I lavori invisibili della Fashion week


In questi giorni Milano diventa il punto di riferimento dell’intero fashion system dando impiego a centinaia di persone


I lavori invisibili della Fashion week

Dopo l’importante crescita nel 2018, che ha visto aumentare il proprio fatturato del 2,3% e superare gli 89 miliardi di euro complessivi, la moda italiana (e non solo quella) riparte da Milano. Dal 19 al 25 febbraio, infatti, la città meneghina diventa il punto di riferimento dell’intero fashion system, con le presentazioni delle proposte autunno/inverno 2019/2020 dei maggiori brand. Nello specifico, il fitto calendario consta di 60 sfilate, 81 presentazioni, quattro presentazioni su appuntamento e 33 eventi, per un totale di 173 collezioni.

Ma cosa c’è dietro una collezione? E, più precisamente, quali sono le professioni «invisibili» che ne rendono possibile la nascita, lo sviluppo e la commercializzazione? A rispondere a questi interrogativi, una ricerca della società di consulenza Deloitte, che ha evidenziato quali fossero i lavori più richiesti del settore. Lo studio, commissionato dall’Istituto Marangoni, scuola privata di moda e design, con sedi in tutto il mondo (da Milano, dov’è stata fondata nel 1935 da Giulio Marangoni, noto sarto dell’epoca, a Londra, passando per Parigi, Shanghai, Miami e Mumbai), promuove le figure più specializzate, come lo Strategic Store manager, l’Omni Channel Manager, il Merchandaiser e lo Strategic Brand Manager.

Profili, insomma, con una formazione specifica, al fine di far vivere al consumatore una shopping experience sempre più personalizzata e coinvolgente. Un’altra figura molto apprezzata è il Consumer Psychologist, sempre più importante dal punto di vista della soddisfazione del cliente. Un ruolo che esiste da tempo nelle società di ricerca, il cui impegno risulta strategico in ambito aziendale, per raccogliere ed elaborare un sistema di dati al fine di prevedere i trend e individuare di conseguenza le opportunità di business future.

Senza dimenticare i Sustainability Expert e i Fabric & Research Manager, che hanno il compito di coniugare l’eccellenza del prodotto con la consapevolezza di una filiera che vuole diventare sempre più sostenibile. In generale, possiamo dire che non esistono professioni sorpassate ma «evolute», che nel tempo hanno acquisito competenze diverse, focalizzandosi sulla costante domanda in uno scenario molto competitivo. Lo stesso fashion designer oggi deve sì possedere artigianalità e contaminazione, conferite da una formazione ad hoc, ma deve anche saper lavorare sulle soft skills. La sua preparazione deve essere, quindi, più ampia, a 360 gradi, con competenze nel marketing e nel business, doti di leadership e capacità di lavorare in gruppo.

L'autore

Andrea Cominetti

Andrea Cominetti Classe 1989, una laurea magistrale in Lettere moderne e una smodata passione per la scrittura. Da giornalista professionista scrive per il Corriere della Sera, per Sky e ha collaborato con La Stampa. Si occupa di spettacoli, moda e lifestyle.