La rivoluzione dello smart office


Il lavoro in ufficio sta cambiando. La transizione verso la nuova era richiede spazi costruiti attorno alle esigenze di chi lavora


La rivoluzione dello smart office

Dalla vecchia scrivania…

Se siete in ufficio, guardatevi intorno: quanto è smart il vostro posto di lavoro? E no, il computer non è sufficiente per gestire l’era del 3.0. Secondo l’undicesima edizione del Barometro Edenred-Ipsos (2016), i dipendenti che giudicavano positivamente la propria qualità della vita sul lavoro in Italia erano il 63%, all’ultimo posto in Europa. Questo considerando che nell’indagine è emerso che nel nostro Paese nella percezione del benessere sul lavoro incide soprattutto l’ambiente. Ora, senza scomodare il sottoscala di fantozziana memoria, è noto che per molti lavoratori gli uffici non siano uno stimolo per la creatività e la produttività. Anzi, talvolta le aree di lavoro non sono nemmeno un toccasana, considerata la questione dell’inquinamento indoor. Il Ministero della Salute italiano, per esempio, individua varie fonti e sostanze capaci di peggiorare sensibilmente gli ambienti interni, dai materiali da costruzione fino agli impianti di condizionamento, passando per la polvere dei toner e gli agenti biologici derivanti dall’umidità. Non c’è da stupirsi quindi se lo studio Officair (officair-project.eu), finanziato dall’UE e condotto tra il 2010 e il 2014, abbia scoperto che negli uffici degli otto Paesi europei analizzati il tasso d’inquinamento fosse spesso superiore a quello esterno

… al minigolf sul tetto

Tuttavia, mentre molte aziende restano ancorate ai vecchi modelli, tante altre hanno intrapreso la via dello smart working e dello smart office, una rivoluzione culturale che sta trasformando completamente il concetto di ufficio, rendendolo uno spazio costruito intorno al lavoratore. L’idea è che lo spazio di lavoro debba essere ottimale per la vivibilità e per la condivisione di informazioni e conoscenze, requisiti fondamentali per l’aumento della produttività e lo sviluppo dei talenti. Tra i campioni indiscussi dell’innovazione in ufficio c’è Google, che ha reso il connubio tra coolness e smart working un vero e proprio marchio di fabbrica, con soluzioni dirompenti al servizio del lavoratore, secondo i principi del worker centered design. Qualche esempio? Sarebbe troppo scontato citare Googleplex, la celebre sede di Google a Mountain View, in California, quindi conviene un brevissimo giro del mondo.

Gli uffici di Zurigo hanno a disposizione campi di calcio e basket, mentre a Dublino i dipendenti possono rilassarsi tra scaffali di libri e spazi verdi. Se la sede di Toronto vanta tetti dotati di minigolf, a Washington c’è una parete da arrampicata indoor e a Chicago è possibile tenere le riunioni dondolandosi sugli hanging pods, delle specie di poltrone-amaca.Passando ad Amazon, fuori dal quartier generale di Seattle, Jeff Bezos ha installato nel 2018 le Spheres, tre cupole in vetro e acciaio per i dipendenti della società – ma con accesso limitato al pubblico – che racchiudono caffetterie e spazi condivisi immersi tra oltre 40 mila piante. Gli uffici a New York di Kickstarter, celebre piattaforma di crowdfunding, sono all’insegna della condivisione e della multifunzionalità, non solo per i dipendenti ma anche per la comunità che si avvale dei loro servizi. Per esempio all’interno della sede è presente una sala per le proiezioni dei film di artisti indipendenti finanziati tramite Kickstarter. Sul tetto, poi, c’è un grande giardino definito dal responsabile della comunicazione David Gallagher in un’intervista ad “Artsy” «un posto nel quale nascondersi e dimenticarsi di essere a New York». In Italia, invece, è doveroso citare la sede di Microsoft a Milano, una struttura da 10 milioni di euro nella piramide di Herzog, con 832 vetrate e sei piani tre aperti al pubblico nella quale domina la filosofia dello smart working, senza scrivanie assegnate.

Lo smart office come strumento

Di smart working si è parlato anche al Salone del Mobile di Milano 2019, durante Workplace 3.0. La biennale dedicata all’ufficio ha mostrato come ormai la direzione sia tracciata all’insegna di quattro concetti chiave: liquid space, privacy, smart office e, appunto, worker centered design. La grande rivoluzione è il cambio di prospettiva secondo il quale sono gli spazi a dover essere realizzati attorno al lavoratore e alle sue esigenze e non il lavoratore a dover essere calato in uno spazio predefinito e immutabile, assemblato solo su criteri di economicità o sterile praticità e questo ci riporta anche al problema dell’inquinamento interno, con la necessità di arredi eco-compatibili e ambienti salubri. La rigidità è oggi sostituita da versatilità e dinamicità: l’unione tra funzionalità e appeal permette al lavoratore di muoversi in un ambiente sempre più open che, al contempo, è utile, accogliente e vivibile. In questo senso l’ufficio non è più solo un luogo, ma diventa uno strumento, la rete che facilita quelle casual collisions tanto care a Google e che permettono la collaborazione e la condivisione delle informazioni ben oltre la struttura gerarchica o la vecchia vicinanza delle scrivanie.

di Beniamino Franceschini

L'autore

Redazione Caffe Geopolitico

Redazione de “Il caffè geopolitico” Il Caffè Geopolitico è un’Associazione Culturale fondata nel 2009 con lo scopo di diffondere la conoscenza della geopolitica e delle relazioni internazionali, anche attraverso l'omonima testata giornalistica registrata.