Si moltiplicano i luoghi in cui ci si riunisce per immaginare il futuro delle arti e delle scienze

In un momento storico in cui le connessioni digitali e gli incontri virtuali sono la normalità, e in cui anche in famiglia ci si parla nei gruppi WhatsApp, gli incontri live tornano ad assumere il loro storico ruolo di piazze libere dalle quali possono nascere nuove idee professionali.
Gli illuministi erano soliti riunire gli intellettuali del tempo per discutere di alcuni temi caldi ma anche prendere decisioni importanti. Per raccontarli Pietro Verri, con il contributo di Cesare Beccaria, fondò addirittura una rivista, Il Caffè, che divenne in breve tempo il principale strumento di diffusione del pensiero illuminista in Italia: usciva ogni 10 giorni e prendeva ad esempio periodici inglesi come The Spectator e The Tatler, tutti magazine che rappresentavano il punto di raccolta delle discussioni che nascevano nei caffè, appunto.
L’800 e ancora di più il ‘900 hanno visto la nascita dei salotti degli editori e dei caffè che hanno fatto la storia: all’inizio partecipavano solo i rappresentanti del mondo artistico e culturale – Manzoni, Grossi, Berchet – poi anche quelli dell’area scientifica ed economica.
Nel 1919 nasce la mitica libreria Shakespeare and Company”, nel V arrondissement di Parigi, sulla Rive gauche che farà scuola per tutte le librerie del mondo e dove la fondatrice Sylvia Beach era solita riunire scrittori come Ezra PoundErnest HemingwayJames Joyce e Ford Madox Ford.
Andy Warhol l’ha fatto con lo Studio 54, il club nato in un ex teatro alla fine degli anni ‘70, e il principio era lo stesso: cantanti e artisti – da Elizabeth TaylorPaloma Picasso, da Truman CapoteMichael Jackson, da Tom Ford a Michail Baryšnikov – che entravano in contatto in pura libertà creativa e da qui facevano nascere collaborazioni contaminate e originali.
Anche gli hotel potevano diventare il crocevia di pensatori: il Dunbar Hotel di Los Angeles, raccontato nel film di Netflix Dolomite is my name, un luogo storico che nella metà degli anni ’70 segnò la nascita della cultura afroamericana, oltre che della fortuna del comico – musicista (interpretato da un egregio Eddy Murphy), al quale i rapper si ispirarono negli anni a seguire. O il Pikes di Ibiza dove Freddy Mercury era solito organizzare feste invitando amici artisti da Liam Gallagher a Grace Jones.
Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito al moltiplicarsi di residenze artistiche, coworking, campus e ad una nuova idea di salotti letterari dove la contaminazione con il mondo digitale è diventata velocemente la normalità.
Pensiamo alle Creative Mornings nate a New York nel 2008 da un’idea di Tina Roth Eisenberg e approdate poi negli anni in oltre 200 città nel mondo (tra cui Milano al LUISS Hub); alla diffusione di Talent Garden in Europa; al co-living Roam dove tra Bali, Londra, Miami, Tokio e San Francisco si riuniscono i “nomadi digitali”; alle Dinner Conversations milanesi organizzate da una donna, Natasha Slater, e dedicate alle donne; oltre alla rinascita dei book club che si alternano di settimana in settimana in librerie – caffè come “Verso” nel quartiere Ticinese a Milano.
Sono tutti luoghi diversi tra loro in cui incontrarsi e ricreare quei contesti imperfetti, liberi e per questo bellissimi.