Manager di talento e dove trovarli


Experis, la talent company di ManpowerGroup rafforza la ricerca per gli Executive


Manager di talento e dove trovarli

Nell’epoca di Industria 4.0 a essere oggetto di rivoluzione non sono solo le tecnologie e i macchinari, ma anche e soprattutto le persone, specie se si tratta di leader. Per guidare le aziende, infatti, servono profili compositi, in cui la competenza vada di pari passo con il talento, la capacità di visione con la flessibilità. Per questo, Experis, la Talent Company di ManpowerGroup, ha deciso di potenziare la propria practice dedicata al segmento Executive. A guidarla sarà Federico Barbaglia, classe 1977, già Director e Practice Leader di primarie società di executive search, dove si era occupato di gestire progetti a livello nazionale e internazionale soprattutto nel settore industriale e manifatturiero, dei servizi e delle utilities. A lui e ad Alessandro Testa, Professional & Interim Operation Director di Experis, LINC ha chiesto di tracciare l’identikit del perfetto profilo executive. Dopo aver dedicato uno speciale alle “Menti del cambiamento”, infatti, è arrivato il momento di capire come si selezionano figure tanto determinanti per il futuro di un’azienda.

Ai manager si chiede di saper interpretare il cambiamento in un contesto in rapida evoluzione. Come si “scopre” un leader di successo? 

Alessandro Testa, Professional & Interim Operation Director di Experis

Testa: «Le aziende sono chiamate a fronteggiare sfide di business sempre più ambiziose e articolate e hanno bisogno di figure senior e di top manager con competenze specializzate e qualificate. Figure che non sempre sono facili da trovare sul mercato. Per questo, è necessario saper agire come degli interpreti, analizzando non solo le tecnicalità del candidato, ma anche tutti gli aspetti che possono renderlo affine alla proprietà dell’azienda. Il team dedicato all’executive search che opera a Roma, Milano e in Veneto dedicandosi alla ricerca di amministratori delegati, direttori generali, commerciali e finanziari, fa proprio questo. Grazie all’esperienza ventennale di ManpowerGroup riusciamo ad incrociare una sensibilità legata alla conoscenza del tessuto imprenditoriale italiano con strumenti di ricerca molto evoluti tipici delle multinazionali americane, unendo la dimensione locale con quella globale per rispondere alle esigenze dei nostri clienti presentando loro i migliori professionisti di alto profilo».

Barbaglia: «Le aziende italiane hanno necessità di evolversi, di guardare oltre i confini nazionali, di ripensare i modelli di business, ma il più delle volte non hanno in house le competenze di cui hanno bisogno per affrontare questi cambiamenti. Per questo è fondamentale poter costruire con loro un processo di ricerca personalizzato, sviluppato ad hoc secondo le specifiche esigenze aziendali con strumenti evoluti. La nostra è infatti una “boutique” della selezione in cui possiamo creare il matching perfetto tra l’azienda e il manager. Una mission molto sfidante, specie in questo particolare momento storico».

Quali sono le competenze più ricercate nel campo degli executive?

Director e Practice Leader di società di executive search

Barbaglia: «Agli executive si richiede un approccio olistico nella gestione delle attività. A parità di conoscenze tecniche si prediligono candidati che nel corso della carriera hanno avuto modo di occuparsi di più aree aziendali. È fondamentale, per tanto, che abbiano competenze trasversali: nel campo industriale, commerciale, di ricerca e sviluppo e finanziario. Questo perché le aziende si interfacciano quotidianamente con fondi di private equity o con istituti di credito e hanno quindi bisogno di persone che sappiano parlare il linguaggio dei numeri».

Anche un leader ha bisogno di upskilling? 

Barbaglia: «Certamente: il tema della formazione è fondamentale. Gli executive seguono corsi di diverso tipo: per gestire il team o la forza vendita, ad esempio. Ma viene chiesto loro anche di approfondire le competenze economico – finanziarie. Soprattutto per chi non ha background economico, la formazione a posteriori su questi temi è molto richiesta».

E le competenze soft quanto contano? 

Barbaglia: «Sono determinanti: un manager deve saper valorizzare le proprie risorse, essere in grado di gestire il team, saper creare senso di appartenenza e innescare modalità di lavoro sinergiche rispetto agli obiettivi aziendali. Soprattutto, deve comprendere appieno l’imprenditore e condividerne i valori».

Testa: «La creazione del rapporto di fiducia con la proprietà è un tema centrale e molto delicato, soprattutto considerando la natura patronale di molte Pmi italiane. In queste aziende, il manager deve dimostrare capacità intuitiva e di visione, accompagnando l’azienda al cambiamento ma senza snaturarne completamente il Dna. Per questo, serve profonda affinità tra l’executive e la proprietà e, non a caso, la continuità valoriale tra le due parti è uno degli aspetti che indaghiamo maggiormente durante il processo di selezione».

Come si riconosce il talento di un leader? Emerge attraverso il CV? 

Barbaglia: «Il curriculum è il primo elemento che valutiamo: racconta la storia del candidato anche se non ne fa emergere tutte le potenzialità. Per questo, è fondamentale lavorare a monte in maniera sartoriale con l’azienda: cerchiamo di capire quali sono le sue esigenze, in quale contesto opera, qual è il suo approccio rispetto al futuro. Una volta acquisite queste informazioni, avviamo la selezione ricercando la persona che più dimostra di avere un approccio e una metodologia vicina a ciò che cerca l’imprenditore».

Anche i candidati per posizioni di executive nutrono delle paure rispetto al cambiamento?

Barbaglia: «Sì, soprattutto se parliamo di piccole e medie imprese che, a differenza delle multinazionali, presentano delle incognite in più. I candidati temono di doversi trovare a fronteggiare un passaggio generazionale difficile nell’assetto proprietario o di doversi confrontare con un imprenditore molto ingerente, magari pronto a rivedere i piani industriali in maniera repentina dopo che sono stati già approvati e condivisi. Per questo, ricordiamo sempre che l’abilità di un manager che arriva dall’esterno sta nel saper agire con le giuste tempistiche, dando un contributo importante all’impresa, senza minare eccessivamente gli equilibri precedenti».

L'autore

Silvia Pagliuca

Silvia Pagliuca Giornalista professionista e Comunicatore pubblico, è laureata in scienze e tecnologie della comunicazione, con Master in management della comunicazione sociale, politica e istituzionale e Master in giornalismo presso il campus IULM - Mediaset. Scrive di lavoro, startup, innovazione e imprenditoria per Corriere della Sera, Corriere Imprese e Corriere del Trentino. Collabora come copywriter e consulente in comunicazione per diverse realtà pubbliche e private.