Ovvero come provare a capitalizzare il buono che c’è anche persino in una quarantena

Non so voi, ma a me, sarà stato per via della quarantena oppure per l’ennesima profezia inesorabilmente “ciccata” dai Maya, l’arrivo di quest’estate non sta facendo né caldo né freddo.

Di caldo tanto avremo già l’autunno prossimo, che ci aspetta con vertenze in atto, il fantasma ciclopico delle crisi economica e la fine delle oasi di cassaintegrazione nel deserto sub sahariano di una ripresa che si preannuncia affannosa, se vogliamo usare un eufemismo. Detto ciò, per essere più realisti della realtà e discostarci dai Maya, a che serve passare questi mesi in canotta con i piedi nella catinella e con il cocomero in mano lamentandoci della sorte avversa, che da un progetto di tarallucci e vino ci ha costretto a lockdown e mascherina?

Il mio consiglio per l’estate è dunque il seguente: “Ormai è capitato e la reattività non è applicabile al destino e agli eventi per cui facciamocene una ragione e capitalizziamo il buono che c’è persino in una quarantena”.

Dovremo affrontare una cura dimagrante, sia come aziende che come lavoratori, famiglie e persone. Facciamo in modo che almeno ci sia utile, ovvero prepariamoci prima per poterla sopportare e non subire, per non vederla solo come ostacolo insormontabile, ma come volano per ripartire.

Per non cadere nella retorica del classico motivatore aziendale o aziendalista, con frasi facili a dirsi ma  difficili poi da applicarsi, tipo “siate voi i protagonisti del cambiamento”, piuttosto che “surfate sull’onda della crisi”, propongo tre semplici, ma, a mio avviso, pratici punti di riferimento da cui partire.

  1. Senso della Collettività, ovvero senza gli altri non saremo in grado di risalire la china (spirito di squadra che includa anche i clienti).
  2. Inclusività, ovvero cercare di includere ed essere normali in questi tempi serve di più che escludere per risultare esclusivi.
  3. Il tanto vituperato Buon Senso, che però ci ha permesso di affrontare una pandemia epocale, uscirne feriti ma non sconfitti, e avere l’opportunità di imparare dagli errori fatti per poterne arginare le potenziali recrudescenze.

Se al tutto si aggiungesse un pizzico di autostima (personale e aziendale) e un poco di patria appartenenza (noi non siamo solo bandiere sui Balconi, ma anche ricerca che, molto probabilmente, porterà a un vaccino che in parte nasce a Pomezia cioè in Italia).

Ripartiamo, per una volta, applicando le regole, anche se non le condividiamo pienamente, mettendole alla prova. Saremo poi in tempo a cambiarle se non funzionano, ma dobbiamo dare fiducia in un clima emergenziale, altrimenti non è servito a nulla agire con la cautela dei medici dentisti degli anni 70 che in un loro slogan dicevano: “Prevenire è meglio che curare”. Se possibile interpretiamo prima di contestare. Per esempio il distanziamento sociale potrebbe rendersi necessario per altri mesi ancora, e allora invece di trasgredirlo, ignorarlo o contestarlo, cerchiamo di renderlo Distanziamento Socievole, ovvero cambiamo il nostro modo di approcciare un cliente. Così per esempio, se sei un ristoratore che riapre cerca di puntare più sulla familiarità del servizio che sulla lista vini, cerca di impiattare tutta la  tua passione, insieme alla ricercatezza della ricetta e alla genuinità degli ingredienti (che spesso per via del prezzo e delle aspettative create dai Cooking shows ormai si danno per scontati). Sarebbero tutti elementi in più, fuori dal menù per cui non presentabili o “vendibili”, ma farebbero sicuramente la differenza per favorire l’accoglienza di clienti a oggi nuovamente autorizzati a entrare, ma ancora incerti e spaventati nel farlo. Sarà un’estate difficile, ma per far sì che non sia un’estate inutile e che non vanifichi i sacrifici fatti in primavera, cerchiamo di applicare una frase apparsa  su un muro di Milano più o meno un anno fa in occasione del Salone del Mobile 2019: “Se non riesci ad uscire dal tunnel, arredalo”. Ovvero nell’attesa che passi, mettiamoci comodi e rimbocchiamoci le maniche dato che  il meglio deve ancora arrivare, e quando dipende anche da noi.