Secondo un’indagine di Randstad N.V., The Adecco Group e ManpowerGroup, il 99% delle imprese ha adottato protocolli per il rientro. Ma il 64% ha ancora difficoltà a reperire dispostivi di protezione individuale.

Le aziende ripartono in sicurezza, ma continua a esserci un problema di mascherine. Nella fase 2 il 99% delle imprese ha adottato protocolli di tutela per il coronavirus, dal mantenimento della distanza di sicurezza agli ingressi contingentati nei luoghi di lavoro. Sei su dieci (64%), però, faticano ancora a recuperare dispositivi di protezione individuale, oltre a riscontrare un generale aumento costi.

L’indagine

È quanto emerge dall’indagine lampo realizzata da Randstad N.V., The Adecco Group e ManpowerGroup tra il 17 e 21 giugno, che ha coinvolto oltre 1000 imprese di diversi settori. Dopo aver promosso un’alleanza per favorire il rientro al lavoro in sicurezza post lockdown attraverso la condivisione di buone pratiche, le tre aziende leader nel settore delle risorse umane restituiscono adesso una fotografia della ripartenza del Paese.

Dai dati dell’indagine emerge che, nonostante la crisi economica in corso, il 79% delle aziende italiane ha ripreso completamente le attività dopo il 4 maggio, e lo ha fatto adeguandosi alle regole di sicurezza richieste per evitare una seconda diffusione del virus. Solo l’1% riporta di non aver adottato alcun protocollo di sicurezza Covid-19. “Ci troviamo in un periodo storico molto delicato, sia a livello economico che sociale – spiega Andrea Malacrida, Country Manager The Adecco Group in Italia –. Tutte le aziende del Paese si stanno confrontando con la nuova normalità imposta dalle misure di contenimento e stabilizzazione dell’emergenza. Si tratta di un grande esercizio di adattamento a condizioni impreviste e in parte ancora imprevedibili. Crediamo, tuttavia, che questo sforzo non debba ricadere solo su imprenditori e lavoratori ma sull’intero sistema Paese per poter garantire, ad esempio, la piena disponibilità di dispositivi di protezione individuale. I prossimi mesi saranno decisivi”.

Protocolli e mascherine

Tra le aziende che hanno riorganizzato il proprio lavoro, il 46% ha optato per un protocollo aziendale, soprattutto nel Sud Italia (sei imprese su dieci), mentre il 39% ha scelto un protocollo nazionale. In misura minore sono stati adottati protocolli di settore (7%), territoriale (5%) o altre procedure (1%). Non mancano però le difficoltà: il 64% delle aziende afferma di riscontrare ancora problemi a reperire mascherine e guanti. Non solo, ma oltre la metà delle imprese riporta un aumento significativo dei costi dovuti all’adeguamento alle disposizioni di sicurezza. Problemi che riguardano in particolare le aziende dell’industria e del Sud Italia, mentre le grandi aziende possono contare su capacità di approvvigionamento migliori.

“Dalla ricerca emerge che la quasi totalità delle aziende e dei lavoratori hanno dimostrato di essere pronti e determinati a ripartire in piena sicurezza, nonostante si siano dovuti affrontare aumenti di costi e difficoltà nel reperire DPI”, commenta Riccardo Barberis, amministratore delegato di ManpowerGroup in Italia, che guardando ai mesi post Covid-19 auspica anche una maggiore “flessibilità, accompagnata da un’accelerazione delle politiche attive”. Proprio perché, una volta ristabilita la situazione all’interno dei posti di lavoro, sarà “fondamentale garantire la continuità occupazionale – continua Barberis –. In questo scenario il contributo delle agenzie per il lavoro può giocare un ruolo decisivo, accompagnando i lavoratori in un ritorno al lavoro in piena salute e sicurezza, con piani di formazione dedicata, forme contrattuali tutelanti per il lavoratore e più welfare aggiuntivo”.

Formazione sulla sicurezza

Non basta infatti adottare protocolli ma è necessario che i lavoratori conoscano nel dettaglio le regole. Tuttavia, stando all’indagine, sul lato formazione la situazione è abbastanza buona: il 69% delle aziende italiane dichiara di aver introdotto piani di formazione specifici per la sicurezza Covid19. Le risposte fanno quindi ben sperare su una corretta gestione delle attività anche nei prossimi mesi: “I dati emersi dalla survey rilevano che, con la progressiva ripartenza, le aziende stanno riorganizzando il lavoro seguendo le disposizioni del Governo in modo da istruire i lavoratori con una formazione dedicata ai comportamenti corretti per operare in sicurezza – dice Marco Ceresa, ad di Randstad Italia –. Le imprese stanno investendo in modo importante per tutelare i lavoratori e necessitano, quindi, di un’agilità organizzativa per ripartire con rapidità e garantire continuità alle azioni cautelative intraprese al fine di mantenere i corretti comportamenti. Diventa, quindi, fondamentale snellire gli assetti regolatori relativi ai contratti flessibili, al fine di sostenere il mercato nella ripartenza, in un contesto in cui le aziende hanno difficoltà a prevedere e pianificare le attività oltre il breve periodo”.