Emiliano Ponzi: “Ogni disegno è una performance: la fallisci o la porti a casa”


Per l’illustratore la sua arte è una missione di vita


Emiliano Ponzi: “Ogni disegno è una performance: la fallisci o la porti a casa”

“La mia non è una scelta di vita, ma una missione”. Poche parole, ma chiare. “Missione, perché sono quasi come un prete. Mi sveglio al mattino alle 6. Alle 10 vado in studio ed esco alle 21. Chi mi è attorno lo sa”. Emiliano Ponzi è uno degli illustratori più famosi al mondo. Collabora, tra gli altri, con il New York Times, Le Monde e con il Moma. Contributor di LINC con le sue copertine che spiegano senza testo, Emiliano riesce sempre a soddisfare le aspettative. Che sono alte. Ha spiegato in cosa consiste il lavoro di designer durante un incontro a Milano. Ha risposto alle domande incuriosite di chi segue il suo lavoro costantemente e a quelle della direttrice Serena Scarpello. Guardando i suoi lavori sembra che il noto designer si diverta a disegnare. Ma a domanda risponde: “Mi diverto in altri modi. Il lavoro per me non è divertimento. È gratificazione e soddisfazione ma non divertimento. Ogni disegno è una performance o la fallisci o la porti a casa”. Una risposta che spiazza e non ti aspetti, ma la sincerità è apprezzata. E ciò non toglie nulla ai suoi disegni. Emiliano Ponzi vede e trasmette sensazioni e sentimenti. Più facile a dirsi che a farsi. Per LINC Magazine disegna le cover dei vari numeri. La rivista di ManpowerGroup non ha titolo in copertina. Bastano le illustrazioni di Emiliano a far capire di cosa si parlerà all’interno.

2-Las Vegas 2 casino
Seven Magic Mountains.2jpg
Twentynine Palms
Seven Magic Mountains
2-Las Vegas 2 Seven magic mountains
Death Valley 2
5-Modern oasis 3
7-a Monterey 1

Durante la Design Week ha presentato una collezione di valigie disegnate da lui: “Come diceva Massimo Vignelli ‘Design is one’. Non importa ciò che stai facendo, non c’è differenza tra progettare una casa o un cucchiaio. Disegnare su carta o una valigia è un po’ uguale. Parti da zero. Hai solo delle intuizioni e dopo capisci quali moriranno. È una contaminazione”. Chi è il progettista?: “Essere progettisti è un processo più razionale che emotivo. Il modo in cui si riescono a dirigere le intuizioni è importante”. E le emozioni ha dovuto gestirle anche quando al Moma hanno bocciato le sue idee: “Il mio progetto non piacque. Ho pensato che ero lì e una occasione simile non mi sarebbe più capitata. Quindi ho bruciato, in 20 minuti, tutti i neuroni per proporre una idea valida”.

Così è nato il libro ‘The Great New York Subway Map’: “Un libro che parla a bambini e ad adulti. Si basa sulla mappa della metropolitana di New York disegnata nel 1972 da Vignelli. Volevo spiegare Vignelli senza usare il culto del super uomo. Si deve sapere che sono cose che possono esser fatte. Volevo far capire che la mappa precedente era un labirinto e che il ruolo del graphic designer è di sciogliere i nodi, di semplificare. Per parlare a tutti devi liberarti dei clichè che interessano solo persone di settore. Si può parlare come si fa normalmente”. Progettare un libro di illustrazioni ha dietro un lavoro intenso e delle regole: “Quando si propone un libro devono esserci più linee narrative. Devono esserci delle metafore visive fortissime. È importante darsi delle regole di base, prima di iniziare un progetto, e stare su quelle. Si dorme 3 ore a notte e si disegna 55 ore. Ciò che disegni deve essere bello e concettualmente inattaccabile. La regola è che una intuizione deve essere lasciata raffreddare perché potrebbe essere una percezione sbagliata”. E dopo notti trascorse a disegnare, c’è la promozione del libro: “Il come lo veicoli è cruciale per riuscire a dialogare”.

Emiliano parla di tutto, del bello e del brutto, seguendo i tempi moderni: “Anche il bello è diventato populista. È bello ciò che piace, che poi è la risposta coerente a tutti i social dove anche le cose non belle diventano popolari per un gioco perverso. Per me è più bello ciò che risponde a criteri anche artigianali. Da qualche anno sono diventato populista anche io. Non perdo tempo a vedere cose che non mi piacciono. Sono scelte personali”. Prima il testo e poi l’immagine? Ci deve essere sempre del testo ad accompagnare una illustrazione? Quanto deve essere lungo il testo? Domande frequenti: “L’immagine è il secondo tassello. Il primo è sempre il testo. L’immagine è un aiuto a esprimersi”. Nei lavori si riconosce la sua mano, uno stile inconfondibile che, nel tempo, è cambiato: “Dopo anni in cui ho avuto uno stile rigido credo che lo stile non cambi da un momento all’altro. Le grandi rivoluzioni mi hanno sempre spaventato.  Devono essere graduali, si fanno passo dopo passo. Battaglia dopo battaglia”.

L'autore

Carmen La Gatta

Carmen La Gatta Giornalista dal 2010, Laureata in Scienze della comunicazione, ha poi frequentato il Master in Giornalismo a Bari. Videomaker per Alanews e IlFattoquotidiano.it, ha scritto per Il Giorno e condotto su TeleLombardia. Attualmente collabora con Radio24 e con Startupitalia.eu