Personal branding, per le donne è ancora più difficile


I consigli di Dorie Clark, marketing strategist e professoressa alla Duke University’s Fuqua School of Business


Coltivare e far crescere il proprio personal brand, attraverso cui una persona definisce i propri punti di forza, è importante per calamitare verso di sé nuove opportunità. Lo dimostra la ricerca di Sylvia Ann Hewlett del Center for Talent Innovation che conferma quanto un marchio personale forte sia la chiave d’accesso per attirare occasioni e promozioni lavorative. Non è da sottovalutare che avere un personal brand riconoscibile vuol dire anche proteggersi dalle «sventure professionali». Per esempio, se ci sono licenziamenti o tagli nell’azienda per cui si lavora, essere riconosciuti nel proprio campo rende molto più probabile che un’altra società possa interessarsi a noi.

La ricerca del Center for Talent Innovation racconta anche di un aspetto poco noto che riguarda in particolare le donne nel mondo del lavoro. Sono soggette a un fenomeno chiamato «enigma della simpatia», ossia, le norme di genere presumono che le donne dovrebbero essere gradevoli, calorose e incoraggianti, ma quando violano queste aspettative, sono spesso penalizzate rispetto agli uomini. Se sono troppo aggressive, troppo sicure, troppe dure, non vanno bene. Questi pregiudizi influiscono anche nella costruzione del proprio brand.

La domanda è: come può quindi una donna sviluppare un solido marchio personale e non doversi scontrare con questi pregiudizi? Oltre che combatterli apertamente, è importante che le donne impieghino le loro energie nella costruzione di un brand forte. Come? Qualche consiglio ce lo fornisce Dorie Clark, marketing strategist e professoressa alla Duke University’s Fuqua School of Business: costruire una rete anche all’esterno, seguire la propria narrativa e rendere pubbliche le proprie idee.

Costruirsi una rete sia all’esterno che all’interno del proprio settore è fondamentale. Bisogna coltivare una vasta gamma di contatti, cosicché se la situazione al lavoro dovesse cambiare o si dovesse avere bisogno di un piano B, si avrebbero più opzioni tra cui scegliere. Quindi, oltre alle connessioni professionali all’intento del proprio cerchio lavorativo, sono importanti anche quelle che si sviluppano magari attraverso gli hobby, le relazioni con gli amici, i conoscenti.

Molto spesso si pensa che basta lavorare sodo e le persone lo noteranno nel tempo, ma le persone sono molto occupate e non sono così attente agli altri e quindi, sfortunatamente, non è quasi mai vero che noteranno gli sforzi altrui. Anzi, spesso possono fare ipotesi o pensieri sbagliati sul percorso dei colleghi. Per esempio, se una donna è andata in maternità, possono pensare che sia rimasta indietro. Errore enorme, ma che molti fanno. È necessario costruire la propria narrativa.

Ogni persona, ogni donna, deve far conoscere e riconoscere il proprio percorso, creando, per esempio, un pitch chiaro e conciso che spieghi quali sono le sue abilità, i lavori, l’esperienza che ha acquisito nel tempo. Non aspettarsi mai di essere riconosciute, ma farsi riconoscere è una regola d’oro. Ultimo punto, ma molto importante, è far sì che le proprie idee circolino. Molte donne, ma anche uomini, potrebbero sentirsi a disagio a parlare dei loro successi e ad auto promuoversi. Ci sono tanti modi per farlo, magari attraverso la creazione di contenuti o attraverso l’uso, accorto, dei social network.

L'autore

La redazione di LINC