Fattore umano, cyber security e digital: le nuove sfide dell’HR


Ecco come evolve il settore delle risorse umane grazie all’innovazione


Fattore umano, cyber security e digital: le nuove sfide dell’HR

Nell’epoca della digital transformation, tra intelligenze artificiali, cobot e big data, sembra essere ancora sempre di più l’H factor a fare la differenza. Con la “H” di Human elevata all’ennesima potenza, sono infatti proprio le Risorse Umane (o HR) a essere protagoniste dello straordinario cambiamento in atto nel mondo del lavoro.

Lo scorso 21 febbraio, a Bologna, presso la sede del Gruppo Hera, si è tenuta la prima tappa del Roadshow HR Innovation 2019 voluto da ManpowerGroup e Defensis per riflettere sull’evoluzione delle risorse umane, guardando al presente e soprattutto al futuro della professione. Con una certezza: non tutto è (solo) tecnologia.

«Un paio di anni fa, Google ha avviato la ricerca di un Chief Philosophy Officer e molte altre aziende della Silicon Valley ne hanno seguito l’esempio, assumendo dei filosofi in azienda. È la dimostrazione che l’innovazione fine a se stessa non basta, ma necessita invece di un senso profondo – riflette Alessandro Camilleri, Direttore Sviluppo Formazione e Organizzazione del Gruppo Hera e moderatore dell’incontro – La differenza sta nella capacità di trasformare l’innovazione in valore grazie alle persone. Le HR sono deputate a fare proprio questo: promuovere un approccio consapevole, che parta dalle caratteristiche distintive e dalle risorse infinite che le persone possiedono. Per il Gruppo Hera l’innovazione è un tema chiave, integrato con il nostro business».

Alle donne e agli uomini di un’azienda, infatti, si chiede di fare un salto di qualità, di aggiornare continuamente i saperi appresi in decenni di carriera con nuove competenze e soprattutto nuovi approcci. E per farlo bisogna capire fino in fondo le ragioni del cambiamento.

Lo smartworking

Un esempio? Lo smartworking. «È molto di più del semplice remote working. Significa ripensare le attività lavorative in fatto di spazio, di tempo, di strumenti e di performance, evitando di confondere l’efficacia e l’efficienza con la presenza fisica. Ciò vuol dire investire nel rapporto di fiducia con i propri dipendenti. Fiducia che sarà ripagata da un maggiore senso di responsabilità e dunque da un miglioramento delle proprie attività», fa notare Camilleri che ha vinto con Hera lo Smart Working Award 2018. Il Gruppo, infatti, dopo un progetto pilota che ha coinvolto 370 persone, ha esteso lo smartworking coinvolgendo ben 1.500 risorse, riscontrando un miglioramento nelle performance lavorative e nei tassi di assenteismo, una riduzione delle emissioni in atmosfera (in seguito ai minori spostamenti), una migliore pianificazione del lavoro e un uso più efficiente degli spazi aziendali.

Ma lo smartworking è solo una delle innovazioni in campo. Sempre più spesso, infatti, si parla di metodologia Agile da applicare anche alle HR, facendo leva su quattro valori: attenzione agli individui e alle interazioni, centralità del software, collaborazione con il cliente e adozione di un processo che risponda al cambiamento e che non sia vincolato a un piano. Un approccio che presuppone un nuovo modo di intendere le responsabilità in azienda. «Viviamo in un mondo complesso, in cui abbiamo bisogno di agilità. O meglio ancora, di leggerezza che, come diceva Italo Calvino, non vuol dire “superficialità, ma planare sulle cose dall’alto e non avere macigni sul cuore”», riflette Alessandro Montanari, HR Director di Reda Group, sottolineando l’urgenza di abbandonare la “cultura della colpa”. Un paradigma che non solo non stimola l’innovazione e la creatività, ma che anzi sviluppa demotivazione. «Per questo, riprendendo il concetto coniato dal filosofo libanese Nassim Nicholas Taleb, dovremmo parlare di HR Antifragile ovvero di un HR che lavora per rendere le persone consapevoli di ciò che possono fare e diventare all’interno di un’organizzazione. È quindi indispensabile adottare una “, intesa come un processo continuo e sostenibile, in cui rischi ed errori sono ulteriori occasioni di crescita» – spiega Montanari.

Cultura dell’apprendimento

Quello della formazione continua è, del resto, un tema centrale. «Tutti sappiamo che molto probabilmente, tra cinque anni, non faremo ciò che facciamo oggi o almeno, lo faremo in modo diverso. Per questo siamo interessati alle possibilità di sviluppo personale, oltre che al contenuto di un determinato lavoro. Da qui, l’esigenza di integrare l’apprendimento nelle attività quotidiane attraverso il “learning in the flow of working”», suggerisce Roberta Gentile, Global Director Curriculum Development di Vertiv. Un’evoluzione, questa, fortemente sostenuta dalle nuove tecnologie: «Oggi abbiamo tante più frecce al nostro arco, purché non si abbia paura di sperimentare. Parlare di curriculum development vuol dire infatti integrare attività di varia natura: training, assignments, progetti di lavoro, confronto con esperti, programmi di mentoring e coaching. Perché la ricchezza dell’apprendimento passa solo in parte attraverso l’aula e può essere invece messa in pratica quotidianamente».

È d’esempio proprio il caso di Vertiv, multinazionale americana che ama definirsi una “startup con 18.000 dipendenti” in quanto a seguito della recente acquisizione dal Private Equity Platinum, ha dovuto ripesare la propria strategia, il posizionamento sul mercato e gli stessi valori aziendali. «Definire e implementare globalmente nuovi valori vuol dire incidere sul DNA dell’azienda. Una sfida che si vince imparando a tenere le radici ancorate al passato, ma solo per fare tesoro delle lezioni apprese nel tempo, per poi lanciarsi a braccia aperte nella costruzione del futuro», chiarisce Gentile.

Cyber security

Ma c’è anche un altro aspetto che sta fortemente impattando nel campo delle risorse umane: la cyber security, tema a cui Experis Academy ha dedicato un master volto a formare i futuri esperti di sicurezza informatica attraverso un programma approfondito su hacking, crittografia, cloud, IoT, cryptomoneta, blockchain. Un percorso formativo a tutto tondo progettato in partnership con Clusit, Microsoft, Oracle, WESTPOLE, SonicWall, Defensis, CryptoNet Labs, RSA. «La cyber security è un tema che gli HR stanno cominciando a esplorare negli ultimi anni, di pari passo con l’aggiornamento delle policy sull’utilizzo degli strumenti aziendali. Se fino a qualche tempo fa, per le aziende avere database ricchi di nominativi era un tesoro di cui vantarsi, ora per chi non riesce a restare al passo può diventare un problema», rileva Michele Cogo, CEO di Defensis, realtà specializzata in security, fraud auditing, digital forensics e investigazioni. «Così, di pari passo con la digitalizzazione e con le relative minacce, è arrivata una norma (GDPR, ndr) che permette alle aziende di porsi delle domande e decidere, in autonomia, come affrontare il tema della protezione dei dati». Il primo effetto è quello di una maggiore consapevolezza a cui si affianca la nascita di nuova figura che sta via via acquisendo un’identità professionale ben definita: il security manager. «Anche se – riconosce Cogo – dato che l’80% delle aziende italiane è una PMI, le prerogative di questa funzione spesso ricadono sull’HR».

Una nuova opportunità, quindi, per una funzione che più di altre è chiamata a ridefinirsi introiettando dentro di sé nuove responsabilità, ma anche nuovi modi di essere, diventando generatrice di senso a tutto tondo. Per la prima volta, infatti, all’HR si chiede sono solo di occuparsi di procedure e strutture organizzative ma, soprattutto, di prendersi cura dell’elemento umano, mettendo le persone al centro. Ed è questa, molto probabilmente, la più grande novità dei prossimi anni.

L'autore

Silvia Pagliuca

Silvia Pagliuca Giornalista professionista e Comunicatore pubblico, è laureata in scienze e tecnologie della comunicazione, con Master in management della comunicazione sociale, politica e istituzionale e Master in giornalismo presso il campus IULM - Mediaset. Scrive di lavoro, startup, innovazione e imprenditoria per Corriere della Sera, Corriere Imprese e Corriere del Trentino. Collabora come copywriter e consulente in comunicazione per diverse realtà pubbliche e private.


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