A sei passi dal lavoro del futuro


Sono già in atto almeno sei trend importanti che ci faranno riconsiderare il lavoro e le sue categorie


A sei passi dal lavoro del futuro

Dalla Prima Rivoluzione Industriale siamo divisi tra due opposti sentimenti ed emozioni. Da una parte l’ottimismo nelpensare che i cambiamenti tecnologici creino, almeno nel lungo periodo, posti di lavoro. Dall’altra parte il cupo pessimismo di constatare alti livelli di disoccupazione con la paura di vedere posti di lavoro distrutti oppure svolti dalle “macchine”, siano robot oppure l’intelligenza artificiale. Per certi versi hanno ragione sia gli ottimisti sia i pessimisti. La vera domanda diventa come “decifrare” la complessità del mercato del lavoro e come capire e anticipare quello che sta succedendo a una velocità esponenziale.Ci siamo abituati a pensare che i pro-gressi tecnologici stanno eliminando posti di lavoro e compiti che richiedono qualifiche professionali di basso livello. Dai caselli automatizzati alle casse del supermercato, ci siamo abituati allʼerosione di posti di lavoro a bassa retribuzione-istruzione. Nessuno si è preoccupato nel vedere ad esempio la scomparsa dei casellanti all’entrata delle autostrade. Un lavoro noioso e ripetitivo di cui nessuno prova nostalgia.

Tuttavia, nuove forme di tecnologia e automazione stanno rendendo obsoleti i professionisti più altamente qualificati, come analisti finanziari, avvocati ed esperti fiscali. Nel 2000, Goldman Sachs impiegava più di seicento operatori finanziari. Nel 2017 erano rimasti solo due trader azionari perché gli algoritmi gestiti dagli ingegneri informatici potevano eseguire lo stesso lavoro. Lastessa cosa sta accadendo in tutte le tradizionali banche dʼinvestimento di Wall Street. Allo stesso tempo, tutto, dalle dichiarazioni dei redditi online che si completano da sé, agli approcci di apprendimento automatico alla contabilità, stanno sostituendo i posti di lavoro, ad esempio nei servizi finanziari.Quindi, quali sono i “mega trend” in questo mercato del lavoro in continua evoluzione?

Gig Economy

La maggior parte dei posti di lavoro creati nelle economie avanzate non offre contratti a tempo indeterminato, ma coinvolge consulenti autonomi o liberi professionisti. Ciò significa che queste persone non hanno “reti di sicurezza” sociali come lʼassicurazione, la copertura sanitaria, la sicurezza sociale o le ferie pagate. Negli Stati Uniti, il 94% dei nuovi posti di lavoro creati dal 2005 al 2015 è caduto in questa categoria, dando a questi lavoratori nessuna protezione. Ciò da un lato causa una crescente vulnerabilità dei lavoratori e dallʼaltro una sfida alla rilevanza dei sindacati che quindi non possono più rappresentare lavoratori che “non esistono”. Entro il 2027 ci saranno negli Stati Uniti più lavoratori autonomi che dipendenti e assunti da qualche impresa.

Aspettativa di vita

La buona notizia: sale di circa due anni per ogni decennio che passa. In Giappone, Italia e Germania, lʼaspettativa di vita per le donne è più vicina ai 90 anni, mentre gli uomini hanno già superato quella dei fatidici 80. Ma pensiamo a due conseguenze dell’aumento costante dell’aspettativa di vita. In primo luogo, possiamo ragionevolmente aspettarci di godere di una bella pensione per venti anni della nostra vita? Recentemente, i giornali hanno riferito che in Italia ci sono più di 700.000 persone che percepiscono una pensione dal 1982. In altre parole, sono in pensione da almeno 35 anni; nella maggior parte dei casi più a lungo di quanto fossero stati impiegati. Secondo, abbiamo sempre pensato alle nostre vite divise in tre parti. Andiamo a scuola e all’università fino ai 2224 anni, lavoriamo per circa 35-40 anni e poi arriviamo in pensione dai 65 anni in poi. Ma dobbiamo ripensare a questa mentalità e realizzare che abbiamo una vita di continuo apprendimento davanti a noi. Non possiamo neanche pensare che una volta laureati saremo a posto per tutta la vita. Al contrario, le nostre skill, hanno una durata media di 5 anni che si accorcia sempre di più per la velocità dei cicli produttivi. Quindi dobbiamo investire sulla nostra istruzione e sulla capacità di rinnovarsi.

Nuove professioni

La tecnologia crea più posti di lavoro di quanti ne distrugga, ma il cambiamento è doloroso. Un recente studio di McKinsey rivela che il 56% dei nuovi posti di lavoro è in nuove professioni. Se date unʼocchiata alla pagina dellacarriera del World Economic Forum, vedrete ad esempio i tipi di professionisti che stanno cercando: esperti di intelligenza artificiale, specialisti in cyber-security, governance di internet, social media, startup, machine learning, robotica, stampa 3D, veicoli autonomi, blockchain e così via. Attraverso il mercato del lavoro, i salari stanno salendo alle stelle per le nuove professioni e lentamente si restringono per quelle tradizionali.

Donne

Costituiscono il 52% della popolazione, ma sono ancora sottopagate e impiegate in ruoli che sono al di sotto del loro livello di competenza. Ma sono convinto che il futuro appartiene alle donne. Perché? Perché tendono a possedere le caratteristiche umane che daranno loro il vantaggio nei nuovi posti di lavoro della Quarta Rivoluzione Industriale. Come la capacità di collaborazione (invece di competizione), empatia, creatività, ascolto e apprendimento.

Stress & Fatica

Correre più a lungo aspettative di vita e farlo più velocemente, costa fatica. Emotiva, fisica e psicologica. Come individui dobbiamo tenerne conto, sviluppando delle modalità di ricarica delle nostre batterie e lavorando per aziende e capi che non ci chiedano 60 ore alla settimana. Un consiglio. Spegnete il vostro smartphone dalle 8 di sera alle 8 di mattina, la disponibilità 24/7 non aiuta e porta direttamente ad esaurimento nervoso.

Entro il 2030, il 70% della forza lavoro saranno i Millennials, ragazzi nati tra il 1980 e il 2000

Questa generazione ha un sistema di valori diverso dai baby boomers. Un esempio: in una recente lezione da me tenuta all’università, un ragazzo ha detto: «Noi non siamo come voi: non lavoriamo 40 anni per un orologio d’oro», una vera e propria picconata contro un modo di pensare che ha interpretato la “fedeltà aziendale” come valore primario.

Dati i cambiamenti nel mercato del lavoro, dobbiamo ridisegnare anche le organizzazioni. Non possiamo più costruire e utilizzare organizzazioni “meccaniche”, progenie della Prima Rivoluzione Industriale, in cui il lavoratore è stato semplicemente considerato un “pezzo di ricambio” sostituibile. Non possiamo supporre che i modelli burocratici del settore pubblico funzioneranno ancora. Dobbiamo ridisegnare le organizzazioni, tenendo presente che le persone devono essere responsabilizzate, non controllate o costrette a vivere con lʼincubo ricorrente di perdere il lavoro e rinunciare a una vita dignitosa.Non possiamo pagare nuovi laureati 500 euro al mese, o peggio, aspettarci che lavorino gratis. La scienza e la psicologia forniscono centinaia di studi e ricerche che dimostrano che i knowledge worker sono motivati dallo scopo, dallʼautonomia, dalla loro capacità di auto-miglioramento e da un senso di correttezza e trasparenza. Finché continuiamo a trattare con le persone che usano la carota e il bastone, semplicemente non funzionerà. Infine, il modello di leadership deve radicalmente cambiare: non servono più capi dispotici che credono di sapere tutto impartendo ordini. Servono leader che facciano crescere le persone con rispetto e responsabilità per obiettivi chiari e con uno scopo che sia più rilevante della pura massimizzazione del profitto. Una bella sfida, che ne pensate?

L'autore

Paolo Gallo

Paolo Gallo