Experis Academy, dalla Blockchain ai Big Data: 4 Master per l’Industria 4.0


La divisione di ManpowerGroup specializzata in formazione scommette sulle competenze 4.0


Experis Academy, dalla Blockchain ai Big Data: 4 Master per l’Industria 4.0

Blockchain, intelligenza artificiale, cyber security, big data. Saranno questi i focus della nuova edizione dei Master di Experis Academy in partenza tra Aprile e Maggio. La divisione di ManpowerGroup, specializzata nel formare professionisti in grado di rispondere alla sfida dell’Industria 4.0, ha deciso di puntare ancora una volta sulle competenze verticali e hi tech. Ecco perché ha scelto di lanciare dei percorsi ad hoc per rafforzare quelle skills digitali e informatiche sempre più richieste dal mercato. In anteprima per LINC Giovanni Rossi, Experis Academy Operations Manager, ci racconta come si articoleranno i nuovi percorsi, quali profili avranno gli iscritti e soprattutto quanto queste nuove figure saranno fondamentali per il mercato del lavoro di domani.

Anno nuovo, corsi nuovi. Come sono articolati i Master e come avete impostato la didattica?

«I percorsi che abbiamo disegnato toccano settori diversi. In particolare, lanceremo dei master in Blockchain, Deep Learning, Cyber Security e Big Data Analytics. E per farlo stiamo lavorando con partner oltre che coinvolgendo un ecosistema di aziende e startup innovative in grado di approfondire tematiche specifiche».

Avete aperto da poco le iscrizioni. Ma che idea vi siete fatti rispetto al profilo dei candidati? E quali carriere potrebbero intraprendere?

«Si tratta prevalentemente di profili tecnici ma non mancano le figure manageriali. Da una parte avremo professionisti che già lavorano e si vogliono specializzare, anche per questo le 200 ore di lezione si terranno nei weekend, mentre dall’altra neolaureati in ingegneria informatica, matematica, statistica che vogliono acquisire delle competenze in più per avere un accesso privilegiato al mondo del lavoro. E del resto la richiesta di queste professionalità è elevata perché sono attività ancora di nicchia verso cui le aziende sono molto ricettive. Le carriere sono estremamente varie perché varie sono le applicazioni sia della blockchain che dell’intelligenza artificiale».

Possiamo chiederle qualche esempio?

«La tecnologia blockchain nasce nel settore finanziario ma ha un potenziale di applicazione anche in molteplici altri contesti. Penso al tracciamento della filiera dei fornitori nella logistica, ai dati scambiati nell’ambito della sanità, alla manifattura, al settore energetico e a tutte quelle attività in cui è necessario tracciare un rapporto lungo la catena del valore. I nostri corsisti andranno, ad esempio, a lavorare in aziende manifatturiere o di servizi che magari non hanno ancora competenze blockchain interne ma che intendono svilupparle».

Prima ha parlato di ‘attività ancora di nicchia’. Ma quanto è grave in Italia il gap di competenze rispetto a blockchain, big data e deep learning?

«A livello numerico ci sono statistiche che possono sicuramente essere più precise ma quello che riscontriamo noi è un aumento della richiesta di specialisti da parte delle aziende. La carenza di esperti è alta per tutti questi settori. Il cosiddetto ‘shortage di candidature’ è estremamente vasto anche a fronte di una carenza dell’offerta formativa. Non a caso il nostro master in blockchain è uno dei primi in Italia. La buona notizia è che ormai le aziende hanno superato la ritrosia iniziale e si stanno aprendo all’innovazione».

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Un report di Accenture parla di 5.200 miliardi investiti in 5 anni dalle imprese di tutto il mondo per la cybersecurity. In Italia qual è la situazione e quanto abbiamo bisogno di professionisti anti-hacker?

«Sulla cybersecurity si stanno facendo investimenti ma c’è un mondo di piccole e medie imprese che ancora non ha ben compreso la portata del fenomeno. Ci troviamo molto spesso a ricevere richieste di profili 4.0 da grandi multinazionali ma se parliamo di pmi occorre fare ancora molto. Per questo nei laboratori hands-on simuliamo casi concreti per i nostri corsisti così che imparino come intervenire in qualsiasi contesto. Mai sottovalutare i danni potenziali derivanti da un attacco informatico».

Quali sono in sintesi i punti di forza del vostro modello didattico?

«Direi in assoluto l’approccio pratico e orientato al mercato. I master di Experis hanno un taglio applicativo. In cattedra portiamo i professionisti delle aziende, non è una docenza accademica ma viene dalle imprese. Questo assicura un aggiornamento costante dei contenuti rispetto a quello che chiede il mercato. I partecipanti tastano con mano le più recenti tecnologie che troveranno poi in azienda. In più i percorsi formativi replicano bene le practice aziendali. Non solo didattica frontale quindi ma spazio a progetti e workshop. La compresenza in aula di grandi professionisti, manager delle aziende e neolaureati crea poi un’ottima “cross fertilization”. C’è una contaminazione positiva e tanti corsisti sono stati poi assunti dalle aziende partner».

Parlando sempre di corsi, lezioni e workshop sull’innovazione. Ci sono delle best practice a cui vi ispirate?

«Se parliamo di sistemi di guida autonoma parliamo di Germania e Stati Uniti e lo stesso vale per la sicurezza informatica. Però anche la Cina su blockchain sta facendo importanti investimenti. Per nostra fortuna siamo in contatto con numerosi partner internazionali e grazie a questa commistione di esperienze siamo sempre in aggiornamento».

L'autore

Diana Cavalcoli

Diana Cavalcoli Laureata in Lettere, si specializza in Cultura e storia del sistema editoriale all’Università degli studi di Milano. Frequenta il Master in giornalismo Walter Tobagi ed è iscritta all’Ordine dei Giornalisti dal 2015. Ha lavorato per Adnkronos a Milano e attualmente scrive per il Corriere della Sera occupandosi di lavoro, startup e innovazione


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