La ricetta del successo spiegata da una ricerca dell’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano, di cui Experis è Sponsor

Avere un’organizzazione agile, capace di sfruttare le opportunità del digitale, fa la differenza in termini di capacità di reazione all’emergenza. A segnalarlo sono i risultati della ricerca 2020 dell’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano, di cui Experis, brand di ManpowerGroup, è sostenitore. I dati, presentati durante il convegno online “Agili e connessi: modelli organizzativi e sfide HR per una nuova normalità” mettono in evidenza come mediamente, a causa dell’emergenza Covid-19, il 95% delle aziende ha dovuto introdurre nuovi strumenti digitali a supporto di almeno un processo HR. Con un ma. Le imprese agili hanno avuto meno necessità di implementare nuovi strumenti tecnologici. In particolare, il 66% delle organizzazioni agili ha dichiarato di essersi ritrovato “pienamente preparato”, contro il 35% delle imprese tradizionali.

Ma questa accelerazione digitale quali effetti ha avuto? Per il 74% delle organizzazioni agili l’impatto è stato positivo sulle attività di engagement, per il 57% sulla comunicazione interna e per il 51% sulle attività di formazione e sviluppo. Percentuali in calo nelle organizzazioni tradizionali. “L’emergenza sanitaria – spiegano dal Politecnico – ha portato a rivedere le priorità di investimento nel digitale, con una contrazione complessiva degli investimenti, ma le organizzazioni agili sono più positive: quasi metà (48%) ha aumentato gli investimenti rispetto al 39% delle tradizionali”. Se si guarda al benessere del personale, le organizzazioni agili sono state più attente a monitorare gli aspetti psicologici. Tra questi lo stato d’animo e la salute dei dipendenti (il 51% rispetto al 32% delle imprese tradizionali), oltre all’attenzione per i momenti di condivisione non necessariamente legati alle attività lavorative (54% rispetto al 35%). Le aziende agili hanno poi avuto cura di fornire più spesso delle tradizionali un supporto psicologico ai lavoratori (40% rispetto al 33%). In questo senso si spiega anche  il maggior livello di engagement dei “lavoratori agili” che aumenta del 25% rispetto ai contesti tradizionali.

HR&Tech

L’attenzione alla trasformazione digitale è stata anche al centro dell’intervento di Ivan Fadini, Business Innovation Director di ManpowerGroup, che ha spiegato come l’intelligenza artificiale e i chatbot a supporto del processo di selezione e onboarding siano una risorsa per chi si occupa di Hr. “Si tratta di tecnologie – ha spiegato – innovative che permettono di raccogliere dati e informazioni sulle competenze e sulle performance dei lavoratori. Parliamo di strumenti preziosi per migliorare la qualità di ogni attività”. Sia che si tratti di recruitment dei candidati, di gestione dei dipendenti, di formazione o di reskilling e upskilling.

Tanto che nell’indagine del Politecnico si evidenzia come nelle organizzazioni agili siano in forte aumento proprio i programmi di upskilling delle competenze digitali e il digital reskilling per formare i lavoratori alle nuove competenze digitali. Ecco spiegato il moltiplicarsi di corsi di formazione specifici per sviluppare competenze digitali “hard” (53%) e di iniziative per diffondere cultura e conoscenza riguardo il digitale coinvolgendo le persone in percorsi di innovazione (53%). In breve molte organizzazioni stanno sperimentando l’utilizzo di analytics e algoritmi di intelligenza artificiale per la ricerca dei candidati. Per fare un esempio concreto, in Experis è stato sviluppato un assistente virtuale, lo Smart Recruiter, che utilizzando algoritmi imbastisce “conversazioni naturali, fluide, umanizzate e interamente user-driven, sfruttando meccanismi di memoria conversazionale avanzati e strumenti di analisi semantica evoluti per gestire dialoghi complessi”.