La scelta del Consiglio generale con voto telematico per l’emergenza Covid-19. Il piano di Bonomi per la ripresa: “È necessario riaprire le produzioni ma evitare seconda ondata contagio”.

In una riunione quasi surreale, causa Covid-19, al Consiglio Generale di Confindustria nella sede di via dell’Astronomia a Roma Carlo Bonomi è il neo eletto presidente di Confindustria. Presenti, su quasi duecento membri, solo il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, il direttore generale Marcella Panucci e due dei candidati: Carlo Bonomi e Licia Mattioli. Tutti gli altri erano collegati a distanza, per via dell’emergenza Covid-19, su una piattaforma di voto “segreto” realizzata ad hoc per l’elezione del nuovo presidente designato di Confindustria. A vincere è stato appunto Bonomi, con 123 preferenze sui 183 voti del Consiglio, doppiando la rivale diretta Mattioli, che ne ha ricevute 60. Nessuna scheda bianca o nulla: Carlo Bonomi si aggiudica il mandato 2020-2024, anche se la nomina dovrà avere la conferma dell’Assemblea dei Delegati il 20 maggio.

Nato a Crema nel ’66, l’imprenditore, che da giugno 2017 è presidente di Assolombarda, guida la Synopo, società del biomedicale, e le aziende manifatturiere controllate, Sidam Srl e BTC Medical Europe Srl. Settimo lombardo a ricoprire la carica di presidente di Confindustria, Bonomi arriva ai vertici dopo quasi vent’anni di attivismo in ambito associativo, a partire dalla carica di vice-presidente del Gruppo Giovani sia di Assolombarda che di Confindustria Lombardia. Dal giugno 2017 è anche membro del Consiglio Generale di Aspen Institute Italia, del Consiglio di Amministrazione di Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) e, dal novembre 2018, del Consiglio di Amministrazione dell’Università Bocconi.

L’elezione rispecchia il vantaggio, già stimato alla vigilia dell’elezione, del numero uno di Assolombarda, che ha prevalso su Licia Mattioli, vicepresidente per l’Internazionalizzazione. La competizione si era ridotta a una corsa a due dopo il passo indietro dell’industriale bresciano Giuseppe Pasini. “Non è il momento di gioire – sono state le prime parole di Bonomi a margine dell’elezione al Consiglio generale – Dobbiamo metterci immediatamente in condizioni operative tali per affrontare con massima chiarezza ed energia la sfida tremenda che è davanti a noi: continuare a portare la posizione di Confindustria su tutti i tavolo necessari rispetto a una classe politica che mi sembra molto smarrita in questo momento, che non ha idea della strada che deve percorrere il nostro Paese”. Per il neoeletto presidente di Confindustria, è necessario “riaprire le produzioni ma evitare seconda ondata contagio. La voragine del Pil è tremenda, è una grande occasione per cambiare Italia. Far indebitare imprese non è la strada giusta, l’accesso alla liquidità non è immediato”.

Numerosi gli attestati di stima che hanno accompagnato la nuova designazione. “Voglio rivolgere a Carlo Bonomi i miei più sentiti auguri di buon lavoro – ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri –. La sua designazione a presidente di Confindustria arriva in uno dei momenti più ardui e impegnativi della storia italiana del dopoguerra. Le aziende e i lavoratori italiani si trovano di fronte a una sfida senza precedenti: sconfiggere il virus, proteggere la nostra capacità industriale e gestire una graduale ripresa delle attività produttive in condizioni di sicurezza”. L’augurio del presidente uscente Vincenzo Boccia è quello di dimostrarsi come il fautore “della ricostruzione dell’economia del Paese”, per la quale occorre “riscoprire i valori fondamentali dello spirito di comunità di Confindustria, se vogliamo trasferirlo al Paese con coesione, competenza e unità”. Anche il presidente dell’Associazione industriale bresciana Giuseppe Pasini si è congratulato con Bonomi, ribadendo il sostegno e la disponibilità di Aib.

L’ultima occasione in cui Carlo Bonomi è intervenuto pubblicamente è stata poco dopo la pubblicazione del decreto Cura Italia, quando ha chiesto che il governo correggesse le parti “inadeguate”, indicando in una “una grande cooperazione pubblico-privato, analoga a quella che ha fatto reggere l’Italia ai colpi durissimi del secondo conflitto mondiale, del terrorismo, dell’inflazione, del rischio di insolvibilità che ci portò alla crisi del 2011, la strada per superare gli effetti disastrosi sull’economia della pandemia da Coronavirus”. Ora, ha ribadito pochi giorni fa, in vista della Fase 2 e della ripartenza “serve un calendario di ripresa in sicurezza metodologicamente chiaro”. Bonomi ha insistito perché Confindustria sia al centro del tavolo in cui verranno prese le decisioni in merito alla prossima riapertura delle attività, sottolineando però l’urgenza di una diagnostica che consenta effettivamente di riaprire e di stabilire misure restrittive “dove servono e dove sono giustificate. Questo è il modello di riapertura in sicurezza cui dobbiamo puntare”.