per la maratona di New-York, obblighiamoci solo ad allungarci a prendere il telecomando senza tentare di afferrarlo coi piedi; invece di costringersi a imparare una nuova lingua, costringiamoci a usare un paio di parole invece del pollice come risposta a qualcuno che ci ha scritto diciotto righe di messaggio. E via così. L’umiltà degli obiettivi, il solo modo di realizzarli.

L'autore

Federico Baccomo Duchesne

Federico Baccomo Duchesne Scrittore, ex avvocato, è autore di "Studio legale" e "La gente che sta bene"