L’azienda ha scelto di reagire al coronavirus con azioni immediate e dal forte impatto sulla risorsa più importante, ovvero le persone e lo staff aziendale, dagli aumenti di stipendio ai ticket babysitting

Il Pastificio Rana spa è un gruppo corteggiato da molti anni sia dai colossi dell’agroalimentare, sia dalle più grandi istituzioni finanziarie per un eventuale sbarco in Borsa. Ma la famiglia Rana, proprietaria della società, ha sempre rifiutato perché, come più volte spiegato dall’amministratore delegato Gian Luca Rana (figlio del presidente e fondatore Giovanni), “voglio essere libero anche di corrispondere premi ai miei dipendenti”. E infatti nel corso del 2019 ha versato ai suoi oltre 3mila collaboratori un bonus complessivo superiore a cinque milioni di euro.

Non è un caso, quindi, che nell’Italia colpita dall’emergenza sanitaria del Covid-19, il Pastificio Rana, nel mese di marzo 2020, sia stato il primo soggetto della filiera dell’industria alimentare ad annunciare premi, incentivi, bonus e coperture assicurative per i propri dipendenti. Certo, poi, nei giorni successivi, sono arrivati anche altri gruppi. Ma Rana ha aperto la strada, con quel piano straordinario di aumenti salariali per 2 milioni di euro, come speciale riconoscimento dell’impegno dei 700 dipendenti presenti nei cinque stabilimenti in Italia che “stanno garantendo la continuità negli approvvigionamenti alimentari”. Nel dettaglio, a partire dal 9 marzo maggiorazione dello stipendio del 25% per ogni giorno lavorato, ticket mensile straordinario di 400 euro per le spese di babysitting e polizza assicurativa a favore di tutti i dipendenti, compresi quelli in smart working, in caso di contagio da Covid-19, a integrazione del rafforzamento delle procedure di sicurezza e prevenzione già messe in atto dall’azienda.

Insomma, Rana ha scelto di reagire al Coronavirus con azioni immediate e dal forte impatto sulla risorsa più importante, ovvero le persone e lo staff aziendale. Sul filone di un mantra spesso ripetuto dall’ad Gian Luca Rana: “Da imprenditore, il grafico aziendale che mi rende più orgoglioso è quello della crescita dei dipendenti: erano 585 nel 2005, sono 3.500 a fine 2019”.

Il gruppo, un polo alimentare da quasi 800 milioni di euro di fatturato e 3.500 dipendenti in tutto il mondo, concentrati soprattutto nei cinque siti produttivi in Italia, nei due degli Stati Uniti e in quello del Belgio, non si è spaventato di fronte al virus e ha provato a dare fiducia alla sua forza lavoro, spronando poi tutta la filiera a fare altrettanto. Come per esempio esempio Nestlè Italia (500 euro lordi di bonus e integrazione al 100% dello stipendio per chi va in cassa integrazione), Mutti (+25% di retribuzione ai dipendenti), Bofrost (un milione di euro da dividere tra i 2.400 lavoratori), Granarolo (200 euro di aumento in busta paga a marzo e aprile oltre a una assicurazione sanitaria), Ferrero (750 euro lordi di bonus), Lactalis (ovvero Galbani e Parmalat, con un bonus di 250 euro), Birra Peroni (+15% in busta paga e integrazione al 100% per chi va in cassa integrazione), Spumanti Santero (2 mila euro lordi di bonus) o Amadori (bonus di 1,2 milioni di euro in buoni spesa alimentari da dividere tra tutti i dipendenti, e assicurazione sanitaria).

Il riflesso quasi pavloviano a difesa dei dipendenti nasce in Rana proprio perché “una relazione personale con ogni collaboratore è la cifra dell’azienda. Ogni dipendente”, spiegano dal gruppo, che vanta 60 anni di soria, “ha una relazione personale con la proprietà, diretta e senza intermediazioni. La cura della motivazione attraverso una partecipazione ai risultati dei singoli progetti, insieme al livello di servizi avanzati cui hanno diritto i dipendenti, rendono il lavorare in Rana percepito come una seconda famiglia. I dipendenti della prima ora (il gruppo è nato a San Giovanni Lupatoto, Verona, nel 1962, ndr) presentano in azienda i propri figli e in qualche caso anche i propri nipoti. L’obiettivo della gestione delle risorse umane è avere collaboratori che lavorino con gioia e passione. I rapporti interpersonali sono quelli di una famiglia e non quelli di una grande azienda. La metafora della famiglia trascina i valori fondanti propri di tale nucleo che sono: amore, etica e perseveranza. A differenza di tantissime aziende moderne, Rana non cerca geni o super talenti, ma persone normali che siano entusiaste e lavorino con passione. Rana non cerca persone preparate da motivare, ma persone motivate da ispirare”.