I due mondi possono imparare a convivere. L’obiettivo è trovare un equilibrio per garantire una forte crescita

Non ho mai pensato che tecnologia e umanità fossero in lotta, quanto piuttosto che andassero in tandem in un flusso continuo di crescita ed evoluzione creativa oltre che industriale, scientifica e tecnica.
Ho chiesto a Gerd Leonhard come la vede lui che, oltre a parlarne in giro per il mondo e scriverne in libri che diventano subito best seller, è riuscito in una sfida non banale: vivere completamente offline almeno un giorno al mese, preferibilmente la domenica insieme alla sua famiglia (offline anche loro).

S: Il tuo libro “Tecnologia vs Umanità. Lo scontro prossimo venturo” (edizioni Egea) è abbastanza apocalittico direi.

G: Il tema principale è che la tecnologia sta diventando molto potente, non ci sono limiti a ciò che può fare e siamo solo all’inizio, nei prossimi vent’anni ci saranno le interfacce dei computer cerebrali, l’ingegneria genetica e le macchine di intelligence. C’è un grande vantaggio che deriva dalla tecnologia: il primo è che possiamo risolvere molti problemi, ma allo stesso tempo crearne molti di più. Ad esempio non siamo stati molto bravi ad affrontare le conseguenze di questa tecnologia come la democrazia sui social media.

S: Cosa ne pensi dei nuovi lavori, come per esempio i lavori green e quelli digitali?
G: Penso che ci saranno molti nuovi lavori a cominciare da quelli che si concentrano sui social media, così come nel settore eco-sostenibile, ma tra vent’anni probabilmente non dovremo più lavorare come lavoriamo noi oggi. La tecnologia renderà le cose disponibili molto più economiche, come i trasporti, l’energia, il cibo e l’acqua e risolveremo così tanti problemi. Quindi il lavoro è un problema ora perché le persone svolgono ancora lavori piuttosto ripetitivi come quelli nei supermercati, nell’automotive, a cominciare dai driver, nella contabilità. D’altra parte grazie all’automazione ci saranno nuove persone che lavoreranno in quei settori. Dovremo creare un sistema per creare nuovi lavori e per chi è già impiegato di cercarne uno nuovo, ovviamente risulta più difficile se si ha 50 anni e questo sarà chiaramente un grosso problema in Italia.

S: Perchè?
G: Tutti i supermercati stanno già utilizzando dispositivi tecnologici come il call center, quindi la tecnologia porterà molta automazione che è una sfida molto più grande della globalizzazione, quindi dobbiamo effettivamente pensare diversamente all’istruzione. Dobbiamo educare le persone ad essere più intraprendenti, ad inventare cose, a trovare nuovi posti di lavoro.

S: Credi nell’apprendimento continuo e nell’allenamento delle nostre competenze?
G: Nell’antica società non avevamo bisogno di migliorare le nostre skills perché occupavamo una posizione sicura. Abbiamo fatto lo stesso lavoro per 40 anni ma questo sta finendo ora. I nostri figli hanno o avranno un lavoro che probabilmente cambierà ogni sei mesi, sei un giornalista e lo sai, devi sempre essere intraprendente. La politica è che lo stato del governo deve fornire sicurezza sociale per quel tipo di lavori come lavori part-time, freelance o lavori virtuali, e in questo momento non esiste alcuna regolamentazione. Esistono molte sfide sociali come Airbnb.

S: Cosa pensi di alcune aziende come Amazon, ad esempio, che stanno aprendo negozi, mercati e librerie?
G: Ammiro Amazon per molte ragioni e molte delle aziende tecnologiche sono miei clienti, fanno molte cose buone, ma generalmente devono essere responsabili dell’ecosistema che creano.
Penso che quando una società diventa potente come Facebook, E-Bay, Amazon, Baidu, dobbiamo assicurarci che ci sia un equilibrio nel sistema

S: Pensi che le istituzioni politiche possano fare qualcosa di meglio o no? Credi che siano in grado di fare qualcosa?
G: Penso che le cose peggioreranno prima di migliorare. Per esperienza non facciamo qualcosa fin quando non abbiamo un problema. Solo adesso vediamo cosa succede in 4 anni di Trump in America e la gente pensa che non sia meglio, sicuramente non è meglio per gli americani, non è meglio per le persone in Turchia e nemmeno per le persone in Ungheria. La popolazione deve rendersi conto, io mi rendo conto che la soluzione per me non è chiudere ma aprire e raggiungere un sistema economico stabile, ma probabilmente ci vorrà un po’ prima che si vedano dei veri cambiamenti perché la maggior parte delle persone non fa molto fino a quando non vede gli effetti.

S: Cosa pensi del rapporto tra istituzioni pubbliche e istituzioni private? Per quanto riguarda i dati, ad esempio.
G: Penso che sia un compito del governo assicurarsi che ci sia un equilibrio tra tecnologia scientifica e popolazione. In un certo senso la tecnologia sta sostanzialmente esplodendo e c’è una popolazione che non capisce fino in fondo come funziona. È un compito del governo proteggere, ma anche facilitare in modo ragionevole non sempre con la regolamentazione, ma anche con incentivi.

S: Mi piace molto il capitolo sulla felicità. Potresti spiegarmi l’idea?
G: Quando ho scritto il libro pensavo che se parliamo di etica, dobbiamo essere capaci di definire ciò che vogliamo e fondamentalmente la maggior parte delle persone concorda sul fatto che vogliono essere umani, vogliono essere felici ed è molto difficile definire la felicità. Non si può creare la felicità, non è qualcosa che né possiamo comprare né progettare. Quindi uso l’espressione “progresso umano”; la felicità non è solo finanziaria ma è nei fatti, la felicità finanziaria è un fattore molto limitato, stiamo tutti cercando quei lavori nel settore finanziario. Se guadagni 100 milioni all’anno sarai migliaia di volte felice ma se ne guadagni solo 10 mila all’anno probabilmente non sarai felice. È qui che sta il bisogno di trovare l’uguaglianza in tutto questo dibattito su come utilizziamo la tecnologia, perché la tecnologia può generare sì benefici ma dobbiamo saperli distribuire.

S: Come utilizzi la tecnologia?
G: Certo non la uso molto, tutto quello che faccio è nel cloud, uso i social media, non uso più Facebook perché non trovo che sia etico.

S: Come usi Instagram?
G: Ho un account ma non lo uso. Uso la tecnologia in un modo diverso, non porto mai il telefono quando vado a cena con la mia famiglia oppure quando andiamo in montagna non portiamo mai il telefono con noi. Abbiamo una giornata libera dai media una volta al mese, quindi niente web né tv. 

S: Per un giorno?
G: Sì, cerchiamo di assicurarci che almeno un giorno non ci siano telefonini, nessun giornale, niente.

S: Alcune persone hanno paura di perdere qualcosa, quando sono offline, hanno paura di sentirsi fuori dal mondo.
G: Ritengo che l’utilizzo della tecnologia vada bene fino a quando non si raggiunge l’estremo, come quando la gente diventa totalmente dipende.

S: Che mi dici delle citazioni dei libri che hai usato nel tuo libro.
G: Le citazioni degli altri, non le mie vero?

S: Sì, qual è il tuo libro preferito sulla tecnologia e sul futuro?
G: Ho letto tutti quelli sul futuro e sul passato come il libro di Alvin Toffler “Future shock” che è probabilmente il libro più importante sul futuro. Ho comprato “The Singularity is near. When Humans Transcend Biology ” di Raymond Kurzweil, di cui non condividono tutte le posizioni, ma trovo che sia un ragazzo molto intelligente: sostiene che la tecnologia diventerà la salvezza degli umani, non lo condivido ma rispetto la sua opinione. C’è anche un nuovo libro di Stuart Russell, professore di intelligenza artificiale presso l’Università di Berkley in California, intitolato “Human Compatible”, è davvero un ottimo libro sull’intelligenza artificiale. Ma meglio che io mi fermi qui perchè ho letto davvero migliaia di libri!

S: Come tieni allenata la tua mente?
G: Cerco di non essere troppo pigro, di imparare ad indagare sulle cose nuove e immergerci in esse, per cercare di comprenderle. Quando stai fermo, a meno che tu non sia fortunato, di solito qualcosa va storto e devi saper reagire. Specialmente nel mio lavoro, tutto dipende dalla ricerca sul prossimo messaggio, la prossima notizia. Sto lavorando in un nuovo team, chiamato il nuovo Rinascimento umano, il cui assunto è che siamo più importanti della tecnologia.

S: I tre insegnamenti chiave di questo libro?
G: Lavorare per la tecnologia ma non diventare tecnologia; la tecnologia non è ciò che cerchiamo ma come cerchiamo; infine diventare più umani. Oggi siamo ancora in grado di controllarle le macchine, ma in dieci anni non sarà più così, i computer saranno così intelligenti che potremmo porgli qualsiasi domanda, un po’ come accade oggi con Wikipedia. Dobbiamo lavorare su un equilibrio tra tecnologia e umanità altrimenti vivremo in un mondo governato dalle macchine.