L’apprendimento ha nuove strade


La robotica avvicina il mondo del lavoro alla fantascienza


L’apprendimento ha nuove strade

Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge. Sono le tre leggi della robotica ideate dallo scrittore e divulgatore scientifico Isaac Asimov negli anni ’40 del secolo scorso. Asimov, che per primo utilizzò la parola “robotica” in un racconto pubblicato sulla rivista americana “Astounding Science Fiction”, fu uno dei primi a pensare che i robot potessero coadiuvare in maniera positiva le attività umane. La sua straordinaria produzione letteraria (ha scritto ben quaranta romanzi e oltre 380 racconti) ha ispirato numerose opere, tra queste il film “Io Robot” (tratto dall’antologia di racconti con la quale Asimov introduce le sue leggi della robotica) e “L’uomo bicentenario”. Ma la fascinazione suscitata dai romanzi fantascientifici di Asimov resta intatta ancora oggi. Infatti, il colosso di Cupertino, che ha da poco lanciato la sua piattaforma streaming (25 marzo 2019), la Apple tv, ha scelto di inserire nel proprio catalogo una serie basata sul “Ciclo della Fondazione”, una trilogia con la quale lo scrittore di origine russa si aggiudicò il premio Hugo. 

Con la stessa fiducia di Asimov nei robot e la consapevolezza del ruolo di primo piano rivestito dall’automazione nella ridefinizione del mercato del lavoro, lo scorso gennaio al World Economic Forum di Davos abbiamo presentato i risultati della ricerca “Humans wanted: robots need you” che ha evidenziato come l’87% delle aziende nel mondo e il 94% in Italia incrementerà o manterrà i propri livelli di occupazione come effetto dell’automazione nei prossimi due anni. «È vero che sempre di più i robot vengono impiegati a supporto di attività umane, ma queste tuttavia continuano a esistere ed essere determinanti in molti casi. Ovviamente dobbiamo diventare più digitali per interagire con i robot. Non possiamo fermare l’evoluzione tecnologica ed è nostra responsabilità come leader diventare “Chief Learning Officers” e individuare le migliori soluzioni per integrare il lavoro umano con quello delle macchine», ha affermato Jonas Prising, presidente e CEO di ManpowerGroup, al summit svizzero. Il nostro report, che ha coinvolto 19 mila datori di lavoro in quarantaquattro paesi, ha dimostrato contestualmente che la percentuale di aziende che prevedono di diminuire i posti di lavoro è scesa dal 12% al 9%.

In un momento storico come quello che stiamo vivendo, caratterizzato da un rallentamento generale dell’economia mondiale – come hanno dimostrato i dati forniti dal Fondo Monetario Internazionale – è necessario puntare sull’innovazione per competere nel mercato e rilanciare l’economia. Le aziende che puntano sulla digital transformation rappresentano il motore di una crescita esponenziale che si traduce nella nascita di nuove e diverse tipologie di lavoro. Il trait d’union tra la necessità di incrementare la forza lavoro e la reale crescita dell’occupazione si concretizza, ancora una volta, nella formazione o nell’upskilling delle persone. Le competenze si devono rinnovare per consentire di colmare il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e ridurre la biforcazione che si è creata tra chi possiede le competenze necessarie per essere “appetibile” per il mercato del lavoro e chi no. Allo stesso modo, le aziende si rendono conto dell’importanza di investire nella formazione delle persone e i dati lo dimostrano: l’84% degli intervistati prevede di lavorare sull’upskilling per i propri dipendenti entro il 2020. In un contesto di digitalizzazione di beni, servizi e processi produttivi, va da sé che il settore maggiormente investito dalla richiesta di nuove competenze è quello dell’IT: il 16% delle aziende prevede di aumentare l’organico in questo settore. Ma la formazione e l’esperienza che i datori di lavoro richiedono, spesso si scontrano con i curriculum dei candidati. Ad esempio, negli Stati Uniti, la laurea in informatica è uno dei requisiti essenziali dell’86% delle vacancies nell’IT ma solo la metà dei candidati possiede il titolo di studio richiesto. 

In questo scenario complesso e in rapidissima evoluzione, le competenze tecniche che, come abbiamo visto, ognuno di noi è chiamato ad aggiornare, non sono sufficienti. Capacità cognitive, creatività, adattabilità ed empatia sono competenze soft sempre più determinanti per il successo e la crescita dei percorsi professionali. Infatti, sempre attingendo ai dati della nostra ricerca, sappiamo che entro il 2030 la domanda di competenze umane, soft skill sociali ed emotive, crescerà in tutti i settori industriali del 26% negli Stati Uniti e del 22% in Europa. Quindi, per attuare una talent strategy efficace che favorisca la crescita delle realtà imprenditoriali, le aziende devono promuovere una cultura di learnability, fornire un orientamento professionale e investire sulle persone. 

Attraverso questo numero di LINC vogliamo raccontare alcune storie di successo di personalità che hanno saputo adattarsi al cambiamento cogliendo le opportunità offerte dai nuovi strumenti di cui disponiamo, fornire spunti di riflessione su una società sempre più contaminata e visioni aziendali innovative. E ribadire la fiducia in un futuro in cui lo sviluppo tecnologico sarà accolto con entusiasmo per tutti i risvolti positivi che può apportare nella nostra vita. 

L'autore

Stefano Scabbio

Stefano Scabbio Presidente Area Mediterranea, Europa del Nord e Orientale di ManpowerGroup e membro del Comitato esecutivo BAA dell’Università Bocconi con delega all’International Employability. Dal 2014 è alla presidenza di Assolavoro, l'Associazione Nazionale di Categoria delle Agenzie per il Lavoro (ApL)