La cooperativa che fa rifiorire il verde a Milano


Incontro con il team di Opera in Fiore che cura la nuova area verde in piazza della Scala a Milano


La cooperativa che fa rifiorire il verde a Milano

Piazza della Scala, salotto storico di Milano, ha ora un cuore verde nel ricordo di Leonardo da Vinci e della sua passione per la botanica. E proprio nell’anno in cui ricorrono i cinquecento anni dalla morte. Grazie a SeMiniAmo, una iniziativa dell’agenzia di comunicazione Zack Goodman portata avanti dal Comune di Milano con il sostegno di ManpowerGroup, la piazza, ristrutturata su progetto dell’architetto Marco Bay, è stata aperta al pubblico lo scorso 23 maggio. Il progetto SeMiniAmo era diventato celebre nel settembre 2018 con la riqualificazione delle aree verdi di piazza Duca D’Aosta, non lontano dalla Stazione Centrale. L’obiettivo era ambizioso: introdurre un meccanismo virtuoso grazie al quale l’abbellimento e la cura del verde diventano un’occasione per fornire formazione, lavoro e integrazione sociale a persone con varie fragilità. E, infatti, a curare il verde sono i ragazzi della cooperativa Opera in fiore assunti da ManpowerGroup, che ha creduto e sostenuto fin dall’inizio il progetto.

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala durante l’inaugurazione

Siamo andati a visitare la cooperativa, nella periferia sud di Milano, tra file interminabili di palazzi e nastri luccicanti di auto che corrono veloci nel traffico della circonvallazione. Poi, all’improvviso si apre uno scorcio di verde: è il Villaggio Barona, all’interno dell’omonimo quartiere, uno dei primi progetti milanesi di housing sociale, realizzato tra la campagna e gli avamposti della città. Opera in fiore, la cooperativa sociale agricola, nata nel 2004 per fornire servizi di assistenza nel carcere di Opera e ora attiva in tutta la città, ha qui la sua struttura operativa. Ci lavorano oggi oltre cinquanta persone, alcune con disabilità, altre con storie difficili alle spalle, che nelle attività di giardinaggio, a contatto con la natura, hanno riscoperto un modo più «sostenibile» di affrontare la vita e il lavoro, la lentezza di prendersi il tempo per guardare in faccia alle cose, senza la fretta che rende tutto uguale e grigio.

Tra questi, c’è Victor, uno degli addetti al verde in piazza della Scala, un ragazzo nigeriano di 27 anni e in Italia da tre, che come tanti migranti ha rischiato la vita nella traversata del deserto e nell’azzardo di superare anche quell’ultimo braccio di mare che si frapponeva alle nostre coste. «La dignità si acquista solo con il lavoro», spiega Federica Dellacasa, presidente della cooperativa. «Per un richiedente asilo è importante essere in regola, poter diventare finalmente visibile, con un ruolo, un’utilità anche per gli altri. Noi cerchiamo di aiutare le persone che si rivolgono a noi a ritrovare questa dignità, in un clima di solidarietà, di ascolto reciproco e attenzione al rispetto dei tempi degli altri». Sono molte le storie che si raccolgono in questo spazio verde tra gli alberi già fioriti. Come quella di Lucia, 24 anni, che aveva iniziato a fare un corso di estetista e poi ci ha ripensato, di Valentina, 33 anni, che semina e invasa le piante nella serra oppure di Donato, 53 anni, che ha lavorato oltre vent’anni in una grande banca e ora è qui senza rimpianti: «Sono tre anni che ci lavoro e mi trovo molto bene, all’aria aperta è tutto un’altra cosa rispetto all’ufficio. Curo la pulizia nel parco della Barona, ma mi capita di seguire anche altre attività, come la consegna a domicilio di bouquet alle neo-mamme su richiesta di alcune aziende».

I ragazzi della Cooperativa

Manuela ha 62 anni e lavora in cooperativa da due anni e mezzo. Anche lei è una persona disabile ma con capacità lavorative. «Questo significa», come ci spiega Federica Dellacasa, «che se inserita in un percorso professionale “protetto”, come tutti gli altri, può comunque farcela, guadagnando fiducia e un regolare stipendio, diventando così indipendente». La sua è una storia interessante di riconversione del lavoro: «Ho fatto la grafica editoriale. Poi con la crisi non lavoravo più e mi risultava sempre più difficile stare chiusa in un ufficio. Lo stress era troppo alto. Ho iniziato qui in cooperativa con un tirocinio. Ora sono assunta. Da allora sono rinata, anche se non è facile convivere con persone che hanno vari problemi. Prima mi imponevo di essere sempre più brava ed efficiente degli altri, qui devo mettere da parte questi atteggiamenti. Oggi sono responsabile della serra. E dalla natura si impara moltissimo: è importante capire le piante, come crescono, che cosa desiderano da noi. Ho imparato soprattutto questo: che vogliono vivere, ce la mettono tutta, basta dargli una possibilità». «Sì, la natura è viva», si inserisce Paolo, 34 anni, «potrebbe andare anche avanti da sola, ma ti chiede di darle una mano. È come se ti dicesse: aiutami a tenermi bene, pulita. Per questo mi sento al mio posto: c’è uno scambio di energia positiva».

«Giorno dopo giorno investiamo nelle persone, nel loro potenziale e nella loro voglia di riscatto, perché tutti meritano una seconda opportunità per ricominciare», spiega Elisabetta Ponzone, una delle responsabili della Cooperativa di cui segue anche la comunicazione. «Lavorare con noi è una scelta etica, che crea valore sociale e apre nuovi percorsi di sviluppo. Siamo interpellati da privati e aziende per occuparci della manutenzione di spazi verdi, giardini, terrazzi e orti. Ma curiamo anche allestimenti floreali per eventi e cerimonie, offriamo un servizio specializzato per la consegna di frutta e verdura fresca di stagione. L’ultimo progetto è qui davanti: stiamo riqualificando un giardino e un terreno espropriato alla mafia, che abbiamo restituito alla città e nel quale abbiamo coinvolto volontari comuni e altri dal carcere di Opera, in un percorso di giustizia riparativa. Una volta era un cumulo di macerie, ora la domenica ci vengono le famiglie del quartiere a fare il barbecue».

L'autore

La redazione di LINC


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